giovedì 5 aprile 2018

Caro Bordeaux, ancora non mi hai stregato...


Sono nel mio periodo francese, è ufficiale.
Ed è un periodo che, per un enofilo, potrebbe durare un'intera esistenza!
Dopo qualche entusiasmante assaggio di Champagne e Borgogna, per Pasqua ho deciso di fare un salto sull'oceano atlantico, nei pressi dell'estuario della Gironda, ossia nella regione di Bordeaux.
La scelta è finita su un S. Emilion e su un Margaux, di due Chateau di medio livello, il primo del Chateau Cardinal-Villemaurine ed il secondo del Chateau Marquis de Terme.
Si tratta di due ottimi vini, che si piazzano in una fascia di prezzo abbordabile (30-50 euro a bottiglia, a seconda dell'annata o del canale di distribuzione), che rappresentano rispettivamente uno dei comuni più prestigiosi della rive droite della Gironda, con prevalenza merlot, e l'altro della rive gauche, con prevalenza cabernet.
Per aggiungere carne al fuoco, ho optato per due annate, entrambe considerate "grandi", ma molto distanti tra loro: la 2010 per il S. Emilion e la 1986 per il Margaux!
Il risultato dell'esperimento, però, è stato molto differente da quello che mi aspettavo.
Mi aspettavo che il vino del 2010 fosse estremamente potente e quasi difficile da bere, invece era già equilibrato e bevibilissimo; mi aspettavo, poi, che il vino del 1986 fosse ancora straordinariamente giovane, ed invece qualche segno dell'età iniziava a sentirsi, soprattutto nei profumi.
Ancora, mi aspettavo che i 2 vini fossero molto differenti tra loro, invece, cercando di fare la tara rispetto alle differenze di età, ho notato alcuni tratti in comune, quali un buon corpo, una trama tannica molto levigata, una grande rotondità ed alcune note ematiche.
Più specificatamente, il Margaux era veramente setoso, forse troppo, dal momento che il tannino era pressochè scomparso. Anche l'acidità era appena accennata, dovendosi giocare le "durezze" quasi esclusivamente su una vena minerale, comunque interessante.
Il profumo aveva un primo impatto un po' evoluto, salvo poi mostrare un bouquet veramente elegante.
Sicuramente persistente, ma meno complesso di quanto mi aspettassi; si è comunque rivelato perfetto per il delicato agnello al forno di mia suocera!
Il giovane cugino di S. Emilion, invece, aveva ancora il frutto in piena maturazione, risultando sicuramente meno complesso all'olfatto, ma forse più equilibrato al palato, e più adatto a sopportare i tipici abbinamenti gastronomici da grande vino rosso.
Come ogni buona bevuta, sono soddisfatto, anche se, devo ammettere, in vini di questo livello cerco una maggiore verticalità, un tannino un po' più vivo, un'acidità più vibrante, qualche emozione in più...
Alcuni dicono che i vini di Bordeaux sono più facili da bere rispetto ai Borgogna, altri dicono l'esatto opposto.
Di sicuro ho davanti ancora tanta strada nella comprensione di queste due maestose zone, ma per ora mi trovo molto più in sintonia con il pinot nero!
Cara Bordeaux, spero che mi farai ricredere...

P.S.: sempre il giorno di Pasqua, in visita allo zio che mi ha iniziato al mondo del vino, ho assaggiato anche il Barolo Ciabot Mentin 2001 di Clerico... Mostruoso! Sinceramente, per il mio personale gusto, ha fatto le scarpe senza appello ad entrambi i cugini d'Oltralpe!

