lunedì 20 febbraio 2017

LiveWine 2017: la straordinaria varietà dei vini naturali!


Ieri sono stato al LiveWine di Milano, il Salone Internazione del vino artigianale, anche detto "naturale". Ma cos'è questo vino naturale tanto di moda di questi tempi?
Per spiegare come la penso, voglio fare un piccolo esperimento.
Vi farò 5 domande, che contemplano alternative semplici.

  1. Preferite guardare un incontro di Wrestling o un match di boxe?
  2. Preferite un mobile fatto su misura dalla ditta Fumagalli di Lissone o un Pax dell'Ikea?
  3. Preferite mangiare un mango che viene dal sudamerica, a dicembre, o delle fragole, raccolte nel giardino di casa, a maggio?
  4. Preferite vivere tra le fabbriche che scaricano rifiuti nel fiume Lambro, o in un paesino in una valle incontaminata della Sila?
  5. Preferite una rosa cresciuta spontaneamente, ai bordi di un bosco, o quella venduta ad un euro dal cingalese il sabato sera?
Non credo che ci siano grandi dubbi sulle risposte che avrete dato, e non perchè le domande fossero di per sè suggestive... Spesso, però, il Wresling è molto più divertente della boxe; tutti riteniamo che valga la pena comprare i mobili da Ikea; fa molto cool mangiare il mango a Natale, mentre quasi nessuno ha le fragole in giardino... Ancora, la valle del Lambro sarà triste e inquinata, ma è uno dei luoghi dove c'è il pil pro-capite più alto in Italia, oltre a tutti i comfort ed i servizi della Brianza e di Milano, mentre vivere sulla Sila può significare vivere isolati e senza lavoro... Anche la rosa selvatica sarà pure romantica, ma è rara, spesso poco rigogliosa e poco profumata...
Ciò nonostante, credo che chiunque, sulla carta, preferisca le cose autentiche, fatte su misura, da un artigiano, legate alla stagionalità ed alla tradizione di un territorio, non inquinate, rispettose della natura! E le preferisca anche a costo di sopportare qualche piccola imperfezione, di pagarle qualcosa di più, di avere qualche scomodità in più e di dover attendere un po' di più per ottenerle.

Ecco, il vino naturale è esattamente questo! E' un vino che proviene da vigneti veramente vocati per la coltivazione della vite, anche se impervi e coltivabili solo a mano; è un vino fatto coi vitigni tipici del territorio; è un vino che proviene da viti coltivate con metodo biologico, o addirittura biodinamico, a prescindere dalle formali certificazioni; è un vino fatto in modo artigianale, senza alcun additivo chimico (compresi i solfiti), utilizzando meno tecnologia possibile, che fermenta spontaneamente, utilizzando i lieviti autoctoni presenti sulla buccia dell'uva e nella cantina; è un vino che attende pazientemente prima di essere commercializzato, anche per anni, se l'artigiano che lo produce sa che potrà dare il meglio di sè solo dopo aver riposato per il tempo necessario, nel materiale che meno alteri le caratteristiche del vigneto.

Il punto, allora, è questo: se un vino naturale è tutto questo, ma poi non appaga il sorso, il discorso è affascinante, ma lascia un po' il tempo che trova... Se, però, consente anche di far esprimere ai vitigni caratteristiche che nei vini "industriali" non emergono, o comunque favorisce una maggiore differenziazione di colori, profumi e sapori nei vini, e magari costa solo poco di più rispetto ai colleghi della GDO, abbiamo davvero trovato il "VINO GIUSTO" che cercavamo!

Tornando al LiveWine 2017, posso senza retorica affermare che la maggior parte dei vini era di quest'ultima categoria. Mi soffermerò in separati post su singole bottiglie o cantine, ma qui voglio fare una rapidissima carrellata (assolutamente non esaustiva) per dare un'idea della straordinaria varietà che abbiamo avuto la fortuna di assaggiare (con i miei compagni di bevute Pax, Tommy e Simone, che ringrazio per la pazienza e la fiducia riservatemi!).

