lunedì 15 maggio 2017

Barbera d'Alba Superiore - Sorito Mosconi - 2008 - Poderi Rocche dei Manzoni


Degustazione del 14 maggio 2017

  1. GUSTO: 8
    un grande vino! Una di quelle versioni "moderne" di barbera, che consente di ottenere vini potenti, corposi e longevi. In particolare, questo vino, con uve dall'omonimo vigneto cru, di oltre sessant'anni, dopo una fermentazione per 10-12 giorni a contatto con le bucce, affina per 24-30 mesi in barrique. Il risultato è un vino molto corposo (anche la gradazione, del resto, si attesta sui 14,5%), di un rosso rubino quasi impenetrabile e con profumi intensi ed eleganti (frutti rossi su tutti). All'assaggio abbiamo apprezzato molto la morbidezza e la presenza di tannini per nulla invadenti. Il legno è stato sicuramente ben dosato e ha dato eleganza ed equilibrio al vino, anche se forse ha in parte sacrificato alcune peculiarità del vitigno. Quanto all'evoluzione, infine, sono pronto a scommettere che tra 10 anni il vino sarebbe stato ancora perfettamente integro, e magari avrebbe acquisito qualche sfaccettatura in più. Meno male che ne abbiamo ancora qualche bottiglia in cantina!
  2. FAIRNESS: 7,5
    Podere Rocche dei Manzoni è una realtà dinamica e moderna delle Langhe, che ha sempre puntato tutto sulla qualità; non esistono quasi vini "base"! Molto importanti sono i singoli vigneti, trattati come veri e propri cru (il Sorito Mosconi è un esempio), soprattutto per il re, il Barolo, presentato in ben 4 differenti versioni "mono-vigneto". La modernità sta nell'aver puntato su uno stile che fino a qualche decennio fa non era troppo in uso nelle Langhe (si pensi al metodo classico da uve chardonnay, di cui ho parlato nel precedente post http://ilvinogiusto.blogspot.it/2016/12/special-edition-natale-2016.html), oltre che per l'uso abbastanza frequente delle botti piccole. A ciò si affianca una tendenza alla coltivazione in regime biologico ed in alcuni casi biodinamico
  3. OCCASIONE: 7,5
    in questa domenica di metà maggio festeggiavamo tutte le mamme ed in particolare mia cognata che compieva gli anni. La suocera ha proposto dei ravioli con stracciatella di bufala, pomodorini e basilico e del vitello tonnato. So bene che l'abbinamento con il nostro campione di struttura è stato poco azzeccato, ma avevamo voglia di berlo e quindi ci è piaciuto così!
  4. ACQUISTO: 7
    come anticipavo nel precedente post sopra riportato, ho conosciuto questa cantina grazie a mio zio, che ne è grande estimatore, e ho assaggiato quasi tutta la gamma in occasione di un Vinitaly di qualche anno fa. Questa bottiglia proviene da un successivo ordine effettuato direttamente presso l'azienda, che ci è stato spedito a mezzo corriere. Questa specifica bottiglia è stata acquistata da mio cognato
  5. PREZZO: 7,5
    nell'estate 2014 abbiamo pagato (uso il plurale perchè era un ordine condiviso con amici) circa 18 euro iva inclusa per questa bottiglia; su internet ed in enoteca si trova intorno ai 25 euro. Come per il vino, anche il prezzo mi sembra pressochè ineccepibile! Non si può magari parlare di un affare, ma di certo vale assolutamente la pena come spesa
VOTO MEDIO: 7,5

