mercoledì 2 agosto 2017

Vermentini, mare e... Sol!


In una calda sera di inizio agosto, c'è tanta voglia di concedersi qualche momento di svago, ma anche tanto caldo e stanchezza...
E' così che abbiamo pensato di organizzare una cena semplice, leggera, ma estremamente gustosa, che potesse essere accompagnata da vini importanti, ma anche rinfrescanti.
Il pensiero è andato subito al mare, ed in particolare alla Liguria.
Le linguine con il pesto fatto in casa hanno lasciato tutto lo spazio necessario al primo vino, il Carlaz 2015, dell'azienda Prima Terra delle Cinque Terre (la creazione del mitico enologo Walter de Battè), vermentino in purezza coltivato in un vigneto sopra a Carrara, fermentazione con lieviti indigeni, senza controllo della temperatura, breve macerazione sulle bucce, un anno di acciaio, nessuna chiarifica, nessun additivo, pochissima solforosa!
Il colore è da 10 e lode! Un dorato appena velato che invitava veramente alla beva! (la foto, purtroppo, non rende i dettagli del colore).
Al naso, fin da subito, non abbiamo percepito alcuna acidità volatile o "puzzetta", come potevamo aspettarci da un vino così particolare. Al contrario, profumi eleganti, di frutta matura (pesca bianca), marmellata di agrumi, camomilla. All'assaggio lo abbiamo trovato equilibrato, con la giusta acidità e sapidità, e con una leggerissima tannicità sul finale (12,5% alcool).
Come secondo, abbiamo cucinato un semplice branzino al forno (con capperi, olive e pomodorini), con contorno di verdure saltate (melanzane e peperoni).
Attraverso il mare, in pratica, siamo giunti alla seconda bottiglia, ossia l'arcinoto Dettori Bianco 2016, Tenute Dettori, sempre vermentino in purezza, coltivato nella zona Romangia, in provincia di Sassari, con vinificazione totalmente naturale, con un contatto sulle bucce, presumo, un po' più prolungato rispetto al Carlaz.
Questo secondo vino presentava un colore decisamente più tendente all'ambrato, rispetto al collega ligure.
Anche l'alcolicità era decisamente maggiore (14,5%) ed era evidente sia dalla maggiore consistenza nel calice che dal profumo, prima ancora che dall'assaggio.
Al naso questo vermentino è risultato anche più intenso del precedente, con note di frutta ancora più matura,su tutte il fico secco. In bocca si percepiva, come dicevamo, una maggiore alcoolicità, oltre che una maggiore tannicità rispetto al precedente, in parte compensate da acidità e mineralità sicuramente presenti.
Il branzino è stato un po' sovrastato, mentre con la pseudo-caponata era davvero perfetto.
Due versioni, insomma, sulla carta simili, ma nei fatti molto differenti.
Ci sono piaciute molto entrambe: se dovessi addentrarmi in un commento, ho trovato più elegante ed equilibrato il Carlaz, più complesso e potente il Dettori. Mi piacerebbe riassaggiarli tra qualche anno, ma chi ha la pazienza di tenerli in cantina...
Per finire, ci siamo concessi un'ulteriore coccola, con il Sol di Ezio Cerruti (credo annata 2015). Si tratta di un prodotto eccezionale, lui pure vinificato in modo "naturale", da uve 100% moscato bianco.
Il produttore è un maestro di questa uva, che è l'unica prodotta dalla sua cantina nelle Langhe.
Un passito straordinario, con un bellissimo colore ambrato, profumi eleganti e, soprattutto, una bevibilità veramente notevole, a causa della forte spalla acida e di una zuccherinità molto dosata e mai stucchevole.
Uno dei passiti più bevibili che abbia mai assaggiato. Peccato che la bottiglia era solo da 37,5 ml!