Dopo un assaggio al curioso sidro di Fremont Julien, siamo partiti dal Prosecco Colfondo di Mongarda, davvero interessante (e per noi decisamente più equilibrato rispetto a quello di Casa Belfi), per passare ai vini molto freschi e verticali de Il Pendio (Franciacorta) ed a quelli più complessi (forse troppo) di Casa Caterina, di cui abbiamo apprezzato molto il "36" e un po' meno le versioni con oltre 10 anni sur lies. Sulle bollicine, però, diamo atto che nessuno ha retto il confronto con lo Champagne di Francis Boulard, del quale abbiamo trovato semplicemente perfetto il blend "base", se così si può chiamare, e forse un po' troppo complessa la versione con chardonnay in purezza.
Venendo ai bianchi (rectius "orange", ossia bianchi vinificati come fossero rossi, con macerazione a contatto con le bucce), abbiamo sfruttato l'occasione di assaggiare, uno a fianco all'altro, i più grandi produttori del Carso (tranne l'assente Gravner), ossia Podversic, Zidarich, Radikon, Terpin e Princic. Il livello è stato altissimo e mi ha stupito la grande varietà di colori e sapori, nonostante fossero tutte cantine con filosofie, terreni e vitigni molto simili. I miei preferiti sono stati il Nekaj (tokaj) e la Ribolla Gialla di Damjan Podversic, semplicemente straordinari! Una menzione speciale va anche a tre orange wine outsider, ossia al profumatissimo Fiano di Avellino di Pierluigi Zampaglione, al pinot grigio di Foradori (leader per i suoi Teroldego) e soprattutto al Vej di Podere Pradarolo (Parma), da uve malvasia di candia, che ci ha stregato con piacevolissimi sentori agrumati.
Anche tra i bianchi (in questo caso non macerati sulle bucce), però, temo che lo scettro debba essere assegnato all'estero, ossia al Riesling della Mosella, di Molitor Rosenkreuz, che ha proposto una piccola verticale con l'ultima annata, 2015, molto profumata e beverina, seguita da due annate storiche, ossia 2001 e 1999, nelle quali il tipico affascinante sentore di idrocarburi la faceva da padrone!
Venendo ai rossi, la corona è senz'altro da assegnare al Barbaresco 2013 di Cascina Roccalini. vino dall'eleganza straordinaria! Molto interessanti anche alcune versioni di aglianico, come il Pian del Moro di Musto Carmelitano, con quel passaggio in legno che lo ha reso, a nostro avviso, ancora più equilibrato rispetto al comunque ottimo "Serra del Prete", che fa solo acciaio e cemento. Passando dal Vulture al Taurasi, le tre versioni de Il Cancelliere ci sono piaciute tutte, proprio per le loro differenze, anche se, nel caso specifico, abbiamo addirittura preferito l'intermedio "Gioviano" 2013, già perfettamente pronto, al "Nero Nè" 2011, che, pur mostrando la stoffa del grande vino, credo dovrà ancora smussare un po' i tannini riposando qualche altro anno in bottiglia. Unica delusione, nostro malgrado, il Magma di Frank Carnelissen, genio belga prestato al nerello mascalese etneo, che è stato presentato nell'annata 2015, ancora non sul mercato, e dal quale ci aspettavamo decisamente di più (anche perchè si tratta di un vino che può costare oltre 100 euro la bottiglia...).
Menzione speciale e premio alla carriera al Montepulciano d'Abruzzo di Emidio Pepe, proposto nelle versioni 2013, 2007 e 2001 (se non sbaglio). Un vino puro! Che affina al 100% in cemento vetrificato e che migliora sempre, anno dopo anno...
Dulcis in fundo... I passiti!
C'era davvero una vastissima scelta e ci eravamo tenuti un po' di risorse per poterceli godere dopo la maratona di cui sopra! Debbo dire che alcune malvasie delle lipari ed il Greco di Bianco di Lucà non mi hanno comunicato quel quid in più che mi aspettavo, mentre meritevoli di menzione ci sono la versione passita della malvasia di candia di Podere Pradarolo e, soprattutto, il Sol di Ezio Cerruti (piccolo produttore che coltiva solo ed esclusivamente uve moscato) la cui vena acida lo ha reso il nostro preferito!
Tra gli italiani, si intende... Perchè anche qui, ahi noi, i sauternes erano quasi fuori concorso! Quelli di Roussey Peraguey, in particolare, ci hanno veramente stregato!

