Visualizzazione post con etichetta champagne. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta champagne. Mostra tutti i post

domenica 6 maggio 2018

Champagne - Brut Nature (s.a.) - Alain Suisse


Degustazione del 5 maggio 2018

  1. GUSTO: 8
    La prima cosa che stupisce di questo champagne è il colore spettacolare! E vi assicuro che la foto è abbastanza fedele all'originale! Si tratta, del resto, di un vino quasi Blanc de Noir, essendo ottenuto da una cuvèe al 60% di pinot noir, al 20% di pinot meunier ed al 20% di chardonnay. Al naso, si presenta complesso ed abbastanza maturo, con un agrumato-speziato (che mi ha rimandato al bergamotto), della frutta tropicale matura (ananas), della crema pasticcera con parecchio uovo. All'assaggio, la bocca viene letteralmente avvolta da una bolla cremosa piacevolissima, poi arrivano un'acidità e una sapidità ben bilanciate, con una piacevole lieve nota evoluta (forse per un passaggio in legno), che rende il vino morbido e complesso. La mancanza di dosaggio e la forte presenza del pinot noir bilanciano perfettamente questa rotondità e maturità, creando un vino veramente interessante!
  2. FAIRNESS: 7,5
    Purtroppo (o per fortuna!!) si conosce molto poco di questo produttore. So di per certo che è un piccolissimo (3 ha) Recoltant Manipulant di Cumieres, 1er cru all'estremo ovest della Vallèe de la Marne, nei pressi di Ay. La cantina ha comunque una lunga tradizione familiare e produce champagne altrettanto tradizionali e molto poco condizionati dalla moda passeggera. Vendemmia manuale e minimo utilizzo di chimica in vigna ed in cantina
  3. OCCASIONE: 7
    E' vero che lo champagne chiama eventi speciali, ma per godere appieno del vino, è necessaria anche una certa tranquillità. Ecco che un incontro con due cari amici che non vedevamo da un po', e che ancora non avevano conosciuto il mio minuscolo secondogenito, è stata l'occasione perfetta
  4. ACQUISTO: 9
    Ho la fortuna di avere un caro cugino che vive a Bruxelles ed è fidanzato con una ragazza francese, pertanto qualche volta i due riescono a passare direttamente in Champagne e visitare qualche cantina. In questo caso hanno acquistato la bottiglia su mia espressa richiesta, peraltro per poi consegnarla proprio al medesimo amico con il quale l'ho bevuta!
  5. PREZZO: 9,5
    Senz'altro lo champagne con il miglior rapporto Q/P che abbia mai bevuto! 18 euro dal produttore!
VOTO MEDIO: 8,2


domenica 7 gennaio 2018

Confronti vari delle feste (Francia VS Italia and much more...)