lunedì 10 luglio 2017

Terrazze Retiche di Sondrio - Passito Luca 1° - 2010 - Balgera


Degustazione del 6 luglio 2017

  1. GUSTO: 7,5
    Si tratta di un vino insolito, ossia un passito a base nebbiolo di Valtellina. Più che un passito, mettendo il naso nel bicchiere, ci sembra di degustare un barolo un po' evoluto. I profumi sono davvero straordinari, con note di viola appassita e spezie. All'assaggio viene confermata una dolcezza poco invasiva (dalla scheda tecnica dell'azienda, infatti, pare avere un residuo zuccherino di soli 7-9 g/l), che però serve a mitigare e rendere più morbide le asperità del nebbiolo, specie se di montagna. Una sorta di sforzato 2.0, insomma, che personalmente mi è molto piaciuto!
  2. FAIRNESS: 8
    Balgera è un'azienda agricola che non cede ad alcun compromesso! Basti pensare che anche i vini "base" vengono commercializzati solo una decina di anni dopo la vendemmia (questo passito è un'eccezione, essendo una recente idea del figlio del proprietario, che vuole provare a presentare sul mercato qualche prodotto "innovativo"). Ciò perchè vi è la convinzione che i rossi valtellinesi necessitino di un lungo affinamento prima di essere gustati al loro meglio. Ovviamente si tratta di affinamenti molto poco invasivi, con botti grandi e usate, prima, e con lunghi periodi nelle storiche vasche in cemento vetrificato presenti in azienda sin dalla fondazione. Il titolare, pronipote del fondatore Pietro Balgera, è un uomo decisamente diffidente alle mode e ai riconoscimenti da parte delle varie guide (alle quali non manda, per scelta, alcun campione), ma è appassionato del suo lavoro e orgoglioso della cura che utilizza in ogni singolo passaggio. Il metodo di produzione è naturale (lieviti indigeni, nessun componente chimico, pochissima solforosa, nessuna filtrazione), cui segue coerentemente la filosofia di vinificare ogni singolo cru separatamente (salve le dovute eccezioni).
  3. OCCASIONE: 7,5
    per il compleanno di mia moglie (pressochè astemia!!) abbiamo allietato il nostro giovedì sera con un ottimo Rosè di Faccoli per l'insalata di riso e il polpettone di tonno, salvo poi affiancare questo particolare passito alla crostata crema e frutta acquistata per l'occasione nella pasticceria Il dolce cortile di Monza, che consiglio a tutti di visitare!
  4. ACQUISTO: 9
    un paio di anni fa ci siamo recati in gita sociale da Balgera, a Chiuro (SO) e abbiamo fatto incetta di vini. Il sig. Balgera è stato molto accogliente, ci ha fatto visitare tutta la cantina ed ha aperto anche una bottiglia del 1983 per mostrare l'ottima tenuta dei suoi vini. Questa bottiglia, in particolare, è stata acquistata in quella occasione da mio cognato.
  5. PREZZO: 8
    non ricordo esattamente il prezzo di questo passito (intorno ai 20 €), ma ricordo che i prezzi di Balgera, almeno quelli "franco cantina", sono davvero straordinari! Con somme tra i 10 e i 20 euro, infatti, si possono acquistare vini di enorme qualità, rappresentativi del territorio e soprattutto già invecchiati 10-15 anni tra le sagge mani del produttore!
VOTO MEDIO: 8

