martedì 22 gennaio 2019
Il Vino giusto è su instagram
D'ora in avanti potrete leggere le mie recensioni e degustazioni su instagram, seguendo il mio profilo: https://www.instagram.com/il_vino_giusto/?hl=it
Cheers!
domenica 6 maggio 2018
Champagne - Brut Nature (s.a.) - Alain Suisse
Degustazione del 5 maggio 2018
- GUSTO: 8
La prima cosa che stupisce di questo champagne è il colore spettacolare! E vi assicuro che la foto è abbastanza fedele all'originale! Si tratta, del resto, di un vino quasi Blanc de Noir, essendo ottenuto da una cuvèe al 60% di pinot noir, al 20% di pinot meunier ed al 20% di chardonnay. Al naso, si presenta complesso ed abbastanza maturo, con un agrumato-speziato (che mi ha rimandato al bergamotto), della frutta tropicale matura (ananas), della crema pasticcera con parecchio uovo. All'assaggio, la bocca viene letteralmente avvolta da una bolla cremosa piacevolissima, poi arrivano un'acidità e una sapidità ben bilanciate, con una piacevole lieve nota evoluta (forse per un passaggio in legno), che rende il vino morbido e complesso. La mancanza di dosaggio e la forte presenza del pinot noir bilanciano perfettamente questa rotondità e maturità, creando un vino veramente interessante! - FAIRNESS: 7,5
Purtroppo (o per fortuna!!) si conosce molto poco di questo produttore. So di per certo che è un piccolissimo (3 ha) Recoltant Manipulant di Cumieres, 1er cru all'estremo ovest della Vallèe de la Marne, nei pressi di Ay. La cantina ha comunque una lunga tradizione familiare e produce champagne altrettanto tradizionali e molto poco condizionati dalla moda passeggera. Vendemmia manuale e minimo utilizzo di chimica in vigna ed in cantina - OCCASIONE: 7
E' vero che lo champagne chiama eventi speciali, ma per godere appieno del vino, è necessaria anche una certa tranquillità. Ecco che un incontro con due cari amici che non vedevamo da un po', e che ancora non avevano conosciuto il mio minuscolo secondogenito, è stata l'occasione perfetta - ACQUISTO: 9
Ho la fortuna di avere un caro cugino che vive a Bruxelles ed è fidanzato con una ragazza francese, pertanto qualche volta i due riescono a passare direttamente in Champagne e visitare qualche cantina. In questo caso hanno acquistato la bottiglia su mia espressa richiesta, peraltro per poi consegnarla proprio al medesimo amico con il quale l'ho bevuta! - PREZZO: 9,5
Senz'altro lo champagne con il miglior rapporto Q/P che abbia mai bevuto! 18 euro dal produttore!
VOTO MEDIO: 8,2
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Ubicazione:
20030 Senago MI, Italia
martedì 17 aprile 2018
Vinnatur 2018 - come una gita in campagna!
Iniziamo dalla location... Come si può intuire dalla foto, Villa Favorita è uno splendido palazzo del '700, posto in cima ad una piccola collina vitata, nel bel mezzo della campagna vicentina! Uno spettacolo!
L'organizzazione è all'insegna dell'informalità, e ciò ci piace parecchio. Certo, alcuni dettagli potrebbero essere affinati, quali l'indicazione del parcheggio per i visitatori e la gestione delle navette.
Ciò che mi ha colpito più favorevolmente, poi, è la sala degustazione riservata alla stampa... Una meravigliosa e spaziosa sala affrescata, illuminata da due finestroni (la foto è stata scattata da una di esse), in cui sono stati allestiti tavoli con la possibilità, per gli accreditati stampa, di assaggiare liberamente quasi tutti i vini presenti nella manifestazione! Un'occasione unica per degustare, nella quiete di una stanza appartata, tutti i vini che possono interessare, e soprattutto di mettere in diretto confronto i diversi produttori, cosa molto difficile, se non impossibile, in ogni altra fiera.
Venendo ai vini, mi sento di dare un po' i numeri e distinguere 4 categorie: un 20% dei vini, purtroppo, mi è parso un po' estremo, quando non del tutto difettoso (speravo la percentuale fosse minore...); un 40% dei vini era, a mio avviso, schietta espressione del proprio territorio e ottima opzione per chi è in cerca di vini quotidiani, forse il core business dei vini naturali; un altro 30% dei vini era, a mio avviso, pressochè perfetto, potendosi confrontare senza timore con i più titolati corrispondenti "convenzionali", con l'enorme valore aggiunto della filosofia che ne sta alle spalle; un ultimo 10% dei miei assaggi, infine, si è rivelato una vera estasi!
Senza mancare in alcun modo di rispetto, per fare alcuni esempi, ho trovato troppo ridotti i vini dello solveno Stekar, forse anche a causa del recentissimo imbottigliamento dell'annata 2017, proposta. Un po' troppa brett abbiamo avvertito nella bottiglia della press room del lambrusco Ca dei Noci.
Rientrano a pieno titolo nei "vini quotidiani" di grande qualità, il Bianco Tempo di Podere Veneri Vecchio (Sannio), il trebbiano Anatrino di Tanganelli ed il Soave Castelcerino di Filippi; la barbera di Camillo Donati, così come quella di Carussin, o ancora il Chianti classico riserva di Casale; i metodo classico di Ca' del Vent (Franciacorta) e Pietro Torti (Oltrepò), così come la Durella di Meggiolaro e quella di Vignato.
Ci hanno particolarmente convinto, poi, il Soave Vigne della Brà di Filippi 2016, con la stoffa e la mineralità dei grandi vini da invecchiamento, che strizzano l'occhio alla Francia; la ribolla 2011 e il Jakot 2010 di Terpin, veramente impeccabili! Il Pian del Moro 2012, aglianico del Vulture di Musto Carmelitano, ingentilito da un sapiente uso della barrique; il Brunello di Montalcino 2013 di Casa Raia, che ci è parso già pronto per essere gustato in tutta la sua complessità; il merlot 2014 di Tanganelli, dallo stesso vigneron definito un vino ruffiano e giocato sulle morbidezze, ma comunque equilibrato e molto elegante!
Da ultimo, le perle di questo Vinnatur, a nostro avviso, sono stati due passiti di Pantelleria, ossia quello della minuscola Abbazia San Giorgio e, con un quid ancora in più quanto a complessità, il Bukkuram 2012 di Marco de Bartoli, due vini veramente meravigliosi!
E poi... La corona del vincitore è, ahimè, ancora da assegnare alla Francia, questa volta ad uno Champagne, ossia la riserva Cuvèe Louis 2000 di Tarlant, vino prodotto da piante di 70 anni, con una complessità straordinaria, mai abbandonata, nemmeno dopo tanti anni, dalla freschezza, forse data anche dalla scelta di non far svolgere la fermentazione malolattica e dalla mineralità.
Il bilancio complessivo è senz'altro molto positivo.
Ancora non ho la certezza se alcuni vini che mi sono parsi "estremi", siano davvero difettosi, o semplicemente non sia io in grado di capirli (magari complice un assaggio troppo veloce e sbrigativo come le fiere richiedono).
Il core business dei vini naturali resta, a mio avviso, nella fascia media, ossia dai 10 ai 20 €, nella quale si trovano decine di etichette molto interessanti.
Sono contento, infine, che vi siano anche alcuni esempi di vini naturali che sfidano i più grandi vini della loro denominazione!
Lunga vita ai vini naturali!
Lunga vita a VinNatur!
giovedì 5 aprile 2018
Caro Bordeaux, ancora non mi hai stregato...
Sono nel mio periodo francese, è ufficiale.
Ed è un periodo che, per un enofilo, potrebbe durare un'intera esistenza!
Dopo qualche entusiasmante assaggio di Champagne e Borgogna, per Pasqua ho deciso di fare un salto sull'oceano atlantico, nei pressi dell'estuario della Gironda, ossia nella regione di Bordeaux.
La scelta è finita su un S. Emilion e su un Margaux, di due Chateau di medio livello, il primo del Chateau Cardinal-Villemaurine ed il secondo del Chateau Marquis de Terme.
Si tratta di due ottimi vini, che si piazzano in una fascia di prezzo abbordabile (30-50 euro a bottiglia, a seconda dell'annata o del canale di distribuzione), che rappresentano rispettivamente uno dei comuni più prestigiosi della rive droite della Gironda, con prevalenza merlot, e l'altro della rive gauche, con prevalenza cabernet.
Per aggiungere carne al fuoco, ho optato per due annate, entrambe considerate "grandi", ma molto distanti tra loro: la 2010 per il S. Emilion e la 1986 per il Margaux!
