lunedì 20 novembre 2017

Gambellara e Soave: aspettative soddisfatte, delusioni e piacevoli sorprese



Sono reduce da una stupenda giornata tra le colline di Gambellara e Soave, un viaggio che organizzavo da qualche tempo.
Abbiamo visitato le cantine Davide Vignato e La Biancara a Gambellara e Graziano Prà e Coffele a Soave. La prima è una piccola azienda familiare, vicina alla filosofia dei vini naturali; la seconda è la cantina del presidente e fondatore di VinNatur; il terzo un viticoltore attento che si è fatto da sè, padre di alcuni dei Soave più premiati della categoria; l'ultima una realtà con forti radici storiche, che fa del "bio" un marchio di fabbrica, anch'essa vincitrice di numerosi premi da parte delle guide.
Ecco alcune riflessioni a caldo.
Mi aspettavo che Gambellara fosse più intima, ma anche più di qualità; così è stato!
Davide Vignato ci ha condotto, di persona, a vedere le rocce vulcaniche che sono la peculiarità del terrorir vicentino, ci ha mostrato le tecniche di potatura e allevamento della vite, oltre che le forti differenze tra singole zone di uno stesso vigneto (per esempio, le viti poste alla sommità della collina denominata Col Moenia, hanno solo mezzo metro di terra prima di infrangersi sulla roccia, circostanza che rende bassissima la produzione per pianta, ma altissima la qualità!).
Maule (il figlio più giovane, Alessandro), dal canto suo, ci ha parlato dei tentativi di eliminare anche zolfo e rame dal vigneto, del perchè dell'abbandono dei preparati biodinamici (non davano alcun vantaggio evidente), delle difficoltà ad eliminare ogni ossidazione del mosto in cantina e di altri accorgimenti per rendere i loro vini sempre più puliti e precisi!
Le due cantine di Soave, purtroppo, ci hanno accolto con dei giovani dipendenti che hanno potuto aggiungere poco rispetto alle caratteristiche rinvenibili sulla home page del sito aziendale...
Coffele, in particolare, ci ha fatto ricevere in una sala degustazione nel centro storico di Soave, in modo un po' confuso, da due giovanissime ragazze che sembravano recitare a memoria una piccola frase per ogni vino presentato... L'impressione è stata di un'azienda che, nonostante le dimensioni ridotte, rischia di passare dalla dimensione familiare a quella di una fredda industria... E pensare che i loro terreni in quel di Castelcerino, la storia aziendale e la filosofia biologica (vedi, tra le altre cose, l'uso del cavallo in vigna!) potrebbero essere elementi veramente notevoli, se valorizzati con un po' più di personalità e un po' meno di tecnica.
Graziano Prà, infine, si pone in una via di mezzo. Se la cantina è veramente meravigliosa come struttura e location, ed il ragazzo che ci ha accolto (anch'egli giovanissimo) preparato, anche qui si respirava un clima un po' distaccato, come se fossimo parte di una degustazione "standard", che sarebbe potuta andare bene anche ad un gruppo di giapponesi in visita a Soave.
Forse in entrambi i casi abbiamo pagato il fatto che fosse sabato pomeriggio...
Passando ai vini assaggiati, forse saremo stati influenzati da quanto fin qui riportato, ma abbiamo tutti condiviso che, anche sotto questo profilo, le due cantine di Gambellara avessero una marcia in più!
Davide Vignato propone una gamma di prodotti ampia, fatta di vini semplici, ma ben fatti, oltre che caratterizzati senza dubbio dal miglior rapporto qualità prezzo della giornata.
Interessante il "Primo incontro", garganega rifermentata in bottiglia; buoni i due bianchi fermi, fatti allo stesso modo, ma partendo dalle uve migliori per la selezione "Col Moenia"; eccellente il metodo classico da uve durella, con intriganti profumi di uva fragolina; impeccabile anche il recioto, sorretto da una bella spalla acida.
I vini di La Biancara sono stati, come ci si poteva attendere, i più apprezzati in valore assoluto.
Se il Sassaia 2016 è apparso ancora un po verde, il Pico 2016, più morbido, promette faville e già ora ci ha emozionato! Anche la bottiglia di Sassaia 2007 gentilmente aperta da Alessandro, poi, con le sue note di idrocarburi, nonostante la leggerissima rifermentazione in bottiglia, ci ha confermato la straordinaria longevità dei vini aziendali e la loro evoluzione intrigante. Il Masieri rosso ha sorpreso per i suoi sentori di liquirizia, mentre il Taj rosso in purezza (So San), ci è parso più elegante e complesso. La magia, però, è stata l'assaggio del recioto, direttamente dalla botte... Direi il vino passito più buono che abbia mai bevuto (forse al netto di qualche sauternes assaggiato in qualche fiera). Chapeau!
Venendo a Prà, la gamma dei bianchi è senz'altro completa e ben fatta, anche se ci ha emozionato il giusto. Forse tra tutti spicca il Monte Grande, che fa un passaggio in botte molto ben dosato, discostandosi dalla cifra di quasi tutti i vini degustati in giornata, più semplici, freschi e beverini. I prezzi, però, ci sono parsi un pochino alti.
Coffele, infine, ci ha proposto un metodo charmat abbastanza anonimo, così come il primo soave "Castelcerino". Maggiore personalità per il Ca' Visco e l'Alzari (anch'esso con passaggio in legno). Un po' seduto il recioto.
In conclusione, è stata una giornata interessante, dalla quale porto a casa alcune massime:
- Piccolo è bello! La gestione familiare paga, sia in termini di storytelling che di prodotto finale
- Il terroir di Gambellara è parso più interessante di quello di Soave
- I bianchi fermi da uve garganega sono vini piacevoli, freschi, facili da bere, con bassa aromaticità ed intensità aromatica, ma con una buona mineralità e sapidità, che ne donano spesso eleganza e li rendono ottimi per gli abbinamenti culinari e l'utilizzo quotidiano