lunedì 24 aprile 2017

Terrazze Retiche di Sondrio IGT - Selvatico - 2013 - Pietro Selva

Degustazione del 24 aprile 2017


  1. GUSTO: 7,5
    affilato, tagliente... Selvatico! Proprio quello che ci si aspetta da un nebbiolo di montagna! Il tipico colore rubino scarico, al naso è complesso, inizialmente con sentori di frutti rossi e poi con una piacevole nota speziata, di cacao o di caffè. In bocca c'è la conferma di questa complessità, ma anche della sua selvaticità, con un'acidità di poco superiore alla tannicità. Nel complesso, mi è parso un vino molto intrigante, che si lascia bere volentieri, pur presentando forti tipicità legate al territorio ed al vitigno. Sono contento di averlo bevuto relativamente giovane (2013), perchè credo che fosse questo il tipo di vino che aveva in mente il produttore
  2. FAIRNESS: 8,5
    l'azienda agricola Selva Pietro è di recentissima costituzione e di minuscole dimensioni (1,5 ha vitati), ma ha tutte le carte in regola per essere già considerata insieme ai nomi più noti e riconosciuti della nuova enologia "naturale". Non credo che il proprietario ami questo genere di etichette (così come, per esempio, non insegue a tutti i costi la doc Valtellina Superiore - Sassella), ma, per quel poco che ci è dato di sapere, la sua filosofia è proprio quella. Un giovane e preparato enologo, che cerca di esprimere al massimo le potenzialità del proprio territorio, senza trucchi e senza scorciatoie
  3. OCCASIONE: 7
    uno pseudo-ponte prefestivo è un buon pretesto per assaggiare una bottiglia fuori dal comune, anche se trattasi pur sempre di un vino cd. quotidiano
  4. ACQUISTO: 9
    questa bottiglia è stata acquistata dal mio amico Pax ad una fiera prenatalizia a Monza, direttamente dalle mani del produttore, che gliel'ha pazientemente illustrata
  5. PREZZO: 7,5
    come al solito, la viticoltura eroica della Valtellina non può confrontarsi con quella industriale e di pianura. Ciò posto, la fascia 10-12 euro è corretta, per un vino che è tutt'altro che banale



VOTO MEDIO: 7,9

lunedì 17 aprile 2017

Mosel Piersporter Goldtropfchen Riesling Kabinett - 1999 - Weingut Molitor Rosenkreuz


Degustazione di Pasquetta - 17 aprile 2017

  1. GUSTO: 8
    Gli appassionati di vino concordano quasi unanimemente che i vini bianchi più prestigiosi (e soprattutto più longevi) del mondo provengano dalla Germania, con particolare riferimento ai riesling della Mosella. Si tratta di vigneti impervi che costeggiano il fiume Mosel, già di per sè stessi difficili da coltivare, posti peraltro ad una latitudine estrema per la coltivazione della vite. Queste condizioni estreme, come spesso accade, consentono di ottenere un prodotto particolarissimo. Il vino bevuto oggi, per esempio, aveva appena 9,5% di alcool e già 18 anni sulle spalle e, pur essendo stato vinificato solo in acciaio, era ancora perfettamente integro! Anzi, i tipici sentori di idrocarburi che caratterizzano questa tipologia di uve dopo lungo invecchiamento, ancora erano ben mitigati da altri sentori morbidi e quasi dolci (mi viene in mente la pesca), che ne davano un equilibrio notevole. Anche l'acidità, sempre pronunciata in questi vini, era gradevole e certamente non eccessiva. Un vino davvero difficile da catalogare e senz'altro molto gradevole!
  2. FAIRNESS: 8
    non conoscendo il tedesco, mi baso sulle informazioni reperite dalle fonti italiane, ma posso senz'altro affermare che la cantina Molitor Rosenkreuz è una piccola realtà (5 ha vitati per 30.000 bottiglie l'anno), che produce vini naturali (rispetto per l'ambiente in vigna, lieviti indigeni, valorizzazione del terroir e delle singole annate) di grande qualità
  3. OCCASIONE: 7,5
    la classica "gita fuori porta" di Pasquetta si è concretizzata nell'invito a pranzo da due dei nostri migliori amici che abitano in una splendida villa nella campagna pavese. Prima di una consueta grigliata, abbiamo abbinato al riesling una pasta fredda ed un'insalata di asparagi al vapore (con rapanelli, carote, cipolloto, pomodori...). Piatti freschi e di stagione che non hanno sovrastato l'eleganza del vino!
  4. ACQUISTO: 8
    dopo aver assaggiato questo specifico vino al LiveWine 2017 di Milano, ho subito colto l'occasione per acquistarne alcune bottiglie dal rivenditore Meteri.it, che è uno splendido sito che seleziona pochissimi vini ricercati, prodotti da viticoltori naturali ed attenti a valorizzare i rispettivi terroir! Per quanto mi riguarda, si cade pressochè sempre in piedi!
  5. PREZZO: 7,5
    per essere un riesling della Mosella di 18 anni, i 21,70 € sono assolutamente ben spesi e meritevoli. Su altri prodotti del medesimo sito, che ho acquistato in cantina o tramite altri canali, ho notato qualche piccolo sovrapprezzo, ma nel caso di specie non ho metro di paragone e la ricercatezza del prodotto giustificherebbe anche un eventuale piccolo ricarico
VOTO MEDIO: 7,80

