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domenica 7 gennaio 2018
Confronti vari delle feste (Francia VS Italia and much more...)
Dal 24 dicembre al 7 gennaio ne è passato di vino sotto i ponti, ma diverse peripezie mi hanno impedito di approfondire le singole bevute.
Il vero vantaggio di questi periodi di vacanza e degli infiniti pasti condivisi con numerosi commensali è, però, la possibilità di mettere a confronto diverse bottiglie pregiate, che magari avremmo bevuto da sole in un periodo qualsiasi dell'anno.
E' così che voglio riassumere le mie bevute di queste feste con alcuni spunti di riflessione che mi hanno lasciato alcuni confronti tra vini simili.
La vigilia ed il giorno di Natale, in particolare, abbiamo messo a confronto due bollicine delle Langhe (Metodo Classico Extra Brut di Attilio Ghisolfi e Valentino Brut Zero di Rocche dei Manzoni) con due Champagne (Extra Brut Platine di Nicholas Maillart e Brut Reserve Grand Cru Blanc de Blancs di De Sousa). La fascia di prezzo e la tipologia erano solo relativamente paragonabili (tra i 20 e i 25 per gli italiani, tra i 25 ed i 35 per i cugini d'Oltralpe (franco cantina); tutti BdB tranne il Maillart e tutti tendenzialmente poco o per nulla dosati), ma qualche comune denominatore lo abbiamo trovato. Innanzitutto la bolla, decisamente più fine negli champagne; quanto ai profumi, nonostante l'intensità dei langaroli, i francesi avevano una maggiore complessità; all'assaggio, poi, entrambi gli italiani ci sono apparsi un po' aggressivi su una nota amarognola finale, interessante per gli abbinamenti gastronomici, ma che li ha resi nel complesso un gradino sotto ai cugini quanto a eleganza e piacevolezza.
Altra estemporanea provocazione è stata constatare come un aglianico stagionato (Taurasi Radice di Mastroberardino del 1998), una volta persi per strada i tannini ruspanti, possa umilmente reggere il confronto con i più grandi vini rossi da invecchiamento (nella specie, il comunque irraggiungibile Barolo Vigna Colonnello di Aldo Conterno del 2007, bevuto in magnum).
Durante la vacanza per i giorni di capodanno, poi, abbiamo assaggiato un altro champagne, il Couvèe de Reserve di Christophe Lefevre (100% naturale e socio VinNatur!), BdN a base di pinot meunier, che, oltre ad essere il più riconoscibile tra i tre assaggiati, ci ha veramente entusiasmato per la facilità di beva (e per il prezzo convenientissimo di 18 € in cantina!).
Per le bevute meditative della mezzanotte, poi, ci siamo concessi il lusso di assaggiare un 1er cru di Borgogna, ossia il Mothelie 1er cru Le Clou des Chenes di Eric de Suremain 2010 e, la sera dopo, l'Amarone della Valpolicella Campo Masua di Venturini 2008... Inutile dire che si tratta di vini completamente differenti e di per sè non paragonabili, ma la classe, l'eleganza e la complessità del borgogna (peraltro di un climat non particolarmente pregiato) ci hanno fatto apparire l'ottimo amarone (lui, invece, uno dei più interessanti dell'intera denominazione, a nostro modesto parere), una bomba di frutto e alcool.
Per finire, per la befana, abbiamo provato a mettere a confronto due vini giovani (2015), a base dolcetto, prodotti da due aziende molto differenti, ossia il Dolcetto d'Alba Selectio dell'Azienda Agricola Sobrero Francesco con l'arcinoto Cremes di Gaja. Se è vero che si tratta di due vini giovani, provenienti dalla medesima zona ed entrambi a base dolcetto, oltre alla presenza di una rilevante parte di pinot nero nel Cremes, l'affinamento in legno per 6 mesi ed in generale la filosofia produttiva maniacale di Gaja, hanno reso il confronto non perfetto. Ciò che abbiamo notato, alla cieca, infatti, è la maggiore rotondità, morbidezza, persistenza e complessità del Cremes, mentre il Selectio, oltre ad una nota acida più accentuata, era leggerissimamente mosso. Credo che i 20 euro di differenza tra i due siano anche eccessivi, ma abbiamo avuto una conferma di come da un medesimo vitigno si possano trarre vini parecchio differenti.
Il brainstorming è terminato e, al di là di tante belle bevute, mi sento molto arricchito da questo percorso.
Volendo riassumere in tre punti le mie più importanti impressioni:
1. gli champagne sono eccezionali e i nostri metodo classico, pur apprezzabili, devono ancora colmare il gap, quantomeno in termini di eleganza, complessità e finezza;
2. l'invecchiamento dei vini rossi può essere determinante per saggiarne le reali potenzialità, specialmente per vitigni ostici come l'aglianico (ma anche il nebbiolo);
3. la Borgogna è un mondo infinito, affascinante e tutto da scoprire, ma lo spiraglio di luce che ho intravisto nei rari assaggi che mi sono capitati, lascia preludere che si tratta dei vini più buoni ed eleganti al mondo... Il che è un problema per il portafogli...