In conclusione, come dicevo nell'introduzione, abbiamo bevuto decine di vini uno diverso dall'altro, molti dei quali anche molto più buoni rispetto ai pari prezzo "industriali" e, soprattutto, non abbiamo avuto il minimo giramento di testa, nè mal di testa!
Questa storia dei solfiti deve essere vera!
Lunga vita ai vini naturali! E chi torna più a bere gli altri vini adesso?!

mercoledì 8 febbraio 2017

Trentino Marzemino doc - 2014 - Marco Tonini


Degustazione del 4 febbraio 2017

  1. GUSTO: 7
    continuiamo con la rassegna dei vini rossi "quotidiani". Questo Marzemino è proprio quello che ci si aspetta dalla denominazione. Rosso rubino carico, profumi di frutta rossa croccante, in bocca fresco, immediato e beverino. La bassa gradazione, la giusta acidità e un accenno iniziale di tannino, lo rendono un vino davvero duttile per i piatti di tutti i giorni.
  2. FAIRNESS: 7,5
    piccolissima (4ha) e giovane realtà della Vallagarina, dove il marzemino trova il suo terroir naturale. Una famiglia di viticoltori che, dal 2013, ha deciso di vinificare in proprio le uve di proprietà. Apprezzabile la scelta di dedicarsi esclusivamente a questo rosso giovane da uve marzemino e ad un più raffinato spumante metodo classico "dosaggio zero"! Anche la certificazione biologica è indice di qualità e rispetto per l'ambiente.
  3. OCCASIONE: 6,5
    è un sabato pomeriggio uggioso, il bimbo è un po' annoiato e mio fratello passa a trovarci con le sue bimbe. Mentre i piccoli smonellano per casa, faccio un salto in cantina e apro questa bottiglia, per accompagnare due chiacchiere con mio fratello. Quel poco che è avanzato, l'ho consumato molto volentieri durante la cena. Insomma, la giusta fine di questo ottimo "vino quotidiano"!
  4. ACQUISTO: 7
    il vino mi è stato regalato dal compagno di bevute Matteo, il quale è un assiduo frequentatore delle montagne Trentine. Il prodotto è talmente di nicchia che sono sicuro che Teo lo abbia scovato in qualche degustazione di vini locali!
  5. PREZZO: N.D.
    non so quanto abbia pagato la bottiglia, nè ho trovato indicazioni online. Se dovessi azzardare un prezzo equo, alla cieca, mi orienterei intorno agli 8-10 euro
VOTO MEDIO: 7

sabato 21 gennaio 2017

SPECIAL EDITION - Consorzio Terre Lariane (degustazione AIS Lecco)