Il risultato dell'esperimento, però, è stato molto differente da quello che mi aspettavo.
Mi aspettavo che il vino del 2010 fosse estremamente potente e quasi difficile da bere, invece era già equilibrato e bevibilissimo; mi aspettavo, poi, che il vino del 1986 fosse ancora straordinariamente giovane, ed invece qualche segno dell'età iniziava a sentirsi, soprattutto nei profumi.
Ancora, mi aspettavo che i 2 vini fossero molto differenti tra loro, invece, cercando di fare la tara rispetto alle differenze di età, ho notato alcuni tratti in comune, quali un buon corpo, una trama tannica molto levigata, una grande rotondità ed alcune note ematiche.
Più specificatamente, il Margaux era veramente setoso, forse troppo, dal momento che il tannino era pressochè scomparso. Anche l'acidità era appena accennata, dovendosi giocare le "durezze" quasi esclusivamente su una vena minerale, comunque interessante.
Il profumo aveva un primo impatto un po' evoluto, salvo poi mostrare un bouquet veramente elegante.
Sicuramente persistente, ma meno complesso di quanto mi aspettassi; si è comunque rivelato perfetto per il delicato agnello al forno di mia suocera!
Il giovane cugino di S. Emilion, invece, aveva ancora il frutto in piena maturazione, risultando sicuramente meno complesso all'olfatto, ma forse più equilibrato al palato, e più adatto a sopportare i tipici abbinamenti gastronomici da grande vino rosso.
Come ogni buona bevuta, sono soddisfatto, anche se, devo ammettere, in vini di questo livello cerco una maggiore verticalità, un tannino un po' più vivo, un'acidità più vibrante, qualche emozione in più...
Alcuni dicono che i vini di Bordeaux sono più facili da bere rispetto ai Borgogna, altri dicono l'esatto opposto.
Di sicuro ho davanti ancora tanta strada nella comprensione di queste due maestose zone, ma per ora mi trovo molto più in sintonia con il pinot nero!
Cara Bordeaux, spero che mi farai ricredere...
P.S.: sempre il giorno di Pasqua, in visita allo zio che mi ha iniziato al mondo del vino, ho assaggiato anche il Barolo Ciabot Mentin 2001 di Clerico... Mostruoso! Sinceramente, per il mio personale gusto, ha fatto le scarpe senza appello ad entrambi i cugini d'Oltralpe!
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Ubicazione:
20881 Bernareggio MB, Italia
lunedì 12 marzo 2018
Nuits Saint Georges - 1er cru "Les Pruliers" - 1993 - Domaine Chicotot
Degustazione del 10 marzo 2018
- GUSTO: 9
Il problema maggiore di definire un vino di questo calibro è che, rasentando la massima armonia, ogni elemento si fonde insieme come una grande orchestra che suona all'unisono, rendendo difficile descrivere quali strumenti stiano suonando e quali siano le singole melodie. Appena stappata la bottiglia, dopo quasi 25 anni di lento riposo nel vetro, ho avuto il timore che qualcosa non fosse a posto: il colore si presenta un bel granato non troppo carico, ma comunque abbastanza brillante; il naso chiuso; assaggio un goccio e sento un'acidità che rasenta l'acetico... Non mi perdo d'animo, decido di decantare, anche per diminuire le impurità presenti, aspetto un'oretta che prenda qualche grado e che respiri... Arrivano gli ospiti "et voilà"! Ecco i profumi inebrianti e complessi, dal floreale, al balsamico, dallo speziato ad una nota eterea che però non pare indice di eccessiva evoluzione. Il sorso segue perfettamente questa linea di eleganza e complessità, oltre che di estremo equilibrio tra la spalla acida, ancora viva dopo 25 anni, una struttura ed un tannino levigati dagli anni giusto quel tanto da renderli più fini, e poi quella nota etera che troviamo anche nel sorso e che adoro. E' quasi impossibile per un normale appassionato come me valutare insieme l'influenza del Comune, del singolo cru, dell'azienda e dell'annata... Forse, però, in questo caso, il compito è arduo proprio perchè la bella struttura dei NSG è mitigata da un cru particolarmente elegante, da un domaine che lavora in modo leggero e da un lungo periodo di affinamento in bottiglia. Top! - FAIRNESS: 7,5
Il Domaine Chicotot è il tipico esempio del domaine di Borgogna. Otto generazioni di vigneron, con sede a NSG, solo 7 ettari curati nei minimi dettagli, in cantina macerazioni lunghe, zero filtrazioni e sapiente utilizzo del legno nuovo, per dare vita a vini che rispecchino il territorio e fatti per durare negli anni. - OCCASIONE: 7
Ormai ho deciso che, per i grandi vini di Borgogna, è controproducente aspettare eventi particolari o dare troppo peso al contorno... Due soli criteri: pochi ospiti e meno distrazioni possibile! Al resto ci pensa il vino! - ACQUISTO: 8
ho già parlato di Millesime.com. Grazie a questo sito, anche noi semplici appassionati possiamo attingere con un click ai vini migliori al mondo, con 20 o più anni di rispettosa cantina sulle spalle, senza dover ipotecare la propria casa! - PREZZO: 8
Come al solito occorre parametrarsi a un pinot nero di Borgogna, 1er cru, di un Comune di prima fascia come NSG, acquistato in condizioni perfette a 25 anni dalla vendemmia. Da queste premesse mi aspetterei una fascia da 80 a 150 euro. Ecco perchè i 51 euro spesi sono veramente un gran prezzo, a mio giudizio!
VOTO MEDIO: 7,9
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Ubicazione:
20881 Bernareggio MB, Italia
martedì 6 marzo 2018
Live Wine 2018 - la mia personale Top 5
Domenica ho trascorso buona parte della giornata al Live Wine di Milano, evento ormai tra i più importanti sul tema dei vini naturali.
La prima considerazione è la straordinaria fruibilità della fiera!
Non so se l'afflusso di persone sia stato più ridotto rispetto alle attese, sta di fatto che i visitatori erano equamente distribuiti tra i vari stand, riducendo quasi totalmente le attese e consentendo anche nelle ore "di punta" una buona possibilità di fare 4 chiacchiere con i produttori.
Venendo agli assaggi che mi hanno colpito più favorevolmente:
- Puro 2010 di Movia (Carso sloveno): mi ha stregato! Si tratta di un metodo ancestrale da uve chardonnay e ribolla gialla, sboccato davanti ai nostri occhi in un cestello di acqua ghiacciata. Un vino particolare, molto complesso, ma equilibratissimo!
- Montemarino 2014 e 2010 di Cascina degli Ulivi: il miglior cortese di Gavi che abbia mai assaggiato. La mini verticale, inoltre, ha consentito di apprezzare la profondità donata da qualche anno in bottiglia. Le note minerali sono ben amalgamate ad una morbidezza avvolgente.
- Erasmo Castelli 2011 (?) di Maria Pia Castelli: un montepulciano in purezza prodotto nel piceno. La barrique non è sempre il male assoluto... Con un vitigno ricco e corposo come il montepulciano, per esempio, può conferire maggiore complessità ed eleganza, come in questo caso. Il miglior rosso assaggiato!
- Zibibbo 2016 di Barraco: l'aromaticità al servizio della mineralità. E' un vino famosissimo ed effettivamente è straordinario, in tutti i sensi. Con questa bottiglia Nino Barraco ha mostrato la magia di vinificare l'uva zibibbo in un vino secco, conservandone i profumi aromatici, ma associati ad una freschezza e bevibilità incredibili. L'aterego del Fol di Ezio Cerruti.
- Sauternes 2015 di Pascaud Villefranche: tutti a casa... Sarò sensibile al fascino dei vini botritizzati, ma quando assaggio un sauternes in una fiera, tutti gli altri vini mi paiono inferiori. La verticale dell'ottima azienda bordolese, dal 2015 al 2009 ha visto vincitore quest'ultimo. Ricchezza, eleganza e persistenza infinite... Per 20 euro la bottiglia, c'è da strapparsi i capelli!
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domenica 11 febbraio 2018
Morey Saint-Denis - En La Rue de Vergy - 2001 - Domaine Henri Perrot-Minot
Degustazione del 10 febbraio 2018
- GUSTO: 8
Eccoci finalmente alla Borgogna... Il santuario di ogni enofilo, 1247 climats con nomi e classificazioni differenti, al netto delle peculiarità di ogni singolo domaine e di ogni annata... Insomma, si tratta della croce e delizia di quasi tutti gli appassionati di vino, me compreso, di un mondo straordinario e affascinante, ma anche talmente variegato, complesso (e costoso!), da rendere veramente arduo fare paragoni o commenti in qualche modo "oggettivi" e completi. Fatta questa premessa, anche per un palato giovane come il mio si tratta di vini straordinari e speciali!