sabato 16 settembre 2017

Renosu Bianco - 2016 - Tenute Dettori


Degustazione del 16 settembre 2017

  1. GUSTO: 8
    Di certo si tratta di un vino particolare, ma non per questo difficile da bere ed apprezzare, anzi... Il colore (anche se dall'immagine non è così evidente) è un bel paglierino intenso con riflessi dorati. Al naso si sentono frutti gialli (banana e pesca), fiori e spezie (cannella) e, dopo un'oretta che era aperta la bottiglia, anche una piacevole nota agrumata. All'assaggio mi ha colpito la morbidezza, una certa dolcezza temperata da una mineralità e sapidità veramente equilibrate. Ottimo come aperitivo, con la pizza e anche con la torta di mele cotogne!
  2. FAIRNESS: 8,5
    Alessandro Dettori è senz'altro uno dei guru del vino naturale. Conduce infatti i propri terreni con una filosofia "naturale", in modo veramente radicale (nel senso buono del termine), cercando di privilegiare qualità estrema, territorialità, rispetto per la natura, equilibrio tra la vigna e l'ecosistema circostante. La cantina è all'avanguardia e anche l'ospitalità è studiata nei minimi dettagli; complice un paesaggio mozzafiato, infatti, chi si trova a passare per la sperduta Sennori vive un'esperienza che va oltre l'assaggio del vino.
  3. OCCASIONE: 7
    Un sabato sera uggioso porta con sè la voglia di dedicarsi alla cucina. Mio cognato è maitre a penser in tema di lievitazione della pasta della pizza, rigorosamente semi-integrale, ed io ho pensato di aggiungerci una salsa di pomodoro km0 fatta in casa e, al posto della mozzarella, un "Riccio" dell'Azienda Agricola Selva. L'ultimo goccio di vino è stato poi consumato con una fetta di torta alle mele cotogne, dimostrando, come si diceva, la sua grande duttilità.
  4. ACQUISTO: 9
    Questa bottiglia è stata acquistata da mia sorella e consorte direttamente in cantina. Sapevo che bazzicavano da quelle parti e ho commissionato un corposo acquisto. Dopo che hanno visitato la cantina e trascorso una serata romantica presso l'agriturismo annesso, mi hanno ringraziato per la segnalazione. Un posto veramente di classe! E pensare che io li avevo preavvertiti che avrebbero incontrato solo un contadino invasato con la biodinamica!
  5. PREZZO: 7,5
    Di per sè 10 euro (franco cantina) per questa bottiglia sono veramente meritatissimi! Non ho ritenuto di dare un punteggio più alto perchè ho notato che i prezzi praticati in cantina sono pressochè gli stessi (e addirittura in alcuni casi più alti!) di quelli che si trovano online. Si tratta, ovviamente, di politiche di mercato che magari c'entrano poco con il volere dell'azienda, ma mi pare preferibile premiare maggiormente l'accesso diretto in cantina.
VOTO MEDIO: 8