martedì 4 aprile 2017

Cinque grandi Bordeaux alla prova dei 30-40 anni!


Nella lussuosa cornice del Westin Palace di Milano, AIS Milano ha organizzato due serate particolarmente interessanti, dedicate all'evoluzione dei vini francesi decorsi 30-40 anni dalla vendemmia.
Il 3 aprile scorso, in particolare, è stato il turno dei vini rossi (il 6 giugno toccherà ai bianchi) e, a parte un particolarissimo intruso proveniente dalla Provenza (Vignelaure 1980, sempre e comunque composto da uve cabernet e merlot), si sono confrontati 5 grandi vini di Bordeaux.
Come premessa generale, devo ammettere di nutrire grande fascino per il vino francese in generale (che riconosco superiore ad ogni altra viticoltura mondiale quantomeno per storia, cultura e picchi di eccellenza), ma di avere una certa antipatia per il Bordeaux, soprattutto se confrontato con la Borgogna...
In Borgogna, per esempio, i vini sono conosciuti solo per il terroir ultra specifico, per quel pezzo di vigna con caratteristiche peculiari dal quale provengono, ed infatti le bottiglie sono catalogate per village e climat, venendo in secondo piano il produttore (cd. Domaine).
In Bordeaux, al contrario, esistono potenti Chateau, oggi anche in buona parte di proprietà di assicurazioni e grandi investitori del mondo della finanza, che marchiano il vino da loro prodotto, a prescindere dalla specifica vigna dalla quale l'uva è raccolta...
Anche i vitigni utilizzati in Bordeaux sono i grandi vitigni internazionali (merlot, cabernet sauvignon, cabernet franc) i quali, diciamocelo, danno buoni vini un po' in tutto il mondo, mentre in Borgogna si coltiva solo il pinot nero, vitigno particolarissimo e delicato, che in nessun altro luogo del mondo da risultati paragonabili.
Ancora si potrebbero citare le dimensioni totali coltivate, il numero di bottiglie prodotte, la speculazione sui prezzi delle stesse, ma anche lo stesso landscape a ridosso di un grosso fiume e delle zone quasi paludose ad esso annesse, la stessa presenza di una metropoli nel bel mezzo dei vigneti...
Insomma, per la mia modestissima opinione, la zona di Bordeaux rappresenta "la puzza sotto il naso", è il simbolo di un'enologia moderna fatta più per il mercato che per la qualità del vino, gestita da multinazionali più che da contadini; mentre i cugini borgognotti mi danno l'idea di una cultura più sobria, più contadina, più legata alle tradizioni secolari e più attenta alla qualità del prodotto che al suo posizionamento sul mercato.
Fatta questa noiosa e non richiesta premessa, ieri sera ho bevuto 5 vini interessantissimi, di cui 4 straordinari!
La stessa circostanza di assaggiare bottiglie di quel livello e di annate così risalenti, con possibilità di un confronto diretto e con l'aiuto di un grande esperto (Nicola Bonera) che ce le ha commentate è stata per me un'esperienza estremamente formativa, oltre che goderccia!