domenica 11 giugno 2017

Primitivo Salento IGT - Nataly - 2015 - Azienda Agricola Natalino Del Prete


Degustazione dell'11 giugno 2017

  1. GUSTO: 7,5
    I vini di Natalino Del Prete sono forse un po' rustici, ma pieni di emozione, profumi, sapori, territorialità. Quello che è impossibile negare è che si tratti, nel caso di questo Nataly, di un primitivo molto diverso dal 99% dei Primitivi di Manduria che si trovano in commercio... Spesso cupi, dolciastri, alcolici, seduti, senza personalità. Qui c'è un colore rubino intenso, nemmeno troppo carico; un bouquet molto intenso, che spazia dal pepe, alle fragoline di bosco, alle ciliege sotto spirito, al potpuorri di fiori secchi; un frutto croccante, una buona acidità e sapidità
  2. FAIRNESS: 9
    Per quanto mi riguarda, Natalino Del Prete è il produttore di vini "naturali" per antonomasia! Un viticoltore, cresciuto in una famiglia di viticoltori, racconta che il padre ha da sempre optato per una coltivazione con il minore utilizzo possibile di diserbanti e prodotti chimici. E ciò non per le moderne mode naif, ma per il profondo rispetto per la natura e per la convinzione che questo sia il modo per ottenere il meglio dalle proprie piante. Specialmente in un territorio pianeggiante e arido come il Salento, un tipo di agricoltura così artigianale, con rese per ettaro bassissime, inerbimento e zero-chimica, è davvero una rarità. Lui stesso, membro dell'associazione VinNatur, dice che rispettare il rigido disciplinare dell'associazione "è da pazzi... perchè si rischia di perdere tutto il raccolto". Anche in cantina, poi, l'approccio è integralista: less is more! Solo cemento vetrificato, lieviti indigeni, zero filtrazioni, vinificazioni quasi sempre separate per vitigno e vigneto. Il risultato è, inevitabilmente, quello di vini con una forte impronta di vitigno e annata. Credo che questa sia la filosofia migliore che ci sia per esaltare il territorio. Se posso azzardare un paragone, mi ricorda l'abruzzese Emidio Pepe o il pavese Lino Maga
  3. OCCASIONE: 7
    un normale pranzo domenicale estivo, quando la calura non è ancora insopportabile. Una tavolata serena, pietanze semplici, fresche e piacevoli. Dopo una boccia di Franciacorta Rosè con del riso freddo tonno e limone, e delle tartine al patè d'olive, ci vogliamo viziare un po' con qualche fetta si salame, quasi come scusa per aprire anche questo rosso. Nonostante l'alcoolicità (14,5%), devo dire che è stato davvero piacevole come fine-pasto.
  4. ACQUISTO: 9
    in occasione di una vacanza salentina in bassa stagione, ho voluto visitare di persona questa azienda di cui avevo sentito molto parlare. Natalino mi ha intrattenuto per un paio d'ore insieme alla figlia, raccontandomi con passione tutta la sua filosofia produttiva. Ho ordinato un copioso numero di bottiglie, che mi sono fatto spedire con corriere, con spese davvero contenute
  5. PREZZO: 9,5
    mi vergogno quasi a dire che, acquistato in cantina, il vino di Natalino Del Prete costa solo 5 euro la bottiglia! Qualunque bottiglia si scelga! E' una scelta senz'altro coerente con la filosofia aziendale e che conferma la sua buona fede e l'assenza di qualsivoglia finalità speculativa. Forse, devo ammettere, aumentare di qualche euro il prezzo darebbe maggiore dignità alla qualità
VOTO MEDIO: 8,4

sabato 10 giugno 2017

Franciacorta - Extra Brut - 2013 - Azienda Agricola Claudio Faccoli



Sarò didascalico.
Quando c'è qualcosa da festeggiare, occorre aprire delle bollicine.
Le bollicine più pregiate sono quelle ottenute mediante il cd. metodo champenoise (o metodo classico), ossia rifermentate in bottiglia a contatto coi lieviti, da non confondersi con il metodo cd. Martinotti-Charmat, nel quale la presa di spuma avviene in autoclave.
Il luogo in Italia ove si è maggiormente imposta la cultura del metodo classico è la Franciacorta.
Il Monte Orfano, in particolare, è una sottozona a sud della Franciacorta, una delle pochissime ove le vigne sono coltivate in collina, che dona vini più acidi e minerali.
La cantina più rappresentativa del Monte Orfano è l'Azienda Agricola Claudio Faccoli, che produce spumanti metodo classico sin dal 1963, uno dei primi in Franciacorta.
Se siete in tanti, meglio optare per un grande formato.
Una Jeroboam da 3l, per esempio, fa la sua porca figura!
Ultima cosa... State attenti quando la aprite ;)!