In questo caso ci troviamo nella parte nord della Cote de Nuits, a cavallo tra Morey Saint-Denis e Chambolle-Musigny, in una parcella di categoria "village" (che probabilmente a breve diventerà un 1er cru), ma che confina direttamente con due straordinari Grand Cru, ossia il Clos de Tart ed il Bonnes Mares. Più nel dettaglio, ci troviamo a monte rispetto a queste vigne mitologiche, dove residuano circa 20cm di terreno lavorabile, prima di uno strato di 30m di roccia! Quanto all'annata, il 2001 è stata molto irregolare, che ha regalato vini spesso un po' sbilanciati verso le durezze (la fonte di buona parte di queste informazioni è la bibbia appena uscita a firma di Armando Castagno).
Venendo alla bottiglia che abbiamo assaggiato, si tratta, al contrario, di un vino equilibratissimo! Il colore rubino ancora molto luminoso (seppur non troppo carico), già inizia a virare verso eleganti tinte granata. Dopo un'oretta dall'apertura i profumi si sono sprigionati in un'elegantissimo bouquet floreale, con terziari molto intriganti, seppur appena accennati. Al gusto, un tannino e una vena acida ben bilanciati accolgono il sorso con forza, salvo poi, dopo un attimo di suspence, lasciare spazio ad aromi piacevolissimi ed eleganti, coerenti con il naso. Teoricamente sia il Bonnes Mares che il Clos de Tart danno vini (seppur spaziali!) abbastanza corposi e tannici, mentre questa bottiglia mi è parsa slanciata e per nulla pesante, forse proprio grazie alla maggiore altitudine ed al terreno ancora meno profondo. Senz'altro non si tratta di un mostro di complessità, ma forse questa versione ha una bevibilità ancora più facile. La bottiglia l'abbiamo bevuta in 2, ma se fosse stata una jeroboam l'avremmo finita senza problemi! Forse anche l'annata non sarà stata straordinaria, ma resta una bevuta al limite della perfezione, rispetto a quello che personalmente cerco in un rosso! - FAIRNESS: 8,5
La cantina è anch'essa di primissimo ordine, essendo il Domaine Perrot-Minot una piccola realtà che per molti ha preso il testimone addirittura della divinità della biodinamica in Borgogna, ossia quell'Henry Jayer i cui vini costano oggi anche 15.000 euro a bottiglia (!!!). Senza dubbio si tratta di un'eccellenza di qualità, sia con riferimento ai vigneti di qualità, ai metodi di coltivazione, ma anche soprattutto all'attenzione in cantina - OCCASIONE: 7
A volte c'è la tentazione di pensare che certi vini vadano aperti solo il giorno di Pasqua o in un ristorante stellato... A mio giudizio, al contrario, si tratta di vini da un lato piacevolissimi e ottimi da abbinare alla cucina anche casalinga e non troppo elaborata, dall'altro, però, di prodotti talmente complessi, che meritano di essere al centro della serata, bevuti e commentati con pazienza, e non un ornamento rispetto a una festa o a un'occasione.
Nel mio caso, ero insieme al mio fido cognato che condivide la mia stessa passione, e lo abbiamo degustato prima, dopo e durante una cena a base di pizza fatta in casa e formaggi di capra - ACQUISTO: 8
Ho da poco scoperto questo il sito francese (www.millesimes.com) che fornisce le eccellenze dell'enologia francese, soprattutto Borgogna, Bordeaux e Champagne, con un catalogo vastissimo, prezzi ottimi e, soprattutto, la possibilità di acquistare vini di vecchie annate, circostanza fondamentale se si vuole gustare al meglio i vini di queste zone - PREZZO: 7,5
Se lo rapportiamo agli altri vini di Borgogna, alla posizione ottimale della vigna, alla cantina molto rinomata ed ai 17 anni di distanza dalla vendemmia, i 42,30 € pagati sono veramente pochi. Anche come valore assoluto, credo che questa bottiglia li valesse tutti!
VOTO MEDIO: 7,8
sabato 27 gennaio 2018
Io Bevo Così 2018
Giunta alla quinta edizione, questa manifestazione incentrata sui vini naturali, nata in terra lecchese, fa un grande salto di qualità approdando nella Milano bene, in particolare nella prestigiosa location dell'Hotel Gallia Excelsior.
L'evento, tenutosi lo scorso lunedì 22.01.2018, era aperto solo a professionisti del settore, così garantendo maggiore facilità di dialogo con i numerosi produttori presenti personalmente ed assaggi più sereni.
Venendo alla mia personale esperienza, ero partito con grandi aspettative relative ad alcune cantine che sono ormai nel gota del vino naturale italiano (Stefano Amerighi, Montisci, Terpin, Collecapretta), alcuni dei quali non avevo mai avuto il piacere di assaggiare.
Alla fine del pomeriggio, però, devo ammettere di aver avuto qualche piccola delusione da questi mostri sacri e di aver trovato maggior soddisfazione da altre aziende.
Partiamo subito con quello che viene considerato l'enfant prodige del vino italiano, produttore in quel di Cortona del miglior syrah d'Italia, ossia Stafano Amerighi: orbene, l'assaggio delle due versioni "base" e "cru" (apice) dell'annata 2014 mi ha mostrato due vini sicuramente molto ben fatti, per forza di cosa ancora giovani, ma senza quella complessità ed eleganza in più che mi sarei aspettato, soprattutto considerando che il secondo vino, per esempio, costa intorno ai 40 euro a bottiglia in enoteca. Gli darò ovviamente molte altre possibilità, ma per me non è stato amore a prima vista.
Un passo in più quanto a struttura avevano i vini di Giovanni Montisci (Mamoiada - NU), specialmente la riserva, ma anche qui, con un prezzo di oltre 50 euro la bottiglia e la fama di miglior Cannonau d'Italia mi sarei aspettato un quid pluris...
Passando a Collecapretta, piccola e storica realtà umbra, il discorso è parzialmente diverso, trattandosi senz'altro di vini già di per sè più semplici (ed economici), ho apprezzato molto il trebbiano macerato "Terra dei preti", meno gli altri 2 bianchi proposti.
Estremi,poi, i bianchi macerati di Franco Terpin, direttamente dal Carso di Gravner & Co.! Se nella ribolla e nel Jakot gli spigoli erano ottimamente integrati con complessità aromatica e nella peculiare mineralità donata dal terroir, il mio giovane palato è ancora poco pronto per vini come il suo pinot grigio o chardonnay, dove, a mio sommesso avviso, la volatile ed i tannini prevalevano sulla godibilità del sorso.
Venendo agli assaggi che più mi hanno colpito ed emozionato, la linea "giovane" di Marina Palusci (Pianella - PE) denominata "Senzaniente" e con bottiglia trasparente è di una bevibilità assassina! La più complessa linea Plenus azzarda qualcosa in più con le macerazioni e l'uso ancor più limitato della solforosa, con ottimi risultati, soprattutto, a mio avviso, nel pecorino e nel montepulciano d'Abruzzo.
Grande sorpresa sono stati, poi, i dolcetto d'Ovada di Cascina Boccaccio, con enorme gap tra il "base", fresco, fruttato e beverino (meglio ancora nella versione senza SO2) e la riserva che strizza l'occhio ai grandi vini da invecchiamento!
Passando alle bollicine, oltre all'insuperabile Champagne BdN di Marc Augustin "Cuvèe CCCI", ottima impressione mi hanno fatto Alessandra Divella (Franciacorta), con dei vini complessi e già relativamente maturi nella versione "base" del BdB dosaggio zero, e soprattutto Castello di Stefanago (Oltrepò).
Quest'ultimo propone degli interessanti spumanti con metodo ancestrale, per esaltare ancora di più terroir e annata, vini veramente speciali ed emozionanti! Anche il suo riesling renano, assaggiato in verticale dal 2015 al 2010 mi è parso il migliore esempio italiano personalmente provato!
Menzione speciale, infine alla cantina francese Mas des Agrunelles, proveniente da una zona sperduta della Languedoc, che presentava numerose etichette da vitigni autoctoni: il mio preferito è stato senz'altro il Les Hauts de Perry, a base syrah, con avvolgenti sentori di spezie e cioccolato!