Si è appena conclusa a Garbagnate Monastero la serata di degustazione organizzata da AIS Lecco.
Senz'altro il clou della serata erano i banchi di assaggio di ben 11 cantine (su 16 totali) consociate del Consorzio Terre Lariane.
Un'occasione ghiotta per saggiare lo stato dell'arte della neonata IGT.
Iniziamo con una premessa: negli ultimi decenni il vino del territorio lariano è stato poco più che contadino (e non pensate ai cd. "vini naturali" molto in voga di recente)... Numeri piccoli, scarsa qualità, scarsissima personalità e riconoscibilità.
Montevecchia è sempre stata una piccola eccezione, nonostante non sia nemmeno lei mai riuscita a fare un vero salto di qualità.
Questo consorzio (e la relativa IGT) è un indispensabile punto di (re-)inizio indispensabile e sta già dando buoni frutti!
La maggior parte delle aziende sono ancora molto piccole ed alle primissime vendemmie, ma è evidente il tentativo di puntare sempre più sulla qualità e, soprattutto, di iniziare a fare in qualche modo squadra, unico sistema per poter sperare di sopravvivere nella spietata realtà enologica attuale.
Se penso a tantissime DOC che potrebbero e dovrebbero essere soppresse, ritengo invece che questa IGT sia invece un soggetto destinato a crescere e che potrà fare solo bene a tutte le aziende della zona.
Venendo ai vini, nonostante non vi sia un vitigno autoctono (tranne forse la Verdesa, usata in percentuali minime), nè una tipologia di vino comune a tutte le cantine, ho notato che il vitigno che fa da fil rouge è il buon vecchio merlot, spesso proposto in una versione base vinificata in acciaio ed in una vinificata in barrique (con le dovute aggiunte di altri vitigni alla bisogna, ed in particolare del syrah).
Il mio sogno, però, è che, sull'esempio riuscitissimo di La Costa, si possano scoprire i luoghi, i modi ed i cloni migliori per coltivare un pinot nero di qualità, da vinificare in rosso!
Passando agli assaggi, tante realtà sono senz'altro ancora dei work in progress, sia per le tecniche di coltivazione e di vinificazione, sia perchè hanno viti ancora molto giovani.
Ho assaggiato comunque molti vini di buon livello, solo un paio di vini "vecchio stampo", nel senso negativo del termine, e confermo che, a parte l'outsider Bornò di Tre Noci (meglio il 2013 con barrique usate, rispetto al 2014 che ha preso, a mio avviso, troppo legno), la cantina che sta tracciando la strada della qualità è La Costa.
In attesa del San Giobbe 2015 (pinot nero in purezza), in uscita tra un paio di mesi, ho molto apprezzato il Seriz 2013 (merlot e syrah) ed anche il Solesta 2013 (riesling renano 85% e incorcio manzoni 15%).
Questi tre vini, a mio giudizio, dovrebbero essere il benchmark per tutte le altre aziende, le quali hanno la prova che, lavorando bene, questi terreni hanno davvero qualcosa da dare!
In bocca al lupo a tutti e complimenti per il lavoro che state facendo!
Prima di concludere, però, vorrei fare una rapida menzione di alcuni degli altri vini in degustazione (45 in tutto).
Piacevolissima sorpresa il Prosecco "Col Fondo" di Bele Casel! Credo che l'unica via di salvezza per la denominazione (dal 2016 spumante più venduto al mondo!!) sia quella di tornare alle origini... Questo metodo ancestrale (rifermentazione in bottiglia coi lieviti della prima fermentazione, senza degorgement) mi è piaciuto tanto. Urge approfondire l'argomento!
Ottimo anche il Franciacorta Extra Brut di Faccoli, uno dei grandi nomi della Franciacorta di qualità: vino strutturato, ricco e maturo.
Tra i bianchi fermi, ho apprezzato il profumatissimo Falerio Pecorino di Pantaleone 2015, mentre mi aspettavo di più dai vini francesi in degustazione...
Quanto ai rossi, ho apprezzato la spiccata personalità dell'Etna Rosso 2013 de I custodi dell'Etna e di un altro vino, chicca della serata, il Piedirosso dell'azienda Agnanum, una piccola realtà napoletana che ha valorizzato questo raro (per me era una "prima volta"!) vitigno autoctono. Un vino davvero particolare, con una certa aromaticità e piacevoli sentori di spezie e liquirizia... tutto da scoprire!