Dal 24 dicembre al 7 gennaio ne è passato di vino sotto i ponti, ma diverse peripezie mi hanno impedito di approfondire le singole bevute.
Il vero vantaggio di questi periodi di vacanza e degli infiniti pasti condivisi con numerosi commensali è, però, la possibilità di mettere a confronto diverse bottiglie pregiate, che magari avremmo bevuto da sole in un periodo qualsiasi dell'anno.
E' così che voglio riassumere le mie bevute di queste feste con alcuni spunti di riflessione che mi hanno lasciato alcuni confronti tra vini simili.
La vigilia ed il giorno di Natale, in particolare, abbiamo messo a confronto due bollicine delle Langhe (Metodo Classico Extra Brut di Attilio Ghisolfi e Valentino Brut Zero di Rocche dei Manzoni) con due Champagne (Extra Brut Platine di Nicholas Maillart e Brut Reserve Grand Cru Blanc de Blancs di De Sousa). La fascia di prezzo e la tipologia erano solo relativamente paragonabili (tra i 20 e i 25 per gli italiani, tra i 25 ed i 35 per i cugini d'Oltralpe (franco cantina); tutti BdB tranne il Maillart e tutti tendenzialmente poco o per nulla dosati), ma qualche comune denominatore lo abbiamo trovato. Innanzitutto la bolla, decisamente più fine negli champagne; quanto ai profumi, nonostante l'intensità dei langaroli, i francesi avevano una maggiore complessità; all'assaggio, poi, entrambi gli italiani ci sono apparsi un po' aggressivi su una nota amarognola finale, interessante per gli abbinamenti gastronomici, ma che li ha resi nel complesso un gradino sotto ai cugini quanto a eleganza e piacevolezza.
Altra estemporanea provocazione è stata constatare come un aglianico stagionato (Taurasi Radice di Mastroberardino del 1998), una volta persi per strada i tannini ruspanti, possa umilmente reggere il confronto con i più grandi vini rossi da invecchiamento (nella specie, il comunque irraggiungibile Barolo Vigna Colonnello di Aldo Conterno del 2007, bevuto in magnum).
Durante la vacanza per i giorni di capodanno, poi, abbiamo assaggiato un altro champagne, il Couvèe de Reserve di Christophe Lefevre (100% naturale e socio VinNatur!), BdN a base di pinot meunier, che, oltre ad essere il più riconoscibile tra i tre assaggiati, ci ha veramente entusiasmato per la facilità di beva (e per il prezzo convenientissimo di 18 € in cantina!).
Per le bevute meditative della mezzanotte, poi, ci siamo concessi il lusso di assaggiare un 1er cru di Borgogna, ossia il Mothelie 1er cru Le Clou des Chenes di Eric de Suremain 2010 e, la sera dopo, l'Amarone della Valpolicella Campo Masua di Venturini 2008... Inutile dire che si tratta di vini completamente differenti e di per sè non paragonabili, ma la classe, l'eleganza e la complessità del borgogna (peraltro di un climat non particolarmente pregiato) ci hanno fatto apparire l'ottimo amarone (lui, invece, uno dei più interessanti dell'intera denominazione, a nostro modesto parere), una bomba di frutto e alcool.
Per finire, per la befana, abbiamo provato a mettere a confronto due vini giovani (2015), a base dolcetto, prodotti da due aziende molto differenti, ossia il Dolcetto d'Alba Selectio dell'Azienda Agricola Sobrero Francesco con l'arcinoto Cremes di Gaja. Se è vero che si tratta di due vini giovani, provenienti dalla medesima zona ed entrambi a base dolcetto, oltre alla presenza di una rilevante parte di pinot nero nel Cremes, l'affinamento in legno per 6 mesi ed in generale la filosofia produttiva maniacale di Gaja, hanno reso il confronto non perfetto. Ciò che abbiamo notato, alla cieca, infatti, è la maggiore rotondità, morbidezza, persistenza e complessità del Cremes, mentre il Selectio, oltre ad una nota acida più accentuata, era leggerissimamente mosso. Credo che i 20 euro di differenza tra i due siano anche eccessivi, ma abbiamo avuto una conferma di come da un medesimo vitigno si possano trarre vini parecchio differenti.
Il brainstorming è terminato e, al di là di tante belle bevute, mi sento molto arricchito da questo percorso.
Volendo riassumere in tre punti le mie più importanti impressioni:
1. gli champagne sono eccezionali e i nostri metodo classico, pur apprezzabili, devono ancora colmare il gap, quantomeno in termini di eleganza, complessità e finezza;
2. l'invecchiamento dei vini rossi può essere determinante per saggiarne le reali potenzialità, specialmente per vitigni ostici come l'aglianico (ma anche il nebbiolo);
3. la Borgogna è un mondo infinito, affascinante e tutto da scoprire, ma lo spiraglio di luce che ho intravisto nei rari assaggi che mi sono capitati, lascia preludere che si tratta dei vini più buoni ed eleganti al mondo... Il che è un problema per il portafogli...