Ciò che mi porto a casa è sicuramente un piccolo passo in più nel mondo dei vini naturali, che restano senz'altro la categoria per me più affascinante e dal maggior potenziale espressivo. Certo in alcuni casi i sapori sono un po' estremi e bisogna farci un po' di abitudine, in altri i prezzi seguono l'inevitabile curva della domanda e offerta, ma ormai il mercato è talmente ampio da regalare ad ogni degustazione sorprese nuove e, soprattutto, emozioni che il 90% dei vini tradizionali non riesce a darmi.
Quest'ultimo propone degli interessanti spumanti con metodo ancestrale, per esaltare ancora di più terroir e annata, vini veramente speciali ed emozionanti! Anche il suo riesling renano, assaggiato in verticale dal 2015 al 2010 mi è parso il migliore esempio italiano personalmente provato!
Menzione speciale, infine alla cantina francese Mas des Agrunelles, proveniente da una zona sperduta della Languedoc, che presentava numerose etichette da vitigni autoctoni: il mio preferito è stato senz'altro il Les Hauts de Perry, a base syrah, con avvolgenti sentori di spezie e cioccolato!
Ciò che mi porto a casa è sicuramente un piccolo passo in più nel mondo dei vini naturali, che restano senz'altro la categoria per me più affascinante e dal maggior potenziale espressivo. Certo in alcuni casi i sapori sono un po' estremi e bisogna farci un po' di abitudine, in altri i prezzi seguono l'inevitabile curva della domanda e offerta, ma ormai il mercato è talmente ampio da regalare ad ogni degustazione sorprese nuove e, soprattutto, emozioni che il 90% dei vini tradizionali non riesce a darmi.
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Piazza Duca d'Aosta, 9, 20124 Milano MI, Italia
domenica 7 gennaio 2018
Confronti vari delle feste (Francia VS Italia and much more...)
Dal 24 dicembre al 7 gennaio ne è passato di vino sotto i ponti, ma diverse peripezie mi hanno impedito di approfondire le singole bevute.
Il vero vantaggio di questi periodi di vacanza e degli infiniti pasti condivisi con numerosi commensali è, però, la possibilità di mettere a confronto diverse bottiglie pregiate, che magari avremmo bevuto da sole in un periodo qualsiasi dell'anno.
E' così che voglio riassumere le mie bevute di queste feste con alcuni spunti di riflessione che mi hanno lasciato alcuni confronti tra vini simili.
La vigilia ed il giorno di Natale, in particolare, abbiamo messo a confronto due bollicine delle Langhe (Metodo Classico Extra Brut di Attilio Ghisolfi e Valentino Brut Zero di Rocche dei Manzoni) con due Champagne (Extra Brut Platine di Nicholas Maillart e Brut Reserve Grand Cru Blanc de Blancs di De Sousa). La fascia di prezzo e la tipologia erano solo relativamente paragonabili (tra i 20 e i 25 per gli italiani, tra i 25 ed i 35 per i cugini d'Oltralpe (franco cantina); tutti BdB tranne il Maillart e tutti tendenzialmente poco o per nulla dosati), ma qualche comune denominatore lo abbiamo trovato. Innanzitutto la bolla, decisamente più fine negli champagne; quanto ai profumi, nonostante l'intensità dei langaroli, i francesi avevano una maggiore complessità; all'assaggio, poi, entrambi gli italiani ci sono apparsi un po' aggressivi su una nota amarognola finale, interessante per gli abbinamenti gastronomici, ma che li ha resi nel complesso un gradino sotto ai cugini quanto a eleganza e piacevolezza.
Altra estemporanea provocazione è stata constatare come un aglianico stagionato (Taurasi Radice di Mastroberardino del 1998), una volta persi per strada i tannini ruspanti, possa umilmente reggere il confronto con i più grandi vini rossi da invecchiamento (nella specie, il comunque irraggiungibile Barolo Vigna Colonnello di Aldo Conterno del 2007, bevuto in magnum).
Durante la vacanza per i giorni di capodanno, poi, abbiamo assaggiato un altro champagne, il Couvèe de Reserve di Christophe Lefevre (100% naturale e socio VinNatur!), BdN a base di pinot meunier, che, oltre ad essere il più riconoscibile tra i tre assaggiati, ci ha veramente entusiasmato per la facilità di beva (e per il prezzo convenientissimo di 18 € in cantina!).
Per le bevute meditative della mezzanotte, poi, ci siamo concessi il lusso di assaggiare un 1er cru di Borgogna, ossia il Mothelie 1er cru Le Clou des Chenes di Eric de Suremain 2010 e, la sera dopo, l'Amarone della Valpolicella Campo Masua di Venturini 2008... Inutile dire che si tratta di vini completamente differenti e di per sè non paragonabili, ma la classe, l'eleganza e la complessità del borgogna (peraltro di un climat non particolarmente pregiato) ci hanno fatto apparire l'ottimo amarone (lui, invece, uno dei più interessanti dell'intera denominazione, a nostro modesto parere), una bomba di frutto e alcool.
Per finire, per la befana, abbiamo provato a mettere a confronto due vini giovani (2015), a base dolcetto, prodotti da due aziende molto differenti, ossia il Dolcetto d'Alba Selectio dell'Azienda Agricola Sobrero Francesco con l'arcinoto Cremes di Gaja. Se è vero che si tratta di due vini giovani, provenienti dalla medesima zona ed entrambi a base dolcetto, oltre alla presenza di una rilevante parte di pinot nero nel Cremes, l'affinamento in legno per 6 mesi ed in generale la filosofia produttiva maniacale di Gaja, hanno reso il confronto non perfetto. Ciò che abbiamo notato, alla cieca, infatti, è la maggiore rotondità, morbidezza, persistenza e complessità del Cremes, mentre il Selectio, oltre ad una nota acida più accentuata, era leggerissimamente mosso. Credo che i 20 euro di differenza tra i due siano anche eccessivi, ma abbiamo avuto una conferma di come da un medesimo vitigno si possano trarre vini parecchio differenti.
Il brainstorming è terminato e, al di là di tante belle bevute, mi sento molto arricchito da questo percorso.
Volendo riassumere in tre punti le mie più importanti impressioni:
1. gli champagne sono eccezionali e i nostri metodo classico, pur apprezzabili, devono ancora colmare il gap, quantomeno in termini di eleganza, complessità e finezza;
2. l'invecchiamento dei vini rossi può essere determinante per saggiarne le reali potenzialità, specialmente per vitigni ostici come l'aglianico (ma anche il nebbiolo);
3. la Borgogna è un mondo infinito, affascinante e tutto da scoprire, ma lo spiraglio di luce che ho intravisto nei rari assaggi che mi sono capitati, lascia preludere che si tratta dei vini più buoni ed eleganti al mondo... Il che è un problema per il portafogli...
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Mastroberardino,
Nicolas Maillart,
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taurasi
venerdì 22 dicembre 2017
Primo Incontro - Garganega frizzante IGT Veneto - Azienda Agricola Davide Vignato - 2015-16
Degustazione del 16 dicembre 2017
- GUSTO: 7
Un vino semplice, il rifermentato di Davide Vignato, il cui nome, "Primo Incontro", descrive perfettamente quale sia il suo tipo di consumo privilegiato: è il vino perfetto per accogliere l'ospite, per fare 4 chiacchiere mentre si toglie la giacca, per spizzicare 2 taralli prima di cena o, come nel nostro caso, financo 2 biscotti mentre bimbi (e mamme!) bevono il tè! Venendo più al merito, si tratta di una bollicina da 100% uve garganega, rifermentata naturalmente in bottiglia grazie all'aggiunta, prima dell'imbottigliamento, di un piccola parte di mosto di recioto, dettaglio che dona al vino una piacevole sfumatura dolce. Abbiamo degustato l'annata 2016 in bottiglia da 0,75l e la 2015 in magnum, potendo apprezzare un certo arrotondamento con l'anno trascorso a contatto con i lieviti, senza perdere la freschezza che lo contraddistingue. - FAIRNESS: 9
L'azienda Agricola Davide Vignato si trova nel centro di Gambellara, località storicamente legata alla vinificazione di vini bianchi da uve garganega (oltre al recioto ed al vin santo, sempre provenienti dal medesimo vitigno). Il terroir è veramente peculiare, essendo uno dei rari terreni quasi interamente vulcanici in circolazione, circostanza che rende i vini particolarmente ricchi di sostanze e sentori minerali. Davide Vignato, in particolare, ha ereditato vigne e sapere da parte dei suoi nonni e di suo padre ed ha saputo alzare l'asticella aggiungendo le conoscenze tecnologiche più moderne, la ricerca per la qualità a tutti i costi e la scelta della coltivazione biodinamica e comunque del rispetto per l'ambiente. Inoltre ci ha accolto nella sua cantina con una gentilezza autentica e ci ha intrattenuto per oltre due ore raccontandoci con passione la sua filosofia ed i suoi prodotti. - OCCASIONE: 8
Come accennavo prima, il Primo Incontro è il vino ideale per la convivialità. Le due bottiglie di cui sopra sono state aperte in occasione della festa per i saluti natalizi con alcuni amici. Un tè delle cinque con una torta e qualche biscotto si è quindi trasformato in un aperitivo con pizza e salatini vari. Il vino è andato giù liscio come l'olio con tutti questi abbinamenti! - ACQUISTO: 9
Abbiamo acquistato il vino lo scorso novembre nella nostra gita a Gambellara. Il valore aggiunto è stata la magnum del 2015, regalataci da Davide Vignato, il quale ci aveva anche in precedenza spiegato come conservasse gelosamente le ultime magnum del 2015 per proprio consumo privato. Grazie mille! - PREZZO: 9
€ 7,50 franco cantina è il prezzo perfetto per un vino fatto per un utilizzo quotidiano e conviviale! Se si considera la grande qualità di tutti i passaggi produttivi (compresa l'assenza di solforosa aggiunta!), si tratta davvero di un affare!