lunedì 12 marzo 2018

Nuits Saint Georges - 1er cru "Les Pruliers" - 1993 - Domaine Chicotot


Degustazione del 10 marzo 2018

  1. GUSTO: 9
    Il problema maggiore di definire un vino di questo calibro è che, rasentando la massima armonia, ogni elemento si fonde insieme come una grande orchestra che suona all'unisono, rendendo difficile descrivere quali strumenti stiano suonando e quali siano le singole melodie. Appena stappata la bottiglia, dopo quasi 25 anni di lento riposo nel vetro, ho avuto il timore che qualcosa non fosse a posto: il colore si presenta un bel granato non troppo carico, ma comunque abbastanza brillante; il naso chiuso; assaggio un goccio e sento un'acidità che rasenta l'acetico... Non mi perdo d'animo, decido di decantare, anche per diminuire le impurità presenti, aspetto un'oretta che prenda qualche grado e che respiri... Arrivano gli ospiti "et voilà"! Ecco i profumi inebrianti e complessi, dal floreale, al balsamico, dallo speziato ad una nota eterea che però non pare indice di eccessiva evoluzione. Il sorso segue perfettamente questa linea di eleganza e complessità, oltre che di estremo equilibrio tra la spalla acida, ancora viva dopo 25 anni, una struttura ed un tannino levigati dagli anni giusto quel tanto da renderli più fini, e poi quella nota etera che troviamo anche nel sorso e che adoro. E' quasi impossibile per un normale appassionato come me valutare insieme l'influenza del Comune, del singolo cru, dell'azienda e dell'annata... Forse, però, in questo caso, il compito è arduo proprio perchè la bella struttura dei NSG è mitigata da un cru particolarmente elegante, da un domaine che lavora in modo leggero e da un lungo periodo di affinamento in bottiglia. Top!
  2. FAIRNESS: 7,5
    Il Domaine Chicotot è il tipico esempio del domaine di Borgogna. Otto generazioni di vigneron, con sede a NSG, solo 7 ettari curati nei minimi dettagli, in cantina macerazioni lunghe, zero filtrazioni e sapiente utilizzo del legno nuovo, per dare vita a vini che rispecchino il territorio e fatti per durare negli anni.
  3. OCCASIONE: 7
    Ormai ho deciso che, per i grandi vini di Borgogna, è controproducente aspettare eventi particolari o dare troppo peso al contorno... Due soli criteri: pochi ospiti e meno distrazioni possibile! Al resto ci pensa il vino!
  4. ACQUISTO: 8
    ho già parlato di Millesime.com. Grazie a questo sito, anche noi semplici appassionati possiamo attingere con un click ai vini migliori al mondo, con 20 o più anni di rispettosa cantina sulle spalle, senza dover ipotecare la propria casa!
  5. PREZZO: 8
    Come al solito occorre parametrarsi a un pinot nero di Borgogna, 1er cru, di un Comune di prima fascia come NSG, acquistato in condizioni perfette a 25 anni dalla vendemmia. Da queste premesse mi aspetterei una fascia da 80 a 150 euro. Ecco perchè i 51 euro spesi sono veramente un gran prezzo, a mio giudizio!
VOTO MEDIO: 7,9

martedì 6 marzo 2018

Live Wine 2018 - la mia personale Top 5


Domenica ho trascorso buona parte della giornata al Live Wine di Milano, evento ormai tra i più importanti sul tema dei vini naturali.
La prima considerazione è la straordinaria fruibilità della fiera!
Non so se l'afflusso di persone sia stato più ridotto rispetto alle attese, sta di fatto che i visitatori erano equamente distribuiti tra i vari stand, riducendo quasi totalmente le attese e consentendo anche nelle ore "di punta" una buona possibilità di fare 4 chiacchiere con i produttori.
Venendo agli assaggi che mi hanno colpito più favorevolmente:

  1. Puro 2010 di Movia (Carso sloveno): mi ha stregato! Si tratta di un metodo ancestrale da uve chardonnay e ribolla gialla, sboccato davanti ai nostri occhi in un cestello di acqua ghiacciata. Un vino particolare, molto complesso, ma equilibratissimo!
  2. Montemarino 2014 e 2010 di Cascina degli Ulivi: il miglior cortese di Gavi che abbia mai assaggiato. La mini verticale, inoltre, ha consentito di apprezzare la profondità donata da qualche anno in bottiglia. Le note minerali sono ben amalgamate ad una morbidezza avvolgente.
  3. Erasmo Castelli 2011 (?) di Maria Pia Castelli: un montepulciano in purezza prodotto nel piceno. La barrique non è sempre il male assoluto... Con un vitigno ricco e corposo come il montepulciano, per esempio, può conferire maggiore complessità ed eleganza, come in questo caso. Il miglior rosso assaggiato!
  4. Zibibbo 2016 di Barraco: l'aromaticità al servizio della mineralità. E' un vino famosissimo ed effettivamente è straordinario, in tutti i sensi. Con questa bottiglia Nino Barraco ha mostrato la magia di vinificare l'uva zibibbo in un vino secco, conservandone i profumi aromatici, ma associati ad una freschezza e bevibilità incredibili. L'aterego del Fol di Ezio Cerruti.
  5. Sauternes 2015 di Pascaud Villefranche: tutti a casa... Sarò sensibile al fascino dei vini botritizzati, ma quando assaggio un sauternes in una fiera, tutti gli altri vini mi paiono inferiori. La verticale dell'ottima azienda bordolese, dal 2015 al 2009 ha visto vincitore quest'ultimo. Ricchezza, eleganza e persistenza infinite... Per 20 euro la bottiglia, c'è da strapparsi i capelli!