Come avrete notato, l'atmosfera festaiola non ha consentito una degustazione più di tanto tecnica, anche se tutti hanno convenuto che trattasi di un vino straordinariamente buono e facile da bere.
Ciò, nonostante si tratti di un pas dosè, con bassissimo grado zuccherino.
Consiglio a tutti una visita a Coccaglio, presso la cantina Faccoli, ove sono stato accolto in modo egregio direttamente dal titolare, che mi ha fatto assaggiare tutte le tipologie di vino prodotte (un brut, un rosè e 3 differenti versioni di pas dosè, con l'apice della "Riserva" che matura ben 10 anni sui lieviti!).
Inoltre, il sig. Faccoli mi ha fatto assaggiare differenti annate e differenti sboccature delle medesime annate, proprio per far comprendere come si tratti di vini artigianali e molto legati al territorio ed all'annata, davvero una rarità in terra di Franciacorta.
Ho conservato qualche bottiglia speciale per addentrarmi un po' di più nella degustazione tecnica.
Buon secondo compleanno, Francy!

mercoledì 7 giugno 2017

Cosa resterà di questi anni '80 - 5 bianchi francesi di oltre 30 anni


Ieri sera si è svolta, nella prestigiosa cornice del Westin Palace di Milano, la seconda serata dedicata ai vini francesi degli anni ottanta.
Questa volta toccava ai vini bianchi (per la serata dedicata ai rossi http://ilvinogiusto.blogspot.it/2017/04/cinque-grandi-bordeaux-alla-prova-dei.html), ed è stata un'esperienza davvero affascinante!
Se bere rossi invecchiati di 20 o 30 anni è già un'eccezione, capita davvero rarissimamente di imbattersi in vini bianchi così datati.
La serata è stata condotta magistralmente da Nicola Bonera, che è riuscito in poco più di un'ora di presentazione, a fare una esaustiva e puntuale carrellata su tutti i territori dei vini che avremmo assaggiato di lì a poco: le Graves (Bordeaux), lo Champagne, il Sancerre, l'Alsazia, lo Jura e il Sauternes.
Già dopo aver ascoltato le descrizioni dettagliate dei differenti terroir, della composizione dei terreni, con tanto di carte litografiche, delle denominazioni con i migliori cru, si poteva agevolmente comprendere la grandezza della Francia enologica, che con riferimento ai vini bianchi diventa difficilmente avvicinabile da ogni altra nazione, Italia compresa.
Venendo alla degustazione, siamo partiti tranquilli con un Pessac Leognan Gran Cru Classè della cantina Malartic Lagraviere, del 1985, il quale, a mio modesto avviso, mostrava i primi segni di evoluzione. Lo stupore è stato scoprire che la bottiglia era stata acquistata per poco più di 20 euro! E allora ne vale eccome la pena!