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mercoledì 21 dicembre 2016
Barolo - Bricco Chiesa - 2008 - Azienda Agricola Alessandria Silvio
Degustazione del 18 dicembre 2016, a cena con amici
- GUSTO: 9
Ogni volta che bevo il Barolo di Alessandria Silvio (e anche il suo Recò), di cui nessuna guida e pressochè nessun addetto ai lavori parla, mi viene un dubbio atavico: o io non ci capisco proprio nulla di vino, o le guide e i vari esperti che scrivono online non sono in grado di scovare tutte le eccellenze del nostro meraviglioso panorama vitivinicolo. E ciò perchè questo vino è, a giudizio mio e di quasi tutti i miei abituali compagni di bevute, uno dei vini più buoni mai assaggiati! Elegante, morbido, equilibrato, di facilissima beva, ma al tempo stesso corposo e complesso, con profumi e sapori intensi e variegati, già perfettamente pronto da bere dopo pochi anni dalla vendemmia, ma capace di invecchiare diversi anni... Insomma, un barolo pressochè perfetto! Ed il problema di scarsa fama di cui parlavo prima diventa insormontabile se si pensa che una bottiglia viene venduta a non più di 20 €! La risposta che mi sono dato è che il sig. Alessandria ha una tale dignità da produrre un vino straordinario, nella zona più importante della viticoltura italiana, senza cadere nella tentazione di piegarsi alle politiche di mercato. Per quel che vale, noi apprezziamo molto! - FAIRNESS: 8
come dicevo prima, si sa davvero poco su Alessandria Silvio. Quando l'ho conosciuto, nel 2013, mi è parso un uomo umile, solare, accogliente e appassionato del proprio lavoro di contadino, ma anche della vita! La sua cantina è molto piccola (3ha di vigne) e produce i classici vini della zona. Una menzione va alla vigna Bricco Chiesa, posta proprio in prossimità della cantina, nel Comune di La Morra, con viti di circa 60 anni, orientata a sud, che pare essere una delle sottozone più vocate per la produzione di barolo. Anche il metodo di produzione del vino, infine, è fortemente ancorato alla tradizione ed al rispetto per la terra. - OCCASIONE: 8
una piacevole festa di Natale a casa mia, con un gruppo di amici veri (e relativi marmocchi)! - ACQUISTO: 9
bottiglia acquistata direttamente in cantina, nel 2013, da mio cognato. Quel giorno, dopo una deludente gita a Marchesi di Barolo, il buon Pax ci ha consigliato una piccola cantina nella quale era stato con altri amici. Senza nemmeno preannunciare il nostro arrivo, di domenica pomeriggio, il sig. Alessandria ci ha ricevuti con estrema cordialità e ci ha mostrato il mondo delle Langhe dalla prospettiva opposta rispetto al gonfiato big dal quale venivamo. Da quel giorno ho capito che le piccole realtà hanno molto di più da dare che le grandi aziende. In un certo senso, involontariamente, da lì è nato "Il vino giusto"! - PREZZO: 9,5
ho già detto sopra che, in cantina, l'annata più giovane viene via a 15-20 euro! Credo sia il vino con il miglior rapporto qualità prezzo che abbia mai bevuto!
VOTO MEDIO: 8,7
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Ubicazione:
20881 Bernareggio MB, Italia
domenica 8 maggio 2016
Barolo - Percristina - 2001 - Domenico Clerico
Degustazione dell'8 maggio 2016, durante il pranzo domenicale
- GUSTO: 9
quando arriviamo a certi livelli, sento un certo imbarazzo ad esprimere un mio parere... Come se mi chiedessero di commentare un brano di Bach! In ogni caso ho senz'altro ritrovato quei magici profumi floreali che solo i grandi barolo (e barbaresco) hanno, ho riscontrato un colore molto intenso (come non mi sarei aspettato da un vino di 15 anni, spesso scarico e già tendente all'aranciato) e una vena acida assolutamente equilibrata e per nulla fastidiosa - FAIRNESS: 8
Clerico è uno dei grandi delle Langhe! La sua cantina è relativamente piccola (21ha per 110.000 bottiglie annue) e punta esclusivamente sulla qualità e sul rispetto della tradizione. Oltre al barolo "base", produce 5 cru, di cui la più prestigiosa è proprio quella che ho avuto la fortuna di degustare. Il "Percristina", in particolare, proviene da vigne del cru Mosconi, piantate nel 1955 e affina per 3 anni in barrique (per 80% di primo passaggio) e 2 anni in bottiglia - OCCASIONE: 7,5
un normale pranzo domenicale in famiglia, con la particolarità che c'era con noi il mitico zio Antonio, in Italia solo pochi giorni all'anno... E poi è stato piacevole inaugurare la stagione estiva sul terrazzo. Altra circostanza favorevole il porcellino da latte, acquistato da un coltivatore diretto (sempre in Piemonte) e cucinato con pazienza dalla mamma, di quelli che si sciolgono davvero in bocca! - ACQUISTO: 8
questo giudizio è una media. La bottiglia è stata portata dal suddetto zio, il quale l'ha a sua volta ottenuta, per vie traverse, da un amico che aveva ricevuto dalla cantina alcune bottiglie non etichettate! Una rarità che mi affascina particolarmente! - PREZZO: n.d. (5,5)
da quanto appena descritto capirete che non mi è facile esprimere un giudizio rispetto al prezzo di questa specifica bottiglia. Quanto al prezzo di mercato, di circa 110 euro (per bottiglie di annate un po' indietro come questa), credo si tratti di un prezzo giustificato dal prestigio del barolo, dalla qualità del prodotto e dalle comprensibili leggi del mercato, ma che, per i miei standard, sia comunque troppo elevato
VOTO MEDIO: 7,6
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20881 Bernareggio MB, Italia
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