venerdì 1 settembre 2017

Breve resoconto di un "naturale" agosto romagnolo


Come ogni anno, insieme ad un folto numero di amici ed ai loro ancor più numerosi marmocchi, abbiamo affittato una villa per godere in compagnia delle ferie agostane.
Quest'anno è toccato a Cervia, che ci ha davvero sorpreso positivamente!
Ovviamente mi sono premurato di reperire cantine, winebar e ristoranti nella zona, che avessero una buona selezione di vini locali, meglio se con filosofia "naturale" (zero chimica in vigna e in cantina).
Nel viaggio di andata ho fatto tappa da Cinque Campi, piccola realtà a 15 km da Reggio Emilia, che propone un gamma davvero interessantissima. Il loro Terbianc, vari tipi di trebbiano rifermentati in bottiglia, è stato il primo amore della vacanza, e senz'altro uno dei vini che abbiamo maggiormente apprezzato! La lieve macerazione sulle bucce, infatti, ha conferito al vino profumi e sapori che lo rendono molto piacevole e riconoscibile. Della stessa cantina, forse ancor più complesso ed elegante, il BoraLunga, orange fermo, da vigne di oltre 80anni, da uve spergola e, in piccola parte, moscato, veramente straordinario (anche perchè bevuto con del branzino alla brace home made di tutto rispetto)! Ottimi anche il rosso fermo Le Marcone ed il lambrusco, secco e molto beverino, ma senz'altro meno complesso degli altri vini della casa. Mi spiace molto che il metodo classico e l'ancestrale da uve spergola fossero terminati... In sintesi, azienda veramente ottima e consigliata!
Girando con la carovana di mogli e bambini, poi, ci siamo imbattuti nell'Osteria del Gran Fritto, locale molto carino, ove abbiamo accompagnato il fritto misto con un altro rifermentato, il Pignoletto sur lie, molto più semplice del Terbianc, ma ottimo come accompagnamento per un fritto leggero.
Ancora, nella piazza centrale di cervia, si trova un locale molto interessante, l'Enoteca Pisacane (Vini e Tapas), che propone un carta molto nutrita di vini biologici, biodinamici, triple A e in generale molto ricercati (quanto alle tapas, ben fatte, ma con porzioni davvero minime). Qui ci siamo dati a due diversi Franciacorta, ossia il Casa Caterina 36 mesi ed il 1701 Brut. Il primo sicuramente più evoluto e complesso, il secondo forse più preciso e verticale.
Verso la metà della vacanza, quando il vino in casa iniziava a scarseggiare, abbiamo organizzato la gita alla cantina Villa Venti, distante una ventina di km sulle colline di Cesena, ove abbiamo trascorso un'oretta con uno dei due titolari. Il luogo, come si nota dall'immagine, era da sogno e anche la cortesia con la quale il vigneron ci ha raccontato la storia sua e dell'azienda è stata ammirevole. Il core business è quello di produrre un sangiovese di terroir, e per far ciò è stata richiesta la consulenza di uno degli agronomi maestri del sangiovese (toscano), il compianto Remigio Bordini, unitamente al figlio enologo. Sono stati selezionati 4 cloni, piantati nelle singole parti di terreno rispettivamente più vocate, al fine di ottenere complessità e profondità. Il risultato è davvero ottimo, con il Primo Segno (sangiovese "base") che si presenta molto elegante, minerale e certamente non muscolare come spesso accade ai sangiovese "fuori sede". Da segnalare anche il Serenaro, bianco fermo da uve "famoso", anch'esso molto minerale e sapido.
Da ultimo, nel viaggio di ritorno, abbiamo fatto sosta a Brisighella, bellissimo borgo, nel quale abbiamo trovato un ristorante veramente straordinario, il top rated della vacanza! Si tratta della Cantina del Buonconsiglio, ubicato in una vietta secondaria, anch'esso fornitissimo di vini di territorio (e naturali), ove abbiamo assaggiato una particolare albana "orange" secca, della cantina Ancarani, per l'esattezza il Santa Lusa. Vino potente, alcolico, ma veramente piacevole, con note di frutta bianca surmatura e un'ottima persistenza, ottimo anche con primi piatti importanti.
Insomma, la Romagna non è solo terra di piadina, spiaggia e discoteca!
Ho trovato, al contrario, una grande attenzione alla qualità dei prodotti, sia gastronomici che enologici. Con riferimento a questi ultimi, ho scoperto un ventaglio veramente vario, con picchi di eccellenza, dal lambrusco, al rosso "stile Oltrepo", al sangiovese, al bianco rifermentato, al metodo classico, al bianco semplice, a quello più complesso... Fino all'albana passita... Che però non ho mai ancora assaggiato...

mercoledì 2 agosto 2017

Vermentini, mare e... Sol!