Volendo spendere due parole anche sui vini, serviti in modo impeccabile dai sommelier dell'AIS (che hanno stappato - non senza problemi - filtrato, scaraffato, portato a temperatura ideale - mantenuta intorno ai 14° fino al servizio per evitare una eccessiva ossidazione - e servito i vini con professionalità), mi ha stupito innanzitutto la grande complessità ed evoluzione che gli stessi ci hanno regalato; ogni olfazione, ogni giro di bicchiere, ogni sorso, sentivamo profumi e sapori differenti, e mai è emerso un solo difetto.
Il Chateau Tours del Malle 1989 (Graves) (produttore più avvezzo al sauternes) ha regalato piacevoli profumi di zafferano, confermati anche al sorso, ma si è dimostrato l'unico dei 5 ad aver perso quasi tutta la tannicità, la freschezza e la materia. Dopo una mezz'ora dal servizio, poi, ha virato verso toni affumicati non particolarmente gradevoli.
Il Chateau Fonroque 1988 (St. Emilion) e Chateau La Grave 1988 (Pomerol), accomunati da un'annata più ruvida rispetto alle altre, hanno forse proprio per questo mostrato un tannino più pronunciato, associato nel primo caso a intensi profumi di sottobosco (quasi funghi) e nel secondo a note più speziate e forse anche più eleganti. Due grandissimi vini, ancora perfettamente presenti!
Lo scettro del migliore, però, se lo contendono i due vini più rinomati (e costosi), ossia il Chateau Petit Village 1989 (Pomerol) ed il Chateau Leoville Las Cases 1978 (St. Julien).
Entrambe le bottiglie hanno quotazioni considerevoli, che possono arrivare anche oltre le 100-200 euro la bottiglia, a seconda delle annate e del canale di acquisto e rappresentano rispettivamente un'etichetta emergente ed una storica della denominazione.
All'assaggio i vini erano differenti, ma entrambi eccezionali!
Entrambi con colori molto intensi, ed ancora in predominanza rubino.
Il Leoville Las Cases aveva inizialmente una nota vegetale, verde, molto pronunciata, assolutamente insolita in un vino di quasi 40 anni, ed oggi poco di moda, ma che a me è piaciuta molto. Dopo una mezz'ora il profumo si è molto evoluto, passando a note più balsamiche ed a sentori quasi di un amaro alle erbe, più che di un vino. All'assaggio tutti i presenti sono rimasti sorpresi dalla freschezza e dall'equilibrio tra acidità e tannino, ancora entrambi presenti, che hanno reso questo vino interessantissimo, ricco e probabilmente perfetto anche per accompagnare un buon piatto di carne.
Il Petit Village 1989, dal canto suo, mi ha forse dato qualche emozione in meno, anche per gli undici anni di storia regalati al precedente vino, ma devo ammettere che era forse ancora più elegante ed impeccabile dal punto di vista dei profumi e dei sentori gusto-olfattivi.
In conclusione devo dire che, a questi livelli e con queste annate, tutti i discorsi iniziali non hanno avuto alcuna importanza.
Consiglio a tutti di provare esperienze degustative di questo tipo, che sono emozionanti per l'anima ed istruttive per la conoscenza dell'evoluzione del vino, una delle caratteristiche più affascinanti per ogni appassionato.
Ora non vedo l'ora di assaggiare i bianchi!
Stay tuned