VOTO MEDIO: 8,4
lunedì 20 novembre 2017
Gambellara e Soave: aspettative soddisfatte, delusioni e piacevoli sorprese
Sono reduce da una stupenda giornata tra le colline di Gambellara e Soave, un viaggio che organizzavo da qualche tempo.
Abbiamo visitato le cantine Davide Vignato e La Biancara a Gambellara e Graziano Prà e Coffele a Soave. La prima è una piccola azienda familiare, vicina alla filosofia dei vini naturali; la seconda è la cantina del presidente e fondatore di VinNatur; il terzo un viticoltore attento che si è fatto da sè, padre di alcuni dei Soave più premiati della categoria; l'ultima una realtà con forti radici storiche, che fa del "bio" un marchio di fabbrica, anch'essa vincitrice di numerosi premi da parte delle guide.
Ecco alcune riflessioni a caldo.
Mi aspettavo che Gambellara fosse più intima, ma anche più di qualità; così è stato!
Davide Vignato ci ha condotto, di persona, a vedere le rocce vulcaniche che sono la peculiarità del terrorir vicentino, ci ha mostrato le tecniche di potatura e allevamento della vite, oltre che le forti differenze tra singole zone di uno stesso vigneto (per esempio, le viti poste alla sommità della collina denominata Col Moenia, hanno solo mezzo metro di terra prima di infrangersi sulla roccia, circostanza che rende bassissima la produzione per pianta, ma altissima la qualità!).
Maule (il figlio più giovane, Alessandro), dal canto suo, ci ha parlato dei tentativi di eliminare anche zolfo e rame dal vigneto, del perchè dell'abbandono dei preparati biodinamici (non davano alcun vantaggio evidente), delle difficoltà ad eliminare ogni ossidazione del mosto in cantina e di altri accorgimenti per rendere i loro vini sempre più puliti e precisi!
Le due cantine di Soave, purtroppo, ci hanno accolto con dei giovani dipendenti che hanno potuto aggiungere poco rispetto alle caratteristiche rinvenibili sulla home page del sito aziendale...
Coffele, in particolare, ci ha fatto ricevere in una sala degustazione nel centro storico di Soave, in modo un po' confuso, da due giovanissime ragazze che sembravano recitare a memoria una piccola frase per ogni vino presentato... L'impressione è stata di un'azienda che, nonostante le dimensioni ridotte, rischia di passare dalla dimensione familiare a quella di una fredda industria... E pensare che i loro terreni in quel di Castelcerino, la storia aziendale e la filosofia biologica (vedi, tra le altre cose, l'uso del cavallo in vigna!) potrebbero essere elementi veramente notevoli, se valorizzati con un po' più di personalità e un po' meno di tecnica.
Graziano Prà, infine, si pone in una via di mezzo. Se la cantina è veramente meravigliosa come struttura e location, ed il ragazzo che ci ha accolto (anch'egli giovanissimo) preparato, anche qui si respirava un clima un po' distaccato, come se fossimo parte di una degustazione "standard", che sarebbe potuta andare bene anche ad un gruppo di giapponesi in visita a Soave.
Forse in entrambi i casi abbiamo pagato il fatto che fosse sabato pomeriggio...
Passando ai vini assaggiati, forse saremo stati influenzati da quanto fin qui riportato, ma abbiamo tutti condiviso che, anche sotto questo profilo, le due cantine di Gambellara avessero una marcia in più!
Davide Vignato propone una gamma di prodotti ampia, fatta di vini semplici, ma ben fatti, oltre che caratterizzati senza dubbio dal miglior rapporto qualità prezzo della giornata.
Interessante il "Primo incontro", garganega rifermentata in bottiglia; buoni i due bianchi fermi, fatti allo stesso modo, ma partendo dalle uve migliori per la selezione "Col Moenia"; eccellente il metodo classico da uve durella, con intriganti profumi di uva fragolina; impeccabile anche il recioto, sorretto da una bella spalla acida.
I vini di La Biancara sono stati, come ci si poteva attendere, i più apprezzati in valore assoluto.
Se il Sassaia 2016 è apparso ancora un po verde, il Pico 2016, più morbido, promette faville e già ora ci ha emozionato! Anche la bottiglia di Sassaia 2007 gentilmente aperta da Alessandro, poi, con le sue note di idrocarburi, nonostante la leggerissima rifermentazione in bottiglia, ci ha confermato la straordinaria longevità dei vini aziendali e la loro evoluzione intrigante. Il Masieri rosso ha sorpreso per i suoi sentori di liquirizia, mentre il Taj rosso in purezza (So San), ci è parso più elegante e complesso. La magia, però, è stata l'assaggio del recioto, direttamente dalla botte... Direi il vino passito più buono che abbia mai bevuto (forse al netto di qualche sauternes assaggiato in qualche fiera). Chapeau!
Se il Sassaia 2016 è apparso ancora un po verde, il Pico 2016, più morbido, promette faville e già ora ci ha emozionato! Anche la bottiglia di Sassaia 2007 gentilmente aperta da Alessandro, poi, con le sue note di idrocarburi, nonostante la leggerissima rifermentazione in bottiglia, ci ha confermato la straordinaria longevità dei vini aziendali e la loro evoluzione intrigante. Il Masieri rosso ha sorpreso per i suoi sentori di liquirizia, mentre il Taj rosso in purezza (So San), ci è parso più elegante e complesso. La magia, però, è stata l'assaggio del recioto, direttamente dalla botte... Direi il vino passito più buono che abbia mai bevuto (forse al netto di qualche sauternes assaggiato in qualche fiera). Chapeau!
Venendo a Prà, la gamma dei bianchi è senz'altro completa e ben fatta, anche se ci ha emozionato il giusto. Forse tra tutti spicca il Monte Grande, che fa un passaggio in botte molto ben dosato, discostandosi dalla cifra di quasi tutti i vini degustati in giornata, più semplici, freschi e beverini. I prezzi, però, ci sono parsi un pochino alti.
Coffele, infine, ci ha proposto un metodo charmat abbastanza anonimo, così come il primo soave "Castelcerino". Maggiore personalità per il Ca' Visco e l'Alzari (anch'esso con passaggio in legno). Un po' seduto il recioto.