In una calda sera di inizio agosto, c'è tanta voglia di concedersi qualche momento di svago, ma anche tanto caldo e stanchezza...
E' così che abbiamo pensato di organizzare una cena semplice, leggera, ma estremamente gustosa, che potesse essere accompagnata da vini importanti, ma anche rinfrescanti.
Il pensiero è andato subito al mare, ed in particolare alla Liguria.
Le linguine con il pesto fatto in casa hanno lasciato tutto lo spazio necessario al primo vino, il Carlaz 2015, dell'azienda Prima Terra delle Cinque Terre (la creazione del mitico enologo Walter de Battè), vermentino in purezza coltivato in un vigneto sopra a Carrara, fermentazione con lieviti indigeni, senza controllo della temperatura, breve macerazione sulle bucce, un anno di acciaio, nessuna chiarifica, nessun additivo, pochissima solforosa!
Il colore è da 10 e lode! Un dorato appena velato che invitava veramente alla beva! (la foto, purtroppo, non rende i dettagli del colore).
Al naso, fin da subito, non abbiamo percepito alcuna acidità volatile o "puzzetta", come potevamo aspettarci da un vino così particolare. Al contrario, profumi eleganti, di frutta matura (pesca bianca), marmellata di agrumi, camomilla. All'assaggio lo abbiamo trovato equilibrato, con la giusta acidità e sapidità, e con una leggerissima tannicità sul finale (12,5% alcool).
Come secondo, abbiamo cucinato un semplice branzino al forno (con capperi, olive e pomodorini), con contorno di verdure saltate (melanzane e peperoni).
Attraverso il mare, in pratica, siamo giunti alla seconda bottiglia, ossia l'arcinoto Dettori Bianco 2016, Tenute Dettori, sempre vermentino in purezza, coltivato nella zona Romangia, in provincia di Sassari, con vinificazione totalmente naturale, con un contatto sulle bucce, presumo, un po' più prolungato rispetto al Carlaz.
Questo secondo vino presentava un colore decisamente più tendente all'ambrato, rispetto al collega ligure.
Anche l'alcolicità era decisamente maggiore (14,5%) ed era evidente sia dalla maggiore consistenza nel calice che dal profumo, prima ancora che dall'assaggio.
Al naso questo vermentino è risultato anche più intenso del precedente, con note di frutta ancora più matura,su tutte il fico secco. In bocca si percepiva, come dicevamo, una maggiore alcoolicità, oltre che una maggiore tannicità rispetto al precedente, in parte compensate da acidità e mineralità sicuramente presenti.
Il branzino è stato un po' sovrastato, mentre con la pseudo-caponata era davvero perfetto.
Due versioni, insomma, sulla carta simili, ma nei fatti molto differenti.
Ci sono piaciute molto entrambe: se dovessi addentrarmi in un commento, ho trovato più elegante ed equilibrato il Carlaz, più complesso e potente il Dettori. Mi piacerebbe riassaggiarli tra qualche anno, ma chi ha la pazienza di tenerli in cantina...
Per finire, ci siamo concessi un'ulteriore coccola, con il Sol di Ezio Cerruti (credo annata 2015). Si tratta di un prodotto eccezionale, lui pure vinificato in modo "naturale", da uve 100% moscato bianco.
Il produttore è un maestro di questa uva, che è l'unica prodotta dalla sua cantina nelle Langhe.
Un passito straordinario, con un bellissimo colore ambrato, profumi eleganti e, soprattutto, una bevibilità veramente notevole, a causa della forte spalla acida e di una zuccherinità molto dosata e mai stucchevole.
Uno dei passiti più bevibili che abbia mai assaggiato. Peccato che la bottiglia era solo da 37,5 ml!