martedì 27 dicembre 2016

SPECIAL EDITION - Natale 2016




Le cene di Natale nella mia famiglia hanno come protagonista assoluto il vino!
C'è chi pensa a preziosi antipasti, chi prepara il brodo per i cappelletti, chi il cappone ed altri tipi di carne e... poi c'è lo zio Anto che porta il vino!
E' qui che tutto ebbe inizio, sin da quando ero bambino...
Lo zio beve solo vino top, ed è molto generoso! Forse è un po' troppo "Langhe-oriented", ma del resto... come dargli torto!
Un'altra regola della cena di Natale è che si aprono bottiglie a profusione, senza troppa attenzione alla gradazione, all'abbinamento cibo-vino, all'annata... Insomma: il cuore comanda sul cervello!
Quest'anno siamo rimasti sui soliti alti livelli.
Io mi sono permesso di far assaggiare allo zio (e a tutta la nutrita schiera di parenti) un caro amico di questo blog, un BARBACARLO 1996: come al solito era diverso da tutte le altre annate già degustate. Ci ha messo una mezz'ora ad aprirsi, ma poi ha saputo emoziare. Ho percepito un gradevole sentore di eucalipto ed in generale delle note balsamiche, forse comparse proprio nei lunghi anni trascorsi in bottiglia. In proporzione, mi pareva già pienamente maturo dopo 20 anni, mentre dopo la degustazione dell'annata 1976 avrei pensato di trovarlo ancora più vispo.
Poi siamo passati direttamente al BAROLO - VIGNA MADONNA ASSUNTA 2004, riserva 10 anni, magnum, di Rocche dei Manzoni. Come vuole la tradizione (sin dai tempi di Cana!), è meglio servire il vino migliore prima possibile, così da poterlo gustare appieno. Siamo davanti ad una superstar! Una bottiglia, per intenderci, che può anche superare le tre cifre di prezzo (figuratevi se magnum!). Questa cantina, per chi non la conoscesse, è una delle realtà più all'avanguardia delle Langhe. Quanto ai baroli, oltre al "base", frutto di un blend tra diverse vigne, ci sono alcuni cru, ognuno con le sue peculiarità. La vigna "Madonna assunta" è l'ultima arrivata nell'azienda (prima vendemmia 1999) ed è quella considerata più vocata. Anche la tecnica di produzione, poi, con 3 anni di barrique e ben 7 anni di affinamento in bottiglia prima della commercializzazione, rendono il vino da lei prodotto il fiore all'occhiello della cantina. La cena di Natale non è il momento ideale per una degustazione tecnica, ma abbiamo apprezzato i profumi speziati e soprattutto la grande complessità ed evoluzione dopo ogni sorso nel bicchiere. Peccato che la bottiglia sia durata un'ora a dir tanto!
Per accompagnare la carne, lo zio mi aveva conservato un ultimo assaggio dell'INFERNO 1993 di Nera, aperto qualche ora prima durante il pranzo, a mio giudizio già fin troppo maturo.
Poi abbiamo assaggiato la BARBERA GALLINA 2011 di La Spinetta (dai profumi di frutta rossa ed un tannino molto più pronunciato rispetto ai colleghi bevuti fino a quel momento) ed un TAURASI RADICE RISERVA 2008 di Mastroberardino, che mi ha stupito per la morbidezza e la piacevolezza, caratteristiche non scontate nei vini a base aglianico.
Infine, come brindisi finale in compagnia, abbiamo aperto un'altra eccellenza langarola, ossia il VALENTINO BRUT ZERO' RISERVA 2004 (pure magnum), sempre di Rocche dei Manzoni. L'importanza di questa etichetta è notevole, essendo considerata un'apripista per la produzione di metodo classico a base chardonnay nelle Langhe. Si tratta in particolare, di un pas dosè, affinato per almeno 5 anni sui lieviti! All'assaggio è stato davvero una goduria! Il mix tra la morbidezza del vitigno, il trascorrere del tempo sui lieviti e l'assenza di zuccheri aggiunti ne fanno un vino complesso elegante e assolutamente non banale, senza però rinunciare alla giusta freschezza. Uno dei miei metodo classico preferiti in assoluto, anche per l'ottimo rapporto qualità prezzo (20€ a bottiglia circa).
Buone Feste a tutti e... aprite tanto vino di qualità!