domenica 11 febbraio 2018

Morey Saint-Denis - En La Rue de Vergy - 2001 - Domaine Henri Perrot-Minot


Degustazione del 10 febbraio 2018

  1. GUSTO: 8
    Eccoci finalmente alla Borgogna... Il santuario di ogni enofilo, 1247 climats con nomi e classificazioni differenti, al netto delle peculiarità di ogni singolo domaine e di ogni annata... Insomma, si tratta della croce e delizia di quasi tutti gli appassionati di vino, me compreso, di un mondo straordinario e affascinante, ma anche talmente variegato, complesso (e costoso!), da rendere veramente arduo fare paragoni o commenti in qualche modo "oggettivi" e completi. Fatta questa premessa, anche per un palato giovane come il mio si tratta di vini straordinari e speciali!
    In questo caso ci troviamo nella parte nord della Cote de Nuits, a cavallo tra Morey Saint-Denis e Chambolle-Musigny, in una parcella di categoria "village" (che probabilmente a breve diventerà un 1er cru), ma che confina direttamente con due straordinari Grand Cru, ossia il Clos de Tart ed il Bonnes Mares. Più nel dettaglio, ci troviamo a monte rispetto a queste vigne mitologiche, dove residuano circa 20cm di terreno lavorabile, prima di uno strato di 30m di roccia! Quanto all'annata, il 2001 è stata molto irregolare, che ha regalato vini spesso un po' sbilanciati verso le durezze (la fonte di buona parte di queste informazioni è la bibbia appena uscita a firma di Armando Castagno).
    Venendo alla bottiglia che abbiamo assaggiato, si tratta, al contrario, di un vino equilibratissimo! Il colore rubino ancora molto luminoso (seppur non troppo carico), già inizia a virare verso eleganti tinte granata. Dopo un'oretta dall'apertura i profumi si sono sprigionati in un'elegantissimo bouquet floreale, con terziari molto intriganti, seppur appena accennati. Al gusto, un tannino e una vena acida ben bilanciati accolgono il sorso con forza, salvo poi, dopo un attimo di suspence, lasciare spazio ad aromi piacevolissimi ed eleganti, coerenti con il naso. Teoricamente sia il Bonnes Mares che il Clos de Tart danno vini (seppur spaziali!) abbastanza corposi e tannici, mentre questa bottiglia mi è parsa slanciata e per nulla pesante, forse proprio grazie alla maggiore altitudine ed al terreno ancora meno profondo. Senz'altro non si tratta di un mostro di complessità, ma forse questa versione ha una bevibilità ancora più facile. La bottiglia l'abbiamo bevuta in 2, ma se fosse stata una jeroboam l'avremmo finita senza problemi! Forse anche l'annata non sarà stata straordinaria, ma resta una bevuta al limite della perfezione, rispetto a quello che personalmente cerco in un rosso!
  2. FAIRNESS: 8,5
    La cantina è anch'essa di primissimo ordine, essendo il Domaine Perrot-Minot una piccola realtà che per molti ha preso il testimone addirittura della divinità della biodinamica in Borgogna, ossia quell'Henry Jayer i cui vini costano oggi anche 15.000 euro a bottiglia (!!!). Senza dubbio si tratta di un'eccellenza di qualità, sia con riferimento ai vigneti di qualità, ai metodi di coltivazione, ma anche soprattutto all'attenzione in cantina
  3. OCCASIONE: 7
    A volte c'è la tentazione di pensare che certi vini vadano aperti solo il giorno di Pasqua o in un ristorante stellato... A mio giudizio, al contrario, si tratta di vini da un lato piacevolissimi e ottimi da abbinare alla cucina anche casalinga e non troppo elaborata, dall'altro, però, di prodotti talmente complessi, che meritano di essere al centro della serata, bevuti e commentati con pazienza, e non un ornamento rispetto a una festa o a un'occasione.
    Nel mio caso, ero insieme al mio fido cognato che condivide la mia stessa passione, e lo abbiamo degustato prima, dopo e durante una cena a base di pizza fatta in casa e formaggi di capra
  4. ACQUISTO: 8
    Ho da poco scoperto questo il sito francese (www.millesimes.com) che fornisce le eccellenze dell'enologia francese, soprattutto Borgogna, Bordeaux e Champagne, con un catalogo vastissimo, prezzi ottimi e, soprattutto, la possibilità di acquistare vini di vecchie annate, circostanza fondamentale se si vuole gustare al meglio i vini di queste zone
  5. PREZZO: 7,5
    Se lo rapportiamo agli altri vini di Borgogna, alla posizione ottimale della vigna, alla cantina molto rinomata ed ai 17 anni di distanza dalla vendemmia, i 42,30 € pagati sono veramente pochi. Anche come valore assoluto, credo che questa bottiglia li valesse tutti!
VOTO MEDIO: 7,8

sabato 27 gennaio 2018

Io Bevo Così 2018


Giunta alla quinta edizione, questa manifestazione incentrata sui vini naturali, nata in terra lecchese, fa un grande salto di qualità approdando nella Milano bene, in particolare nella prestigiosa location dell'Hotel Gallia Excelsior.
L'evento, tenutosi lo scorso lunedì 22.01.2018, era aperto solo a professionisti del settore, così garantendo maggiore facilità di dialogo con i numerosi produttori presenti personalmente ed assaggi più sereni.