lunedì 27 marzo 2017

Provincia di Pavia Rosso IGT - Il Beneficio - 2012 - Alessio Brandolini


Degustazione del 26 marzo 2017

  1. GUSTO: 7,5
    ho già parlato in altri post dei vini dell'Oltrepò, dal cult Barbacarlo, alla bonarda, al metodo classico da uve pinot nero. Ma questo territorio è in grado di regalare anche grandi rossi tout court! In questo caso abbiamo un potente blend di croatina e barbera, con lungo affinamento in barrique (15 mesi), stabilizzazione in vasche di cemento per un anno e riposo per un altro anno in bottiglia prima della commercializzazione. Da ciò si ricava un vino potente (14%), corposo, caldo, dai profumi intensi, ma anche con un grande equilibrio. La categoria è quella dei vini top, da invecchiamento.
  2. FAIRNESS: 7,5
    Alessio Brandolini è un giovane molto impegnato, che ogni anno acquista sempre maggiore credibilità nel panorama oltrepadano! Il suo approccio al vino, poi, è davvero quello moderno che piace a noi: estrema cura per il territorio, vitigni autoctoni, riduzione al massimo delle sostanze chimiche
  3. OCCASIONE: 7,5
    è bello quando sei a casa e ti vengono a trovare tua sorella e tua cognata, con rispettivi consorti, e improvvisi un aperitivo che diventa cena!
  4. ACQUISTO: 9
    come altre bottiglie già commentate, anche questa è stata acquistata direttamente dalle mani di Alessio Brandolini, durante la nostra zingarata in Oltrepo dello scorso novembre
  5. PREZZO: 8
    se un grande vino rosso, da invecchiamento, viene venduto a 15 euro la bottiglia, siamo davanti ad un ottimo rapporto qualità/prezzo. Credo che un vino del genere, in una degustazione alla cieca, potrebbe benissimo passare per un vino della fascia 30-40 euro!
VOTO MEDIO: 7,9

domenica 12 marzo 2017

Emilia IGT - Vej - 2015 - Podere Pradarolo

Grappolo di Malvasia di Candia





















Degustazione dell'11 marzo 2017

  1. GUSTO: 7,5
    chi non sa cosa sia un "orange wine", rischia di rimanere disorientato assaggiando un vino di questo tipo! Si tratta, infatti, di un vino bianco, vinificato in rosso, ossia macerato insieme alle bucce. La foto del grappolo di malvasia di candia a piena maturazione, infatti, dimostra in modo eclatante il motivo del particolare colore del Vej. In particolare, si tratta di un colore straordinario ed affascinante! Un ambra che ci rimanda ad alcuni passiti o addirittura a distillati o birre, ma davvero faticheremmo ad associare ad un vino bianco secco, della scorsa vendemmia. I giorni a contatto con le bucce, nel caso dell'annata 2015, sono stati 210, come viene mostrato in modo fiero e simpatico in etichetta. Venendo all'olfatto, oltre al piacevole sentore aromatico peculiare del vitigno, abbiamo un'intenso profumo di rosa, ma anche sentori di agrumi e di pesca. All'assaggio, per chi come me non è ancora del tutto abituato a questa tipologia di vino, risalta subito la sensazione tannica (data sempre dalle bucce e che quindi non si trova mai nei vini bianchi "tradizionali"). Per il resto l'aromaticità del vino è sorretta da una buona struttura. L'insieme di queste caratteristiche davvero particolari, lo rendono un vino unico e che vale senz'altro la pena di assaggiare. Non posso dire, però, che ne avrei bevuta un'altra bottiglia subito dopo. Anche quanto all'abbinamento con il cibo, non sono convinto di quale piatto lo potrebbe esaltare: noi, per esempio, lo abbiamo abbinato ad un'ottima minestra di legumi cucinata dalla padrona di casa
  2. FAIRNESS: 8,5
    Podere Pradarolo è una piccola azienda della provincia di Parma (Valle del Ceno) che ha deciso di dedicarsi esclusivamente alla produzione di vini cd. naturali, ossia prodotti con uve coltivate nel pieno rispetto della natura e della biodiversità (anche oltre i protocolli del "bio") e vinificate senza l'aggiunta di alcun additivo chimico e di solforosa. In particolare, poi, il vigneron Alberto Carretti ha voluto riscoprire un metodo di vinificazione dei vini bianchi con lunghe maturazioni (come si anticipava in precedenza), che, oltre alla riscoperta di una tecnica utilizzata già in passato anche proprio in Emilia, permette di ottenere vini bianchi più strutturati e longevi e di tirare fuori il meglio di ogni vitigno
  3. OCCASIONE: 7
    una normale cena con amici storici è diventata un'occasione speciale dal momento che, tra impegni quotidiani e malattie varie, non ci ritrovavamo insieme da quasi tre mesi! La cornice della Cascina Valmora, poi, dimora di artisti, ha reso l'atmosfera davvero calda come il colore del Vej
  4. ACQUISTO: 7,5
    ho acquistato questa bottiglia all'ultimo LiveWine di Milano, dopo che l'assaggio mi aveva davvero stregato
  5. PREZZO: 7,5
    ho pagato la bottiglia 12,5 €, un prezzo che mi sembra assolutamente onesto. Come dicevo, è un prodotto unico e difficilmente paragonabile agli standard che abbiamo in mente, ed è quindi difficile stimarne il valore. Di certo possiamo fidarci sulla qualità delle uve e sulla paziente e complessa tecnica di vinificazione
VOTO MEDIO: 7,6