In conclusione, è stata una giornata interessante, dalla quale porto a casa alcune massime:
- Piccolo è bello! La gestione familiare paga, sia in termini di storytelling che di prodotto finale
- Il terroir di Gambellara è parso più interessante di quello di Soave
- I bianchi fermi da uve garganega sono vini piacevoli, freschi, facili da bere, con bassa aromaticità ed intensità aromatica, ma con una buona mineralità e sapidità, che ne donano spesso eleganza e li rendono ottimi per gli abbinamenti culinari e l'utilizzo quotidiano
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Ubicazione:
36053 Gambellara VI, Italia
sabato 16 settembre 2017
Renosu Bianco - 2016 - Tenute Dettori
Degustazione del 16 settembre 2017
- GUSTO: 8
Di certo si tratta di un vino particolare, ma non per questo difficile da bere ed apprezzare, anzi... Il colore (anche se dall'immagine non è così evidente) è un bel paglierino intenso con riflessi dorati. Al naso si sentono frutti gialli (banana e pesca), fiori e spezie (cannella) e, dopo un'oretta che era aperta la bottiglia, anche una piacevole nota agrumata. All'assaggio mi ha colpito la morbidezza, una certa dolcezza temperata da una mineralità e sapidità veramente equilibrate. Ottimo come aperitivo, con la pizza e anche con la torta di mele cotogne! - FAIRNESS: 8,5
Alessandro Dettori è senz'altro uno dei guru del vino naturale. Conduce infatti i propri terreni con una filosofia "naturale", in modo veramente radicale (nel senso buono del termine), cercando di privilegiare qualità estrema, territorialità, rispetto per la natura, equilibrio tra la vigna e l'ecosistema circostante. La cantina è all'avanguardia e anche l'ospitalità è studiata nei minimi dettagli; complice un paesaggio mozzafiato, infatti, chi si trova a passare per la sperduta Sennori vive un'esperienza che va oltre l'assaggio del vino. - OCCASIONE: 7
Un sabato sera uggioso porta con sè la voglia di dedicarsi alla cucina. Mio cognato è maitre a penser in tema di lievitazione della pasta della pizza, rigorosamente semi-integrale, ed io ho pensato di aggiungerci una salsa di pomodoro km0 fatta in casa e, al posto della mozzarella, un "Riccio" dell'Azienda Agricola Selva. L'ultimo goccio di vino è stato poi consumato con una fetta di torta alle mele cotogne, dimostrando, come si diceva, la sua grande duttilità. - ACQUISTO: 9
Questa bottiglia è stata acquistata da mia sorella e consorte direttamente in cantina. Sapevo che bazzicavano da quelle parti e ho commissionato un corposo acquisto. Dopo che hanno visitato la cantina e trascorso una serata romantica presso l'agriturismo annesso, mi hanno ringraziato per la segnalazione. Un posto veramente di classe! E pensare che io li avevo preavvertiti che avrebbero incontrato solo un contadino invasato con la biodinamica! - PREZZO: 7,5
Di per sè 10 euro (franco cantina) per questa bottiglia sono veramente meritatissimi! Non ho ritenuto di dare un punteggio più alto perchè ho notato che i prezzi praticati in cantina sono pressochè gli stessi (e addirittura in alcuni casi più alti!) di quelli che si trovano online. Si tratta, ovviamente, di politiche di mercato che magari c'entrano poco con il volere dell'azienda, ma mi pare preferibile premiare maggiormente l'accesso diretto in cantina.
VOTO MEDIO: 8
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Ubicazione:
20881 Bernareggio MB, Italia
venerdì 1 settembre 2017
Breve resoconto di un "naturale" agosto romagnolo
Come ogni anno, insieme ad un folto numero di amici ed ai loro ancor più numerosi marmocchi, abbiamo affittato una villa per godere in compagnia delle ferie agostane.
Quest'anno è toccato a Cervia, che ci ha davvero sorpreso positivamente!
Ovviamente mi sono premurato di reperire cantine, winebar e ristoranti nella zona, che avessero una buona selezione di vini locali, meglio se con filosofia "naturale" (zero chimica in vigna e in cantina).
Nel viaggio di andata ho fatto tappa da Cinque Campi, piccola realtà a 15 km da Reggio Emilia, che propone un gamma davvero interessantissima. Il loro Terbianc, vari tipi di trebbiano rifermentati in bottiglia, è stato il primo amore della vacanza, e senz'altro uno dei vini che abbiamo maggiormente apprezzato! La lieve macerazione sulle bucce, infatti, ha conferito al vino profumi e sapori che lo rendono molto piacevole e riconoscibile. Della stessa cantina, forse ancor più complesso ed elegante, il BoraLunga, orange fermo, da vigne di oltre 80anni, da uve spergola e, in piccola parte, moscato, veramente straordinario (anche perchè bevuto con del branzino alla brace home made di tutto rispetto)! Ottimi anche il rosso fermo Le Marcone ed il lambrusco, secco e molto beverino, ma senz'altro meno complesso degli altri vini della casa. Mi spiace molto che il metodo classico e l'ancestrale da uve spergola fossero terminati... In sintesi, azienda veramente ottima e consigliata!
Girando con la carovana di mogli e bambini, poi, ci siamo imbattuti nell'Osteria del Gran Fritto, locale molto carino, ove abbiamo accompagnato il fritto misto con un altro rifermentato, il Pignoletto sur lie, molto più semplice del Terbianc, ma ottimo come accompagnamento per un fritto leggero.
Ancora, nella piazza centrale di cervia, si trova un locale molto interessante, l'Enoteca Pisacane (Vini e Tapas), che propone un carta molto nutrita di vini biologici, biodinamici, triple A e in generale molto ricercati (quanto alle tapas, ben fatte, ma con porzioni davvero minime). Qui ci siamo dati a due diversi Franciacorta, ossia il Casa Caterina 36 mesi ed il 1701 Brut. Il primo sicuramente più evoluto e complesso, il secondo forse più preciso e verticale.
Verso la metà della vacanza, quando il vino in casa iniziava a scarseggiare, abbiamo organizzato la gita alla cantina Villa Venti, distante una ventina di km sulle colline di Cesena, ove abbiamo trascorso un'oretta con uno dei due titolari. Il luogo, come si nota dall'immagine, era da sogno e anche la cortesia con la quale il vigneron ci ha raccontato la storia sua e dell'azienda è stata ammirevole. Il core business è quello di produrre un sangiovese di terroir, e per far ciò è stata richiesta la consulenza di uno degli agronomi maestri del sangiovese (toscano), il compianto Remigio Bordini, unitamente al figlio enologo. Sono stati selezionati 4 cloni, piantati nelle singole parti di terreno rispettivamente più vocate, al fine di ottenere complessità e profondità. Il risultato è davvero ottimo, con il Primo Segno (sangiovese "base") che si presenta molto elegante, minerale e certamente non muscolare come spesso accade ai sangiovese "fuori sede". Da segnalare anche il Serenaro, bianco fermo da uve "famoso", anch'esso molto minerale e sapido.
Da ultimo, nel viaggio di ritorno, abbiamo fatto sosta a Brisighella, bellissimo borgo, nel quale abbiamo trovato un ristorante veramente straordinario, il top rated della vacanza! Si tratta della Cantina del Buonconsiglio, ubicato in una vietta secondaria, anch'esso fornitissimo di vini di territorio (e naturali), ove abbiamo assaggiato una particolare albana "orange" secca, della cantina Ancarani, per l'esattezza il Santa Lusa. Vino potente, alcolico, ma veramente piacevole, con note di frutta bianca surmatura e un'ottima persistenza, ottimo anche con primi piatti importanti.
Insomma, la Romagna non è solo terra di piadina, spiaggia e discoteca!
Ho trovato, al contrario, una grande attenzione alla qualità dei prodotti, sia gastronomici che enologici. Con riferimento a questi ultimi, ho scoperto un ventaglio veramente vario, con picchi di eccellenza, dal lambrusco, al rosso "stile Oltrepo", al sangiovese, al bianco rifermentato, al metodo classico, al bianco semplice, a quello più complesso... Fino all'albana passita... Che però non ho mai ancora assaggiato...
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Ubicazione:
48015 Cervia RA, Italia
mercoledì 2 agosto 2017
Vermentini, mare e... Sol!
In una calda sera di inizio agosto, c'è tanta voglia di concedersi qualche momento di svago, ma anche tanto caldo e stanchezza...
E' così che abbiamo pensato di organizzare una cena semplice, leggera, ma estremamente gustosa, che potesse essere accompagnata da vini importanti, ma anche rinfrescanti.
Il pensiero è andato subito al mare, ed in particolare alla Liguria.
Le linguine con il pesto fatto in casa hanno lasciato tutto lo spazio necessario al primo vino, il Carlaz 2015, dell'azienda Prima Terra delle Cinque Terre (la creazione del mitico enologo Walter de Battè), vermentino in purezza coltivato in un vigneto sopra a Carrara, fermentazione con lieviti indigeni, senza controllo della temperatura, breve macerazione sulle bucce, un anno di acciaio, nessuna chiarifica, nessun additivo, pochissima solforosa!
Il colore è da 10 e lode! Un dorato appena velato che invitava veramente alla beva! (la foto, purtroppo, non rende i dettagli del colore).
Al naso, fin da subito, non abbiamo percepito alcuna acidità volatile o "puzzetta", come potevamo aspettarci da un vino così particolare. Al contrario, profumi eleganti, di frutta matura (pesca bianca), marmellata di agrumi, camomilla. All'assaggio lo abbiamo trovato equilibrato, con la giusta acidità e sapidità, e con una leggerissima tannicità sul finale (12,5% alcool).