mercoledì 21 dicembre 2016

Barolo - Bricco Chiesa - 2008 - Azienda Agricola Alessandria Silvio


Degustazione del 18 dicembre 2016, a cena con amici

  1. GUSTO: 9
    Ogni volta che bevo il Barolo di Alessandria Silvio (e anche il suo Recò), di cui nessuna guida e pressochè nessun addetto ai lavori parla, mi viene un dubbio atavico: o io non ci capisco proprio nulla di vino, o le guide e i vari esperti che scrivono online non sono in grado di scovare tutte le eccellenze del nostro meraviglioso panorama vitivinicolo. E ciò perchè questo vino è, a giudizio mio e di quasi tutti i miei abituali compagni di bevute, uno dei vini più buoni mai assaggiati! Elegante, morbido, equilibrato, di facilissima beva, ma al tempo stesso corposo e complesso, con profumi e sapori intensi e variegati, già perfettamente pronto da bere dopo pochi anni dalla vendemmia, ma capace di invecchiare diversi anni... Insomma, un barolo pressochè perfetto! Ed il problema di scarsa fama di cui parlavo prima diventa insormontabile se si pensa che una bottiglia viene venduta a non più di 20 €! La risposta che mi sono dato è che il sig. Alessandria ha una tale dignità da produrre un vino straordinario, nella zona più importante della viticoltura italiana, senza cadere nella tentazione di piegarsi alle politiche di mercato. Per quel che vale, noi apprezziamo molto!
  2. FAIRNESS: 8
    come dicevo prima, si sa davvero poco su Alessandria Silvio. Quando l'ho conosciuto, nel 2013, mi è parso un uomo umile, solare, accogliente e appassionato del proprio lavoro di contadino, ma anche della vita! La sua cantina è molto piccola (3ha di vigne) e produce i classici vini della zona. Una menzione va alla vigna Bricco Chiesa, posta proprio in prossimità della cantina, nel Comune di La Morra, con viti di circa 60 anni, orientata a sud, che pare essere una delle sottozone più vocate per la produzione di barolo. Anche il metodo di produzione del vino, infine, è fortemente ancorato alla tradizione ed al rispetto per la terra.
  3. OCCASIONE: 8
    una piacevole festa di Natale a casa mia, con un gruppo di amici veri (e relativi marmocchi)!
  4. ACQUISTO: 9
    bottiglia acquistata direttamente in cantina, nel 2013, da mio cognato. Quel giorno, dopo una deludente gita a Marchesi di Barolo, il buon Pax ci ha consigliato una piccola cantina nella quale era stato con altri amici. Senza nemmeno preannunciare il nostro arrivo, di domenica pomeriggio, il sig. Alessandria ci ha ricevuti con estrema cordialità e ci ha mostrato il mondo delle Langhe dalla prospettiva opposta rispetto al gonfiato big dal quale venivamo. Da quel giorno ho capito che le piccole realtà hanno molto di più da dare che le grandi aziende. In un certo senso, involontariamente, da lì è nato "Il vino giusto"!
  5. PREZZO: 9,5
    ho già detto sopra che, in cantina, l'annata più giovane viene via a 15-20 euro! Credo sia il vino con il miglior rapporto qualità prezzo che abbia mai bevuto!
VOTO MEDIO: 8,7

martedì 13 dicembre 2016

Oltrepo Pavese doc - Barbacarlo - 1976 - Az. Agricola Barbacarlo di Lino Maga


Degustazione del 10 dicembre 2016 con Teo


  1. GUSTO: 8
    Avete letto bene, si tratta di un vino del 1976! Dare un giudizio numerico, in casi come questo, credo sia oggettivamente impossibile. Da un lato avrei dovuto assegnare un voto tendente a infinito per l'emozione che ci ha suscitato trovare un vino di quella età ancora così in forma. Se volessi provare a dare qualche giudizio tecnico, il colore (lo si vede dal video e dalla foto), di certo non più impenetrabile come in gioventù, manteneva una tinta granata con riflessi rubino (mai me lo sarei aspettato dopo 40 anni!). Al naso, anche qui, non c'era particolare intensità, ma piacevoli sentori di spezie, liquirizia e, dopo un po' di ossigenazione, una piacevole nota eterea, questa sì più in linea con i grandi vini che hanno riposato tanti anni in bottiglia. L'assaggio ha confermato queste premesse: un vino innanzitutto ancora perfettamente integro, dall'equilibrio impeccabile, con tannini ormai molto levigati e un residuo di freschezza (acidità) che ne ha comportato una bevibilità immediata (la bottiglia è durata, purtoppo, solo una mezz'ora!). E pensare che Lino Maga mi aveva detto di aver conservato la bottiglia "in vetrina", in piedi, e che il 1976 non è stata una grande annata!!
  2. FAIRNESS: 9
    la cantina Barbacarlo è ormai un cult, così come lo è il proprietario, il comm. Lino Maga! Occorrerebbero molte parole per descriverlo (vi invito a guardare qualche video su youtube che già rende l'idea), ma quel che si può dire è che la sua politica è semplicissima: la sua famiglia possedeva una collina posta in Broni, con un'orientamento, un terreno e delle caratteristiche pedo-climatiche eccellenti per produrre le uve "autoctone" del territorio (croatina, uva rara, ughetta). Lui si limita, come hanno fatto i suoi avi, a far esprimere alla natura, di anno in anno, il massimo possibile. Ma ciò senza imbrogli, senza sofisticazioni, senza tecnologie! Il vigneto è coltivato con vitigni misti, tutte le fasi della vinificazione rispettano le antiche tradizioni del calendario lunare, i lieviti sono autoctoni, la botte per l'affinamento è di medio grandi dimensioni, ha subito diversi passaggi e viene utilizzata per pochi mesi (fino alla primavera dell'anno successivo alla vendemmia). Insomma, un produttore (e un prodotto) sincero, che incarna perfettamente il suo territorio!
  3. OCCASIONE: 7,5
    in questo ponte dell'Immacolata abbiamo pensato di iniziare con gli auguri natalizi con un po' di amici. Essendo appena passato il compleanno di Teo, gli ho anche consegnato la bottiglia in questione, che avevo appositamente acquistato in Oltrepo in quanto la vendemmia era quella del suo anno di nascita. E' così che lui, con mia grande approvazione, ha pensato di aprirla già in quella sede... Insomma, una piacevole serata prenatalizia con i nostri bimbi e con due illustri quarantenni ;)!
  4. ACQUISTO: 9
    come già anticipato sopra (e anche in un precedente post), ho acquistato questa ed altre bottiglie di Barbacarlo direttamente dalle mani del comm. Lino Maga, che ci ha intrattenuto con oltre un'ora di aneddoti interessanti sulla sua storia e sulla storia e le prospettive dell'enologia italiana! Sono fiero di averlo conosciuto!
  5. PREZZO: n.d. (7,5)
    avendo acquistato diverse bottiglie, con un prezzo forfait, non so davvero quanto mi sia costata questa singola bottiglia, nè lo potrei rivelare per eleganza nei confronti del mio amico. Ciò che posso dire è che questa azienda applica prezzi che prescindono da logiche di mercato. Mediamente, a seconda delle annate, il Barbacarlo si trova tra i 20 ed i 30 euro la bottiglia. Vista la peculiarità, la sicura qualità e anche la longevità del prodotto, ritengo sia un prezzo assolutamente conveniente!
VOTO MEDIO: 8,2