lunedì 10 luglio 2017

Terrazze Retiche di Sondrio - Passito Luca 1° - 2010 - Balgera


Degustazione del 6 luglio 2017

  1. GUSTO: 7,5
    Si tratta di un vino insolito, ossia un passito a base nebbiolo di Valtellina. Più che un passito, mettendo il naso nel bicchiere, ci sembra di degustare un barolo un po' evoluto. I profumi sono davvero straordinari, con note di viola appassita e spezie. All'assaggio viene confermata una dolcezza poco invasiva (dalla scheda tecnica dell'azienda, infatti, pare avere un residuo zuccherino di soli 7-9 g/l), che però serve a mitigare e rendere più morbide le asperità del nebbiolo, specie se di montagna. Una sorta di sforzato 2.0, insomma, che personalmente mi è molto piaciuto!
  2. FAIRNESS: 8
    Balgera è un'azienda agricola che non cede ad alcun compromesso! Basti pensare che anche i vini "base" vengono commercializzati solo una decina di anni dopo la vendemmia (questo passito è un'eccezione, essendo una recente idea del figlio del proprietario, che vuole provare a presentare sul mercato qualche prodotto "innovativo"). Ciò perchè vi è la convinzione che i rossi valtellinesi necessitino di un lungo affinamento prima di essere gustati al loro meglio. Ovviamente si tratta di affinamenti molto poco invasivi, con botti grandi e usate, prima, e con lunghi periodi nelle storiche vasche in cemento vetrificato presenti in azienda sin dalla fondazione. Il titolare, pronipote del fondatore Pietro Balgera, è un uomo decisamente diffidente alle mode e ai riconoscimenti da parte delle varie guide (alle quali non manda, per scelta, alcun campione), ma è appassionato del suo lavoro e orgoglioso della cura che utilizza in ogni singolo passaggio. Il metodo di produzione è naturale (lieviti indigeni, nessun componente chimico, pochissima solforosa, nessuna filtrazione), cui segue coerentemente la filosofia di vinificare ogni singolo cru separatamente (salve le dovute eccezioni).
  3. OCCASIONE: 7,5
    per il compleanno di mia moglie (pressochè astemia!!) abbiamo allietato il nostro giovedì sera con un ottimo Rosè di Faccoli per l'insalata di riso e il polpettone di tonno, salvo poi affiancare questo particolare passito alla crostata crema e frutta acquistata per l'occasione nella pasticceria Il dolce cortile di Monza, che consiglio a tutti di visitare!
  4. ACQUISTO: 9
    un paio di anni fa ci siamo recati in gita sociale da Balgera, a Chiuro (SO) e abbiamo fatto incetta di vini. Il sig. Balgera è stato molto accogliente, ci ha fatto visitare tutta la cantina ed ha aperto anche una bottiglia del 1983 per mostrare l'ottima tenuta dei suoi vini. Questa bottiglia, in particolare, è stata acquistata in quella occasione da mio cognato.
  5. PREZZO: 8
    non ricordo esattamente il prezzo di questo passito (intorno ai 20 €), ma ricordo che i prezzi di Balgera, almeno quelli "franco cantina", sono davvero straordinari! Con somme tra i 10 e i 20 euro, infatti, si possono acquistare vini di enorme qualità, rappresentativi del territorio e soprattutto già invecchiati 10-15 anni tra le sagge mani del produttore!
VOTO MEDIO: 8