Come secondo, abbiamo cucinato un semplice branzino al forno (con capperi, olive e pomodorini), con contorno di verdure saltate (melanzane e peperoni).
Attraverso il mare, in pratica, siamo giunti alla seconda bottiglia, ossia l'arcinoto Dettori Bianco 2016, Tenute Dettori, sempre vermentino in purezza, coltivato nella zona Romangia, in provincia di Sassari, con vinificazione totalmente naturale, con un contatto sulle bucce, presumo, un po' più prolungato rispetto al Carlaz.
Questo secondo vino presentava un colore decisamente più tendente all'ambrato, rispetto al collega ligure.
Anche l'alcolicità era decisamente maggiore (14,5%) ed era evidente sia dalla maggiore consistenza nel calice che dal profumo, prima ancora che dall'assaggio.
Al naso questo vermentino è risultato anche più intenso del precedente, con note di frutta ancora più matura,su tutte il fico secco. In bocca si percepiva, come dicevamo, una maggiore alcoolicità, oltre che una maggiore tannicità rispetto al precedente, in parte compensate da acidità e mineralità sicuramente presenti.
Il branzino è stato un po' sovrastato, mentre con la pseudo-caponata era davvero perfetto.
Due versioni, insomma, sulla carta simili, ma nei fatti molto differenti.
Ci sono piaciute molto entrambe: se dovessi addentrarmi in un commento, ho trovato più elegante ed equilibrato il Carlaz, più complesso e potente il Dettori. Mi piacerebbe riassaggiarli tra qualche anno, ma chi ha la pazienza di tenerli in cantina...
Per finire, ci siamo concessi un'ulteriore coccola, con il Sol di Ezio Cerruti (credo annata 2015). Si tratta di un prodotto eccezionale, lui pure vinificato in modo "naturale", da uve 100% moscato bianco.
Il produttore è un maestro di questa uva, che è l'unica prodotta dalla sua cantina nelle Langhe.
Un passito straordinario, con un bellissimo colore ambrato, profumi eleganti e, soprattutto, una bevibilità veramente notevole, a causa della forte spalla acida e di una zuccherinità molto dosata e mai stucchevole.
Uno dei passiti più bevibili che abbia mai assaggiato. Peccato che la bottiglia era solo da 37,5 ml!
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Ubicazione:
20030 Senago MI, Italia
lunedì 10 luglio 2017
Terrazze Retiche di Sondrio - Passito Luca 1° - 2010 - Balgera
Degustazione del 6 luglio 2017
- GUSTO: 7,5
Si tratta di un vino insolito, ossia un passito a base nebbiolo di Valtellina. Più che un passito, mettendo il naso nel bicchiere, ci sembra di degustare un barolo un po' evoluto. I profumi sono davvero straordinari, con note di viola appassita e spezie. All'assaggio viene confermata una dolcezza poco invasiva (dalla scheda tecnica dell'azienda, infatti, pare avere un residuo zuccherino di soli 7-9 g/l), che però serve a mitigare e rendere più morbide le asperità del nebbiolo, specie se di montagna. Una sorta di sforzato 2.0, insomma, che personalmente mi è molto piaciuto! - FAIRNESS: 8
Balgera è un'azienda agricola che non cede ad alcun compromesso! Basti pensare che anche i vini "base" vengono commercializzati solo una decina di anni dopo la vendemmia (questo passito è un'eccezione, essendo una recente idea del figlio del proprietario, che vuole provare a presentare sul mercato qualche prodotto "innovativo"). Ciò perchè vi è la convinzione che i rossi valtellinesi necessitino di un lungo affinamento prima di essere gustati al loro meglio. Ovviamente si tratta di affinamenti molto poco invasivi, con botti grandi e usate, prima, e con lunghi periodi nelle storiche vasche in cemento vetrificato presenti in azienda sin dalla fondazione. Il titolare, pronipote del fondatore Pietro Balgera, è un uomo decisamente diffidente alle mode e ai riconoscimenti da parte delle varie guide (alle quali non manda, per scelta, alcun campione), ma è appassionato del suo lavoro e orgoglioso della cura che utilizza in ogni singolo passaggio. Il metodo di produzione è naturale (lieviti indigeni, nessun componente chimico, pochissima solforosa, nessuna filtrazione), cui segue coerentemente la filosofia di vinificare ogni singolo cru separatamente (salve le dovute eccezioni). - OCCASIONE: 7,5
per il compleanno di mia moglie (pressochè astemia!!) abbiamo allietato il nostro giovedì sera con un ottimo Rosè di Faccoli per l'insalata di riso e il polpettone di tonno, salvo poi affiancare questo particolare passito alla crostata crema e frutta acquistata per l'occasione nella pasticceria Il dolce cortile di Monza, che consiglio a tutti di visitare! - ACQUISTO: 9
un paio di anni fa ci siamo recati in gita sociale da Balgera, a Chiuro (SO) e abbiamo fatto incetta di vini. Il sig. Balgera è stato molto accogliente, ci ha fatto visitare tutta la cantina ed ha aperto anche una bottiglia del 1983 per mostrare l'ottima tenuta dei suoi vini. Questa bottiglia, in particolare, è stata acquistata in quella occasione da mio cognato. - PREZZO: 8
non ricordo esattamente il prezzo di questo passito (intorno ai 20 €), ma ricordo che i prezzi di Balgera, almeno quelli "franco cantina", sono davvero straordinari! Con somme tra i 10 e i 20 euro, infatti, si possono acquistare vini di enorme qualità, rappresentativi del territorio e soprattutto già invecchiati 10-15 anni tra le sagge mani del produttore!
VOTO MEDIO: 8
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Ubicazione:
20090 Vimodrone MI, Italia
domenica 11 giugno 2017
Primitivo Salento IGT - Nataly - 2015 - Azienda Agricola Natalino Del Prete
Degustazione dell'11 giugno 2017
- GUSTO: 7,5
I vini di Natalino Del Prete sono forse un po' rustici, ma pieni di emozione, profumi, sapori, territorialità. Quello che è impossibile negare è che si tratti, nel caso di questo Nataly, di un primitivo molto diverso dal 99% dei Primitivi di Manduria che si trovano in commercio... Spesso cupi, dolciastri, alcolici, seduti, senza personalità. Qui c'è un colore rubino intenso, nemmeno troppo carico; un bouquet molto intenso, che spazia dal pepe, alle fragoline di bosco, alle ciliege sotto spirito, al potpuorri di fiori secchi; un frutto croccante, una buona acidità e sapidità - FAIRNESS: 9
Per quanto mi riguarda, Natalino Del Prete è il produttore di vini "naturali" per antonomasia! Un viticoltore, cresciuto in una famiglia di viticoltori, racconta che il padre ha da sempre optato per una coltivazione con il minore utilizzo possibile di diserbanti e prodotti chimici. E ciò non per le moderne mode naif, ma per il profondo rispetto per la natura e per la convinzione che questo sia il modo per ottenere il meglio dalle proprie piante. Specialmente in un territorio pianeggiante e arido come il Salento, un tipo di agricoltura così artigianale, con rese per ettaro bassissime, inerbimento e zero-chimica, è davvero una rarità. Lui stesso, membro dell'associazione VinNatur, dice che rispettare il rigido disciplinare dell'associazione "è da pazzi... perchè si rischia di perdere tutto il raccolto". Anche in cantina, poi, l'approccio è integralista: less is more! Solo cemento vetrificato, lieviti indigeni, zero filtrazioni, vinificazioni quasi sempre separate per vitigno e vigneto. Il risultato è, inevitabilmente, quello di vini con una forte impronta di vitigno e annata. Credo che questa sia la filosofia migliore che ci sia per esaltare il territorio. Se posso azzardare un paragone, mi ricorda l'abruzzese Emidio Pepe o il pavese Lino Maga - OCCASIONE: 7
un normale pranzo domenicale estivo, quando la calura non è ancora insopportabile. Una tavolata serena, pietanze semplici, fresche e piacevoli. Dopo una boccia di Franciacorta Rosè con del riso freddo tonno e limone, e delle tartine al patè d'olive, ci vogliamo viziare un po' con qualche fetta si salame, quasi come scusa per aprire anche questo rosso. Nonostante l'alcoolicità (14,5%), devo dire che è stato davvero piacevole come fine-pasto. - ACQUISTO: 9
in occasione di una vacanza salentina in bassa stagione, ho voluto visitare di persona questa azienda di cui avevo sentito molto parlare. Natalino mi ha intrattenuto per un paio d'ore insieme alla figlia, raccontandomi con passione tutta la sua filosofia produttiva. Ho ordinato un copioso numero di bottiglie, che mi sono fatto spedire con corriere, con spese davvero contenute - PREZZO: 9,5
mi vergogno quasi a dire che, acquistato in cantina, il vino di Natalino Del Prete costa solo 5 euro la bottiglia! Qualunque bottiglia si scelga! E' una scelta senz'altro coerente con la filosofia aziendale e che conferma la sua buona fede e l'assenza di qualsivoglia finalità speculativa. Forse, devo ammettere, aumentare di qualche euro il prezzo darebbe maggiore dignità alla qualità
VOTO MEDIO: 8,4
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Ubicazione:
20881 Bernareggio MB, Italia
sabato 10 giugno 2017
Franciacorta - Extra Brut - 2013 - Azienda Agricola Claudio Faccoli
Sarò didascalico.