lunedì 6 marzo 2017

Alsace AOC - Riesling Coup de foudre - 2010 - Bernhard & Reibel


Degustazione del 4 marzo 2017

  1. GUSTO: 8
    sabato sera, mentre si scatenava una romantica tempesta di neve (40 cm in una giornata!), abbiamo deciso di recarci presso quel magnifico ristorante che è il Foyer des Guides, immerso nelle piste da sci di Valtournenche. Dopo aver dato un occhio al menù, io e mia moglie ci facciamo tentare, tra le altre cose, da un tris di foie gras, presentati con cotture ed abbinamenti differenti. Subito mi si accende una lampadina: serve un vino speciale! Ecco dunque come arriviamo a questo straordinario riesling alsazino, con già (o solo!) 7 anni sulle spalle, che si presenta con un invitante colore giallo paglierino con riflessi dorati. Il naso è intenso: si sentono in modo predominante i tipici ed eleganti profumi di idrocarburi, ma anche frutta esotica e fiori freschi. Anche al gusto c'è tutto quello che ci si può aspettare da un vino del genere, con spiccate mineralità e sapidità.
    Anche l'abbinamento con il foie gras ci stava tutto!
  2. FAIRNESS: 8
    non avevo mai sentito parlare della cantina in oggetto, ma fin da subito mi balza all'occhio il logo dei "Vigneron independent" (in Italia "Vignaioli indipendenti"), segno di una piccola realtà che gestisce in modo artigianale tutti i passaggi, dalla coltivazione alla vinificazione. Cercando qualche notizia in più, trovo la conferma che si tratta di una cantina di piccole dimensioni (23 ha), che coltiva tutti i vitigni tipici dell'Alsazia (Gewurztraminer, pinot grigio e riesling) con certificazione biologica.
  3. OCCASIONE: 7,5
    nessuna particolare ricorrenza, ma una piacevolissima serata di fine inverno trascorsa in montagna insieme alla mia famiglia e a mia sorella con il suo fidanzato. L'atmosfera è stata resa davvero indimenticabile dalla forte nevicata. Come direbbe un mio caro amico, poi, ci siamo "sparati l'eleganza" ordinando piatti raffinati e bevendo una gran bottiglia di vino!
  4. ACQUISTO: 7
    come spiegavo in un precedente post, il Foyer des Guides offre una cantina esteticamente molto spettacolare, proprio all'ingresso del ristorante. Anche i vini offerti, ovviamente, sono molto ricercati. Vi sono quasi tutti i migliori vini della Valle d'Aosta, ma anche una buona selezione di vini italiani e francesi
  5. PREZZO: 7
    i 35 euro spesi al ristorante sono veramente onestissimi! Non so quanto possa costare una bottiglia del genere in cantina (credo una fascia da 15 a 20 €), ma posso garantire che ne è valsa senz'altro la pena, anche attesa l'annata già un po' evoluta!
VOTO MEDIO: 7,5