Venendo alla mia personale esperienza, ero partito con grandi aspettative relative ad alcune cantine che sono ormai nel gota del vino naturale italiano (Stefano Amerighi, Montisci, Terpin, Collecapretta), alcuni dei quali non avevo mai avuto il piacere di assaggiare.
Alla fine del pomeriggio, però, devo ammettere di aver avuto qualche piccola delusione da questi mostri sacri e di aver trovato maggior soddisfazione da altre aziende.
Partiamo subito con quello che viene considerato l'enfant prodige del vino italiano, produttore in quel di Cortona del miglior syrah d'Italia, ossia Stafano Amerighi: orbene, l'assaggio delle due versioni "base" e "cru" (apice) dell'annata 2014 mi ha mostrato due vini sicuramente molto ben fatti, per forza di cosa ancora giovani, ma senza quella complessità ed eleganza in più che mi sarei aspettato, soprattutto considerando che il secondo vino, per esempio, costa intorno ai 40 euro a bottiglia in enoteca. Gli darò ovviamente molte altre possibilità, ma per me non è stato amore a prima vista.
Un passo in più quanto a struttura avevano i vini di Giovanni Montisci (Mamoiada - NU), specialmente la riserva, ma anche qui, con un prezzo di oltre 50 euro la bottiglia e la fama di miglior Cannonau d'Italia mi sarei aspettato un quid pluris...
Passando a Collecapretta, piccola e storica realtà umbra, il discorso è parzialmente diverso, trattandosi senz'altro di vini già di per sè più semplici (ed economici), ho apprezzato molto il trebbiano macerato "Terra dei preti", meno gli altri 2 bianchi proposti.
Estremi,poi, i bianchi macerati di Franco Terpin, direttamente dal Carso di Gravner & Co.! Se nella ribolla e nel Jakot gli spigoli erano ottimamente integrati con complessità aromatica e nella peculiare mineralità donata dal terroir, il mio giovane palato è ancora poco pronto per vini come il suo pinot grigio o chardonnay, dove, a mio sommesso avviso, la volatile ed i tannini prevalevano sulla godibilità del sorso.
Venendo agli assaggi che più mi hanno colpito ed emozionato, la linea "giovane" di Marina Palusci (Pianella - PE) denominata "Senzaniente" e con bottiglia trasparente è di una bevibilità assassina! La più complessa linea Plenus azzarda qualcosa in più con le macerazioni e l'uso ancor più limitato della solforosa, con ottimi risultati, soprattutto, a mio avviso, nel pecorino e nel montepulciano d'Abruzzo.
Grande sorpresa sono stati, poi, i dolcetto d'Ovada di Cascina Boccaccio, con enorme gap tra il "base", fresco, fruttato e beverino (meglio ancora nella versione senza SO2) e la riserva che strizza l'occhio ai grandi vini da invecchiamento!
Passando alle bollicine, oltre all'insuperabile Champagne BdN di Marc Augustin "Cuvèe CCCI", ottima impressione mi hanno fatto Alessandra Divella (Franciacorta), con dei vini complessi e già relativamente maturi nella versione "base" del BdB dosaggio zero, e soprattutto Castello di Stefanago (Oltrepò).
Quest'ultimo propone degli interessanti spumanti con metodo ancestrale, per esaltare ancora di più terroir e annata, vini veramente speciali ed emozionanti! Anche il suo riesling renano, assaggiato in  verticale dal 2015 al 2010 mi è parso il migliore esempio italiano personalmente provato!
Menzione speciale, infine alla cantina francese Mas des Agrunelles, proveniente da una zona sperduta della Languedoc, che presentava numerose etichette da vitigni autoctoni: il mio preferito è stato senz'altro il Les Hauts de Perry, a base syrah, con avvolgenti sentori di spezie e cioccolato!
Ciò che mi porto a casa è sicuramente un piccolo passo in più nel mondo dei vini naturali, che restano senz'altro la categoria per me più affascinante e dal maggior potenziale espressivo. Certo in alcuni casi i sapori sono un po' estremi e bisogna farci un po' di abitudine, in altri i prezzi seguono l'inevitabile curva della domanda e offerta, ma ormai il mercato è talmente ampio da regalare ad ogni degustazione sorprese nuove e, soprattutto, emozioni che il 90% dei vini tradizionali non riesce a darmi.

domenica 7 gennaio 2018

Confronti vari delle feste (Francia VS Italia and much more...)