Poi siamo subito volati in cielo con lo Champagne 1er Cru Brut Reserve di Maillart, del 1982, azienda di Ecueil, attenta ad una viticoltura sostenibile, alla nona generazione di gestione familiare, che ogni anno mette anche sul mercato poche centinaia di bottiglie di annate storiche, con sboccature recenti, un bel divertissment! Nel nostro caso, per esempio, la sboccatura risale al 2009 (se non ricordo male), e dunque il vino ha passato oltre 25 anni sui lieviti! Spumante frutto di un blend con prevalenza pinot nero, che mostrava un bellissimo colore dorato, un perlage evidentemente molto delicato, un profumo avvolgente e maturo, e un gusto molto complesso, senza perdere quella piacevole capacità di lavare la bocca che si richiede sempre quando si aprono delle bollicine. Qui il prezzo si avvicinava ai 150 €, ma il prodotto era davvero eccezionale!
Segue il più bizzarro dei vini in degustazione, un Sancerre di Gitton del 1985, che è apparso ancora giovanissimo nel colore, con riflessi verdognoli. Il profumo intensissimo di senape e cipollotto, lo ha reso davvero fin troppo particolare per il gusto della gran parte della sala. E' stato, però, interessante notare in che modo davvero incredibile possa evolvere il sauvignon.
Prima di passare ai miei due vini preferiti, come quinto vino ci è stato servito un Vin Jaune dello Jura, cantina Chateau d'Arlay, del 1989, che si è mostrato senz'altro potente e di grande struttura, anche se le note ossidative tipiche dei vini realizzati con questa tecnica mi sono apparse un po' fastidiose.
Il quarto vino è stato l'apoteosi dei sensi! Credo si tratti di uno dei vini con i profumi più gradevoli che abbia mai assaggiato. Era un Riesling alsaziano, Vendage Tardive, della storica cantina Hugel, annata 1988. Profumi floreali, ma anche agrumati e speziati, di un'eleganza davvero difficile da descrivere. Al sorso il vino era abbastanza esile, come del resto deve essere un riesling, anche se ancora elegantissimo e capace di lunghissimo invecchiamento, anche perchè ancora non emergeva alcun sentore di idrocarburo, spesso presenti nelle fasi di massima maturazione di questo vitigno! La fascia di prezzo intorno ai 60 euro è a mio giudizio davvero giustificata!
Da ultimo, dulcis in fundo, per la serie "ti piace vincere facile", uno straordinario Sauternes di Raymond Lafon, del 1988. Un colore ambrato, un profumo stordente! Agrumi canditi che lasciavano solo trasparire dietro le quinte la classica nota di zafferano, a volte troppo sgraziata nei sauternes meno pregiati. Anche al sorso, una giusta nota acida che ne ha invogliato grandemente la beva! Siamo di fronte a un vino frutto di una selezione maniacale di ogni singolo acino colpito dalla muffa nobile, raccolto solo alla perfetta maturazione e lavorato con fermentazione in barriques nuove. Chapeau!
Alla fine della serata ci siamo divertiti a pensare a una degustazione simile da farsi con vini bianchi italiani, arrivando alla conclusione che, salvo poche eccezioni, i grandi bianchi di casa nostra hanno ancora vita troppo giovane. Non ci resta che aspettare qualche decennio, sicuri che anche da noi si sta imboccando la strada giusta della qualità.