domenica 11 giugno 2017

Primitivo Salento IGT - Nataly - 2015 - Azienda Agricola Natalino Del Prete


Degustazione dell'11 giugno 2017

  1. GUSTO: 7,5
    I vini di Natalino Del Prete sono forse un po' rustici, ma pieni di emozione, profumi, sapori, territorialità. Quello che è impossibile negare è che si tratti, nel caso di questo Nataly, di un primitivo molto diverso dal 99% dei Primitivi di Manduria che si trovano in commercio... Spesso cupi, dolciastri, alcolici, seduti, senza personalità. Qui c'è un colore rubino intenso, nemmeno troppo carico; un bouquet molto intenso, che spazia dal pepe, alle fragoline di bosco, alle ciliege sotto spirito, al potpuorri di fiori secchi; un frutto croccante, una buona acidità e sapidità
  2. FAIRNESS: 9
    Per quanto mi riguarda, Natalino Del Prete è il produttore di vini "naturali" per antonomasia! Un viticoltore, cresciuto in una famiglia di viticoltori, racconta che il padre ha da sempre optato per una coltivazione con il minore utilizzo possibile di diserbanti e prodotti chimici. E ciò non per le moderne mode naif, ma per il profondo rispetto per la natura e per la convinzione che questo sia il modo per ottenere il meglio dalle proprie piante. Specialmente in un territorio pianeggiante e arido come il Salento, un tipo di agricoltura così artigianale, con rese per ettaro bassissime, inerbimento e zero-chimica, è davvero una rarità. Lui stesso, membro dell'associazione VinNatur, dice che rispettare il rigido disciplinare dell'associazione "è da pazzi... perchè si rischia di perdere tutto il raccolto". Anche in cantina, poi, l'approccio è integralista: less is more! Solo cemento vetrificato, lieviti indigeni, zero filtrazioni, vinificazioni quasi sempre separate per vitigno e vigneto. Il risultato è, inevitabilmente, quello di vini con una forte impronta di vitigno e annata. Credo che questa sia la filosofia migliore che ci sia per esaltare il territorio. Se posso azzardare un paragone, mi ricorda l'abruzzese Emidio Pepe o il pavese Lino Maga
  3. OCCASIONE: 7
    un normale pranzo domenicale estivo, quando la calura non è ancora insopportabile. Una tavolata serena, pietanze semplici, fresche e piacevoli. Dopo una boccia di Franciacorta Rosè con del riso freddo tonno e limone, e delle tartine al patè d'olive, ci vogliamo viziare un po' con qualche fetta si salame, quasi come scusa per aprire anche questo rosso. Nonostante l'alcoolicità (14,5%), devo dire che è stato davvero piacevole come fine-pasto.
  4. ACQUISTO: 9
    in occasione di una vacanza salentina in bassa stagione, ho voluto visitare di persona questa azienda di cui avevo sentito molto parlare. Natalino mi ha intrattenuto per un paio d'ore insieme alla figlia, raccontandomi con passione tutta la sua filosofia produttiva. Ho ordinato un copioso numero di bottiglie, che mi sono fatto spedire con corriere, con spese davvero contenute
  5. PREZZO: 9,5
    mi vergogno quasi a dire che, acquistato in cantina, il vino di Natalino Del Prete costa solo 5 euro la bottiglia! Qualunque bottiglia si scelga! E' una scelta senz'altro coerente con la filosofia aziendale e che conferma la sua buona fede e l'assenza di qualsivoglia finalità speculativa. Forse, devo ammettere, aumentare di qualche euro il prezzo darebbe maggiore dignità alla qualità
VOTO MEDIO: 8,4

sabato 10 giugno 2017

Franciacorta - Extra Brut - 2013 - Azienda Agricola Claudio Faccoli



Sarò didascalico.
Quando c'è qualcosa da festeggiare, occorre aprire delle bollicine.
Le bollicine più pregiate sono quelle ottenute mediante il cd. metodo champenoise (o metodo classico), ossia rifermentate in bottiglia a contatto coi lieviti, da non confondersi con il metodo cd. Martinotti-Charmat, nel quale la presa di spuma avviene in autoclave.
Il luogo in Italia ove si è maggiormente imposta la cultura del metodo classico è la Franciacorta.
Il Monte Orfano, in particolare, è una sottozona a sud della Franciacorta, una delle pochissime ove le vigne sono coltivate in collina, che dona vini più acidi e minerali.
La cantina più rappresentativa del Monte Orfano è l'Azienda Agricola Claudio Faccoli, che produce spumanti metodo classico sin dal 1963, uno dei primi in Franciacorta.
Se siete in tanti, meglio optare per un grande formato.
Una Jeroboam da 3l, per esempio, fa la sua porca figura!
Ultima cosa... State attenti quando la aprite ;)!

Come avrete notato, l'atmosfera festaiola non ha consentito una degustazione più di tanto tecnica, anche se tutti hanno convenuto che trattasi di un vino straordinariamente buono e facile da bere.
Ciò, nonostante si tratti di un pas dosè, con bassissimo grado zuccherino.
Consiglio a tutti una visita a Coccaglio, presso la cantina Faccoli, ove sono stato accolto in modo egregio direttamente dal titolare, che mi ha fatto assaggiare tutte le tipologie di vino prodotte (un brut, un rosè e 3 differenti versioni di pas dosè, con l'apice della "Riserva" che matura ben 10 anni sui lieviti!).
Inoltre, il sig. Faccoli mi ha fatto assaggiare differenti annate e differenti sboccature delle medesime annate, proprio per far comprendere come si tratti di vini artigianali e molto legati al territorio ed all'annata, davvero una rarità in terra di Franciacorta.
Ho conservato qualche bottiglia speciale per addentrarmi un po' di più nella degustazione tecnica.
Buon secondo compleanno, Francy!