Dal 24 dicembre al 7 gennaio ne è passato di vino sotto i ponti, ma diverse peripezie mi hanno impedito di approfondire le singole bevute.
Il vero vantaggio di questi periodi di vacanza e degli infiniti pasti condivisi con numerosi commensali è, però, la possibilità di mettere a confronto diverse bottiglie pregiate, che magari avremmo bevuto da sole in un periodo qualsiasi dell'anno.
E' così che voglio riassumere le mie bevute di queste feste con alcuni spunti di riflessione che mi hanno lasciato alcuni confronti tra vini simili.
La vigilia ed il giorno di Natale, in particolare, abbiamo messo a confronto due bollicine delle Langhe (Metodo Classico Extra Brut di Attilio Ghisolfi e Valentino Brut Zero di Rocche dei Manzoni) con due Champagne (Extra Brut Platine di Nicholas Maillart e Brut Reserve Grand Cru Blanc de Blancs di De Sousa). La fascia di prezzo e la tipologia erano solo relativamente paragonabili (tra i 20 e i 25 per gli italiani, tra i 25 ed i 35 per i cugini d'Oltralpe (franco cantina); tutti BdB tranne il Maillart e tutti tendenzialmente poco o per nulla dosati), ma qualche comune denominatore lo abbiamo trovato. Innanzitutto la bolla, decisamente più fine negli champagne; quanto ai profumi, nonostante l'intensità dei langaroli, i francesi avevano una maggiore complessità; all'assaggio, poi, entrambi gli italiani ci sono apparsi un po' aggressivi su una nota amarognola finale, interessante per gli abbinamenti gastronomici, ma che li ha resi nel complesso un gradino sotto ai cugini quanto a eleganza e piacevolezza.
Altra estemporanea provocazione è stata constatare come un aglianico stagionato (Taurasi Radice di Mastroberardino del 1998), una volta persi per strada i tannini ruspanti, possa umilmente reggere il confronto con i più grandi vini rossi da invecchiamento (nella specie, il comunque irraggiungibile Barolo Vigna Colonnello di Aldo Conterno del 2007, bevuto in magnum).
Durante la vacanza per i giorni di capodanno, poi, abbiamo assaggiato un altro champagne, il Couvèe de Reserve di Christophe Lefevre (100% naturale e socio VinNatur!), BdN a base di pinot meunier, che, oltre ad essere il più riconoscibile tra i tre assaggiati, ci ha veramente entusiasmato per la facilità di beva (e per il prezzo convenientissimo di 18 € in cantina!).
Per le bevute meditative della mezzanotte, poi, ci siamo concessi il lusso di assaggiare un 1er cru di Borgogna, ossia il Mothelie 1er cru Le Clou des Chenes di Eric de Suremain 2010 e, la sera dopo, l'Amarone della Valpolicella Campo Masua di Venturini 2008... Inutile dire che si tratta di vini completamente differenti e di per sè non paragonabili, ma la classe, l'eleganza e la complessità del borgogna (peraltro di un climat non particolarmente pregiato) ci hanno fatto apparire l'ottimo amarone (lui, invece, uno dei più interessanti dell'intera denominazione, a nostro modesto parere), una bomba di frutto e alcool.
Per finire, per la befana, abbiamo provato a mettere a confronto due vini giovani (2015), a base dolcetto, prodotti da due aziende molto differenti, ossia il Dolcetto d'Alba Selectio dell'Azienda Agricola Sobrero Francesco con l'arcinoto Cremes di Gaja. Se è vero che si tratta di due vini giovani, provenienti dalla medesima zona ed entrambi a base dolcetto, oltre alla presenza di una rilevante parte di pinot nero nel Cremes, l'affinamento in legno per 6 mesi ed in generale la filosofia produttiva maniacale di Gaja, hanno reso il confronto non perfetto. Ciò che abbiamo notato, alla cieca, infatti, è la maggiore rotondità, morbidezza, persistenza e complessità del Cremes, mentre il Selectio, oltre ad una nota acida più accentuata, era leggerissimamente mosso. Credo che i 20 euro di differenza tra i due siano anche eccessivi, ma abbiamo avuto una conferma di come da un medesimo vitigno si possano trarre vini parecchio differenti.
Il brainstorming è terminato e, al di là di tante belle bevute, mi sento molto arricchito da questo percorso.
Volendo riassumere in tre punti le mie più importanti impressioni:
1. gli champagne sono eccezionali e i nostri metodo classico, pur apprezzabili, devono ancora colmare il gap, quantomeno in termini di eleganza, complessità e finezza;
2. l'invecchiamento dei vini rossi può essere determinante per saggiarne le reali potenzialità, specialmente per vitigni ostici come l'aglianico (ma anche il nebbiolo);
3. la Borgogna è un mondo infinito, affascinante e tutto da scoprire, ma lo spiraglio di luce che ho intravisto nei rari assaggi che mi sono capitati, lascia preludere che si tratta dei vini più buoni ed eleganti al mondo... Il che è un problema per il portafogli...