lunedì 15 maggio 2017

Barbera d'Alba Superiore - Sorito Mosconi - 2008 - Poderi Rocche dei Manzoni


Degustazione del 14 maggio 2017

  1. GUSTO: 8
    un grande vino! Una di quelle versioni "moderne" di barbera, che consente di ottenere vini potenti, corposi e longevi. In particolare, questo vino, con uve dall'omonimo vigneto cru, di oltre sessant'anni, dopo una fermentazione per 10-12 giorni a contatto con le bucce, affina per 24-30 mesi in barrique. Il risultato è un vino molto corposo (anche la gradazione, del resto, si attesta sui 14,5%), di un rosso rubino quasi impenetrabile e con profumi intensi ed eleganti (frutti rossi su tutti). All'assaggio abbiamo apprezzato molto la morbidezza e la presenza di tannini per nulla invadenti. Il legno è stato sicuramente ben dosato e ha dato eleganza ed equilibrio al vino, anche se forse ha in parte sacrificato alcune peculiarità del vitigno. Quanto all'evoluzione, infine, sono pronto a scommettere che tra 10 anni il vino sarebbe stato ancora perfettamente integro, e magari avrebbe acquisito qualche sfaccettatura in più. Meno male che ne abbiamo ancora qualche bottiglia in cantina!
  2. FAIRNESS: 7,5
    Podere Rocche dei Manzoni è una realtà dinamica e moderna delle Langhe, che ha sempre puntato tutto sulla qualità; non esistono quasi vini "base"! Molto importanti sono i singoli vigneti, trattati come veri e propri cru (il Sorito Mosconi è un esempio), soprattutto per il re, il Barolo, presentato in ben 4 differenti versioni "mono-vigneto". La modernità sta nell'aver puntato su uno stile che fino a qualche decennio fa non era troppo in uso nelle Langhe (si pensi al metodo classico da uve chardonnay, di cui ho parlato nel precedente post http://ilvinogiusto.blogspot.it/2016/12/special-edition-natale-2016.html), oltre che per l'uso abbastanza frequente delle botti piccole. A ciò si affianca una tendenza alla coltivazione in regime biologico ed in alcuni casi biodinamico
  3. OCCASIONE: 7,5
    in questa domenica di metà maggio festeggiavamo tutte le mamme ed in particolare mia cognata che compieva gli anni. La suocera ha proposto dei ravioli con stracciatella di bufala, pomodorini e basilico e del vitello tonnato. So bene che l'abbinamento con il nostro campione di struttura è stato poco azzeccato, ma avevamo voglia di berlo e quindi ci è piaciuto così!
  4. ACQUISTO: 7
    come anticipavo nel precedente post sopra riportato, ho conosciuto questa cantina grazie a mio zio, che ne è grande estimatore, e ho assaggiato quasi tutta la gamma in occasione di un Vinitaly di qualche anno fa. Questa bottiglia proviene da un successivo ordine effettuato direttamente presso l'azienda, che ci è stato spedito a mezzo corriere. Questa specifica bottiglia è stata acquistata da mio cognato
  5. PREZZO: 7,5
    nell'estate 2014 abbiamo pagato (uso il plurale perchè era un ordine condiviso con amici) circa 18 euro iva inclusa per questa bottiglia; su internet ed in enoteca si trova intorno ai 25 euro. Come per il vino, anche il prezzo mi sembra pressochè ineccepibile! Non si può magari parlare di un affare, ma di certo vale assolutamente la pena come spesa
VOTO MEDIO: 7,5

lunedì 24 aprile 2017

Terrazze Retiche di Sondrio IGT - Selvatico - 2013 - Pietro Selva

Degustazione del 24 aprile 2017


  1. GUSTO: 7,5
    affilato, tagliente... Selvatico! Proprio quello che ci si aspetta da un nebbiolo di montagna! Il tipico colore rubino scarico, al naso è complesso, inizialmente con sentori di frutti rossi e poi con una piacevole nota speziata, di cacao o di caffè. In bocca c'è la conferma di questa complessità, ma anche della sua selvaticità, con un'acidità di poco superiore alla tannicità. Nel complesso, mi è parso un vino molto intrigante, che si lascia bere volentieri, pur presentando forti tipicità legate al territorio ed al vitigno. Sono contento di averlo bevuto relativamente giovane (2013), perchè credo che fosse questo il tipo di vino che aveva in mente il produttore
  2. FAIRNESS: 8,5
    l'azienda agricola Selva Pietro è di recentissima costituzione e di minuscole dimensioni (1,5 ha vitati), ma ha tutte le carte in regola per essere già considerata insieme ai nomi più noti e riconosciuti della nuova enologia "naturale". Non credo che il proprietario ami questo genere di etichette (così come, per esempio, non insegue a tutti i costi la doc Valtellina Superiore - Sassella), ma, per quel poco che ci è dato di sapere, la sua filosofia è proprio quella. Un giovane e preparato enologo, che cerca di esprimere al massimo le potenzialità del proprio territorio, senza trucchi e senza scorciatoie
  3. OCCASIONE: 7
    uno pseudo-ponte prefestivo è un buon pretesto per assaggiare una bottiglia fuori dal comune, anche se trattasi pur sempre di un vino cd. quotidiano
  4. ACQUISTO: 9
    questa bottiglia è stata acquistata dal mio amico Pax ad una fiera prenatalizia a Monza, direttamente dalle mani del produttore, che gliel'ha pazientemente illustrata
  5. PREZZO: 7,5
    come al solito, la viticoltura eroica della Valtellina non può confrontarsi con quella industriale e di pianura. Ciò posto, la fascia 10-12 euro è corretta, per un vino che è tutt'altro che banale



VOTO MEDIO: 7,9