mercoledì 7 giugno 2017

Cosa resterà di questi anni '80 - 5 bianchi francesi di oltre 30 anni


Ieri sera si è svolta, nella prestigiosa cornice del Westin Palace di Milano, la seconda serata dedicata ai vini francesi degli anni ottanta.
Questa volta toccava ai vini bianchi (per la serata dedicata ai rossi http://ilvinogiusto.blogspot.it/2017/04/cinque-grandi-bordeaux-alla-prova-dei.html), ed è stata un'esperienza davvero affascinante!
Se bere rossi invecchiati di 20 o 30 anni è già un'eccezione, capita davvero rarissimamente di imbattersi in vini bianchi così datati.
La serata è stata condotta magistralmente da Nicola Bonera, che è riuscito in poco più di un'ora di presentazione, a fare una esaustiva e puntuale carrellata su tutti i territori dei vini che avremmo assaggiato di lì a poco: le Graves (Bordeaux), lo Champagne, il Sancerre, l'Alsazia, lo Jura e il Sauternes.
Già dopo aver ascoltato le descrizioni dettagliate dei differenti terroir, della composizione dei terreni, con tanto di carte litografiche, delle denominazioni con i migliori cru, si poteva agevolmente comprendere la grandezza della Francia enologica, che con riferimento ai vini bianchi diventa difficilmente avvicinabile da ogni altra nazione, Italia compresa.
Venendo alla degustazione, siamo partiti tranquilli con un Pessac Leognan Gran Cru Classè della cantina Malartic Lagraviere, del 1985, il quale, a mio modesto avviso, mostrava i primi segni di evoluzione. Lo stupore è stato scoprire che la bottiglia era stata acquistata per poco più di 20 euro! E allora ne vale eccome la pena!
Poi siamo subito volati in cielo con lo Champagne 1er Cru Brut Reserve di Maillart, del 1982, azienda di Ecueil, attenta ad una viticoltura sostenibile, alla nona generazione di gestione familiare, che ogni anno mette anche sul mercato poche centinaia di bottiglie di annate storiche, con sboccature recenti, un bel divertissment! Nel nostro caso, per esempio, la sboccatura risale al 2009 (se non ricordo male), e dunque il vino ha passato oltre 25 anni sui lieviti! Spumante frutto di un blend con prevalenza pinot nero, che mostrava un bellissimo colore dorato, un perlage evidentemente molto delicato, un profumo avvolgente e maturo, e un gusto molto complesso, senza perdere quella piacevole capacità di lavare la bocca che si richiede sempre quando si aprono delle bollicine. Qui il prezzo si avvicinava ai 150 €, ma il prodotto era davvero eccezionale!
Segue il più bizzarro dei vini in degustazione, un Sancerre di Gitton del 1985, che è apparso ancora giovanissimo nel colore, con riflessi verdognoli. Il profumo intensissimo di senape e cipollotto, lo ha reso davvero fin troppo particolare per il gusto della gran parte della sala. E' stato, però, interessante notare in che modo davvero incredibile possa evolvere il sauvignon.
Prima di passare ai miei due vini preferiti, come quinto vino ci è stato servito un Vin Jaune dello Jura, cantina Chateau d'Arlay, del 1989, che si è mostrato senz'altro potente e di grande struttura, anche se le note ossidative tipiche dei vini realizzati con questa tecnica mi sono apparse un po' fastidiose.
Il quarto vino è stato l'apoteosi dei sensi! Credo si tratti di uno dei vini con i profumi più gradevoli che abbia mai assaggiato. Era un Riesling alsaziano, Vendage Tardive, della storica cantina Hugel, annata 1988. Profumi floreali, ma anche agrumati e speziati, di un'eleganza davvero difficile da descrivere. Al sorso il vino era abbastanza esile, come del resto deve essere un riesling, anche se ancora elegantissimo e capace di lunghissimo invecchiamento, anche perchè ancora non emergeva alcun sentore di idrocarburo, spesso presenti nelle fasi di massima maturazione di questo vitigno! La fascia di prezzo intorno ai 60 euro è a mio giudizio davvero giustificata!
Da ultimo, dulcis in fundo, per la serie "ti piace vincere facile", uno straordinario Sauternes di Raymond Lafon, del 1988. Un colore ambrato, un profumo stordente! Agrumi canditi che lasciavano solo trasparire dietro le quinte la classica nota di zafferano, a volte troppo sgraziata nei sauternes meno pregiati. Anche al sorso, una giusta nota acida che ne ha invogliato grandemente la beva! Siamo di fronte a un vino frutto di una selezione maniacale di ogni singolo acino colpito dalla muffa nobile, raccolto solo alla perfetta maturazione e lavorato con fermentazione in barriques nuove. Chapeau!
Alla fine della serata ci siamo divertiti a pensare a una degustazione simile da farsi con vini bianchi italiani, arrivando alla conclusione che, salvo poche eccezioni, i grandi bianchi di casa nostra hanno ancora vita troppo giovane. Non ci resta che aspettare qualche decennio, sicuri che anche da noi si sta imboccando la strada giusta della qualità.