venerdì 9 dicembre 2016

Oltrepo Pavese Metodo Classico - Luogo d'agosto - Alessio Brandolini


Degustazione dell'8 dicembre 2016 con amici

  1. GUSTO: 7,5
    trattasi di un metodo classico ottenuto da uve 100% pinot nero, pas dosè, con permanenza sui lieviti di 4-5 anni! Non è indicata l'annata della vendemmia, ma è ora in commercio il 2011. Come si può agevolmente vedere nel video, il vino ha uno straordinario colore giallo paglierino con riflessi dorati, un perlage fine e persistente, degli aromi eleganti e complessi e, all'assaggio, è un vino decisamente secco e fresco, proprio come ci si può aspettare dalle informazioni sopra riassunte. Se qualcuno non conoscesse i metodo classico dell'Oltrepo, di certo con questa bottiglia capirà che si tratta di un prodotto di altissimo livello, paragonabile senza mezze misure con un ottimo champagne!
  2. FAIRNESS: 7,5
    ho avuto il piacere di conoscere Alessio Brandolini nella nostra gita oltrepadana di novembre e mi è sembrato davvero un bellissimo personaggio! Un giovane che ha studiato enologia e, dopo un lungo percorso di perfezionamento ed esperienze in Italia e Francia, ha ripreso in mano i vigneti di famiglia privilegiando la qualità e la valorizzazione delle singole cru. La sua passione è il pinot nero ed in particolare quello per la base spumante
  3. OCCASIONE: 7
    il pomeriggio dell'Immacolata, iniziato con un tè coi biscotti con quattro cari amici, nonostante il sole fosse tramontato alle 5, si è illuminato con la brillantezza di questo metodo classico, che ha retto da solo il peso dell'aperitivo!
  4. ACQUISTO: 9
    come dicevo, ho acquistato questa ed altre bottiglie direttamente dalle mani di Alessio Brandolini, che ci ha anche mostrato i processi produttivi dei suoi vini
  5. PREZZO: 7,5
    se pensiamo allo spumante del supermercato, con l'aggravante della provenienza dall'Oltrepo, ci sembra tanto pagare 16€ per una bottiglia, ma se pensiamo che abbiamo davanti uno champagne artigianale, si capisce che il rapporto qualità prezzo è comunque ottimo!
VOTO MEDIO: 7,7