venerdì 22 dicembre 2017

Primo Incontro - Garganega frizzante IGT Veneto - Azienda Agricola Davide Vignato - 2015-16


Degustazione del 16 dicembre 2017

  1. GUSTO: 7
    Un vino semplice, il rifermentato di Davide Vignato, il cui nome, "Primo Incontro", descrive perfettamente quale sia il suo tipo di consumo privilegiato: è il vino perfetto per accogliere l'ospite, per fare 4 chiacchiere mentre si toglie la giacca, per spizzicare 2 taralli prima di cena o, come nel nostro caso, financo 2 biscotti mentre bimbi (e mamme!) bevono il tè! Venendo più al merito, si tratta di una bollicina da 100% uve garganega, rifermentata naturalmente in bottiglia grazie all'aggiunta, prima dell'imbottigliamento, di un piccola parte di mosto di recioto, dettaglio che dona al vino una piacevole sfumatura dolce. Abbiamo degustato l'annata 2016 in bottiglia da 0,75l e la 2015 in magnum, potendo apprezzare un certo arrotondamento con l'anno trascorso a contatto con i lieviti, senza perdere la freschezza che lo contraddistingue.
  2. FAIRNESS: 9
    L'azienda Agricola Davide Vignato si trova nel centro di Gambellara, località storicamente legata alla vinificazione di vini bianchi da uve garganega (oltre al recioto ed al vin santo, sempre provenienti dal medesimo vitigno). Il terroir è veramente peculiare, essendo uno dei rari terreni quasi interamente vulcanici in circolazione, circostanza che rende i vini particolarmente ricchi di sostanze e sentori minerali. Davide Vignato, in particolare, ha ereditato vigne e sapere da parte dei suoi nonni e di suo padre ed ha saputo alzare l'asticella aggiungendo le conoscenze tecnologiche più moderne, la ricerca per la qualità a tutti i costi e la scelta della coltivazione biodinamica e comunque del rispetto per l'ambiente. Inoltre ci ha accolto nella sua cantina con una gentilezza autentica e ci ha intrattenuto per oltre due ore raccontandoci con passione la sua filosofia ed i suoi prodotti.
  3. OCCASIONE: 8
    Come accennavo prima, il Primo Incontro è il vino ideale per la convivialità. Le due bottiglie di cui sopra sono state aperte in occasione della festa per i saluti natalizi con alcuni amici. Un tè delle cinque con una torta e qualche biscotto si è quindi trasformato in un aperitivo con pizza e salatini vari. Il vino è andato giù liscio come l'olio con tutti questi abbinamenti!
  4. ACQUISTO: 9
    Abbiamo acquistato il vino lo scorso novembre nella nostra gita a Gambellara. Il valore aggiunto è stata la magnum del 2015, regalataci da Davide Vignato, il quale ci aveva anche in precedenza spiegato come conservasse gelosamente le ultime magnum del 2015 per proprio consumo privato. Grazie mille!
  5. PREZZO: 9
    € 7,50 franco cantina è il prezzo perfetto per un vino fatto per un utilizzo quotidiano e conviviale! Se si considera la grande qualità di tutti i passaggi produttivi (compresa l'assenza di solforosa aggiunta!), si tratta davvero di un affare!
VOTO MEDIO: 8,4