domenica 15 maggio 2016

Champagne - Brut Souverain - Henriot (Jeroboam 3l)


Degustazione di sabato 14 maggio 2016 alla festa di Battesimo e Comunione della Sofy

  1. GUSTO: 7,5
    rieccomi a parlarvi di uno champagne. Subito prima dell'apertura della bottiglia, avevamo bevuto del Ferrari Perlè (in formato magnum) e quasi tutti abbiamo concordato che lo champagne fosse più buono, con buona pace dei campanilisti! Più fine e cremoso del comunque eccellente cugino, mi verrebbe da dire.
  2. FAIRNESS: 7
    a differenza del precedente champagne recensito, Henriot è una realtà storica di Raims (dal 1640!!). Proprio la grandezza del marchio, però, rende ovviamente meno "familiare" la gestione, obbligando anche all'acquisto di uve da terzi.
  3. OCCASIONE: 9
    lo zio antonio, il mio iniziatore al mondo del vino, e la zia Carmen hanno curato in modo ineccepibile la festa per il Battesimo e la Prima Comunione della piccola Sofia. Tutta la famiglia allargata era presente per festeggiare nella raffinata ed etnica cornice del porticato di casa degli zii. La ciliegina sulla torta, per quel che ci riguarda, è stata l'apertura di questo champagne, in formato jeroboam, ossia nel bottiglione da 3 litri! Bollicine in abbondanza per una festa che ci ha visti anche ballare scalzi sul tavolo di marmo! La serata è poi proseguita con 3 grandi rossi che non ho recensito: Sfursat 2006 di Bettini, Carignano del Suclis riserva 2006 di Santadi e Barbaresco Basarin 2006 di Adriano (ovviamente il 2006 è l'anno di nascita di Sofy, nulla lasciato al caso!!)
  4. ACQUISTO: n.d. (7)
    credo che lo zio si sia fatto recapitare la bottiglia dal catering, ossia dal Ristorante Valentino di Bellusco, noto per il buon cibo e soprattutto per un'ottima cantina.
  5. PREZZO: n.d. (6,5)
    il prezzo di mercato della bottiglia da 0,75l è di circa 30 euro, certamente equilibrato per essere uno champagne, ma a mio giudizio un po' abbondante come valore assoluto.
VOTO MEDIO: 7,4

domenica 8 maggio 2016

Champagne - Cuvèe Prestige Brut - Edmond Bourdelat


Degustazione dell'8 maggio 2016,

  1. GUSTO: 7
    prevalgono i profumi di frutta esotica e le note sapide in questo brut prodotto con un blend dei classici vitigni dello champagne, chardonnay e pinot noir
  2. FAIRNESS: 7
    il mondo dello champagne non è propriamente il mio campo da gioco, ma si può senz'altro dire che la cantina Edmond Bourdelat rappresenta una piccola (5ha) realtà familiare, da almeno 2 generazioni focalizzata esclusivamente sulla produzione di champagne
  3. OCCASIONE: 7,5
    dopo il pranzo domenicale sul terrazzo, riscaldati dal tiepido sole di maggio, brindiamo insieme alla festa della mamma, in compagnia di ben 4 mamme (tra le quali la mia e quella di mio figlio ;))
  4. ACQUISTO: 7,5
    la bottiglia è stata acquistata ad una importante manifestazione enologica in Francia, previo assaggio direttamente dal produttore. A noi arriva come prezioso gateau da parte dello zio Antonio!
  5. PREZZO: 7
    pare che la bottiglia che abbiamo bevuto sia costata circa 25 euro, prezzo decisamente equo! 
VOTO MEDIO: 7,2