Quando c'è qualcosa da festeggiare, occorre aprire delle bollicine.
Le bollicine più pregiate sono quelle ottenute mediante il cd. metodo champenoise (o metodo classico), ossia rifermentate in bottiglia a contatto coi lieviti, da non confondersi con il metodo cd. Martinotti-Charmat, nel quale la presa di spuma avviene in autoclave.
Il luogo in Italia ove si è maggiormente imposta la cultura del metodo classico è la Franciacorta.
Il Monte Orfano, in particolare, è una sottozona a sud della Franciacorta, una delle pochissime ove le vigne sono coltivate in collina, che dona vini più acidi e minerali.
La cantina più rappresentativa del Monte Orfano è l'Azienda Agricola Claudio Faccoli, che produce spumanti metodo classico sin dal 1963, uno dei primi in Franciacorta.
Se siete in tanti, meglio optare per un grande formato.
Una Jeroboam da 3l, per esempio, fa la sua porca figura!
Ultima cosa... State attenti quando la aprite ;)!
Ciò, nonostante si tratti di un pas dosè, con bassissimo grado zuccherino.
Consiglio a tutti una visita a Coccaglio, presso la cantina Faccoli, ove sono stato accolto in modo egregio direttamente dal titolare, che mi ha fatto assaggiare tutte le tipologie di vino prodotte (un brut, un rosè e 3 differenti versioni di pas dosè, con l'apice della "Riserva" che matura ben 10 anni sui lieviti!).
Inoltre, il sig. Faccoli mi ha fatto assaggiare differenti annate e differenti sboccature delle medesime annate, proprio per far comprendere come si tratti di vini artigianali e molto legati al territorio ed all'annata, davvero una rarità in terra di Franciacorta.
Ho conservato qualche bottiglia speciale per addentrarmi un po' di più nella degustazione tecnica.
Buon secondo compleanno, Francy!
mercoledì 7 giugno 2017
Cosa resterà di questi anni '80 - 5 bianchi francesi di oltre 30 anni
Ieri sera si è svolta, nella prestigiosa cornice del Westin Palace di Milano, la seconda serata dedicata ai vini francesi degli anni ottanta.
Questa volta toccava ai vini bianchi (per la serata dedicata ai rossi http://ilvinogiusto.blogspot.it/2017/04/cinque-grandi-bordeaux-alla-prova-dei.html), ed è stata un'esperienza davvero affascinante!
Se bere rossi invecchiati di 20 o 30 anni è già un'eccezione, capita davvero rarissimamente di imbattersi in vini bianchi così datati.
La serata è stata condotta magistralmente da Nicola Bonera, che è riuscito in poco più di un'ora di presentazione, a fare una esaustiva e puntuale carrellata su tutti i territori dei vini che avremmo assaggiato di lì a poco: le Graves (Bordeaux), lo Champagne, il Sancerre, l'Alsazia, lo Jura e il Sauternes.
Già dopo aver ascoltato le descrizioni dettagliate dei differenti terroir, della composizione dei terreni, con tanto di carte litografiche, delle denominazioni con i migliori cru, si poteva agevolmente comprendere la grandezza della Francia enologica, che con riferimento ai vini bianchi diventa difficilmente avvicinabile da ogni altra nazione, Italia compresa.
Venendo alla degustazione, siamo partiti tranquilli con un Pessac Leognan Gran Cru Classè della cantina Malartic Lagraviere, del 1985, il quale, a mio modesto avviso, mostrava i primi segni di evoluzione. Lo stupore è stato scoprire che la bottiglia era stata acquistata per poco più di 20 euro! E allora ne vale eccome la pena!
Poi siamo subito volati in cielo con lo Champagne 1er Cru Brut Reserve di Maillart, del 1982, azienda di Ecueil, attenta ad una viticoltura sostenibile, alla nona generazione di gestione familiare, che ogni anno mette anche sul mercato poche centinaia di bottiglie di annate storiche, con sboccature recenti, un bel divertissment! Nel nostro caso, per esempio, la sboccatura risale al 2009 (se non ricordo male), e dunque il vino ha passato oltre 25 anni sui lieviti! Spumante frutto di un blend con prevalenza pinot nero, che mostrava un bellissimo colore dorato, un perlage evidentemente molto delicato, un profumo avvolgente e maturo, e un gusto molto complesso, senza perdere quella piacevole capacità di lavare la bocca che si richiede sempre quando si aprono delle bollicine. Qui il prezzo si avvicinava ai 150 €, ma il prodotto era davvero eccezionale!
Segue il più bizzarro dei vini in degustazione, un Sancerre di Gitton del 1985, che è apparso ancora giovanissimo nel colore, con riflessi verdognoli. Il profumo intensissimo di senape e cipollotto, lo ha reso davvero fin troppo particolare per il gusto della gran parte della sala. E' stato, però, interessante notare in che modo davvero incredibile possa evolvere il sauvignon.
Prima di passare ai miei due vini preferiti, come quinto vino ci è stato servito un Vin Jaune dello Jura, cantina Chateau d'Arlay, del 1989, che si è mostrato senz'altro potente e di grande struttura, anche se le note ossidative tipiche dei vini realizzati con questa tecnica mi sono apparse un po' fastidiose.
Il quarto vino è stato l'apoteosi dei sensi! Credo si tratti di uno dei vini con i profumi più gradevoli che abbia mai assaggiato. Era un Riesling alsaziano, Vendage Tardive, della storica cantina Hugel, annata 1988. Profumi floreali, ma anche agrumati e speziati, di un'eleganza davvero difficile da descrivere. Al sorso il vino era abbastanza esile, come del resto deve essere un riesling, anche se ancora elegantissimo e capace di lunghissimo invecchiamento, anche perchè ancora non emergeva alcun sentore di idrocarburo, spesso presenti nelle fasi di massima maturazione di questo vitigno! La fascia di prezzo intorno ai 60 euro è a mio giudizio davvero giustificata!
Da ultimo, dulcis in fundo, per la serie "ti piace vincere facile", uno straordinario Sauternes di Raymond Lafon, del 1988. Un colore ambrato, un profumo stordente! Agrumi canditi che lasciavano solo trasparire dietro le quinte la classica nota di zafferano, a volte troppo sgraziata nei sauternes meno pregiati. Anche al sorso, una giusta nota acida che ne ha invogliato grandemente la beva! Siamo di fronte a un vino frutto di una selezione maniacale di ogni singolo acino colpito dalla muffa nobile, raccolto solo alla perfetta maturazione e lavorato con fermentazione in barriques nuove. Chapeau!
Alla fine della serata ci siamo divertiti a pensare a una degustazione simile da farsi con vini bianchi italiani, arrivando alla conclusione che, salvo poche eccezioni, i grandi bianchi di casa nostra hanno ancora vita troppo giovane. Non ci resta che aspettare qualche decennio, sicuri che anche da noi si sta imboccando la strada giusta della qualità.
lunedì 15 maggio 2017
Barbera d'Alba Superiore - Sorito Mosconi - 2008 - Poderi Rocche dei Manzoni
Degustazione del 14 maggio 2017
- GUSTO: 8
un grande vino! Una di quelle versioni "moderne" di barbera, che consente di ottenere vini potenti, corposi e longevi. In particolare, questo vino, con uve dall'omonimo vigneto cru, di oltre sessant'anni, dopo una fermentazione per 10-12 giorni a contatto con le bucce, affina per 24-30 mesi in barrique. Il risultato è un vino molto corposo (anche la gradazione, del resto, si attesta sui 14,5%), di un rosso rubino quasi impenetrabile e con profumi intensi ed eleganti (frutti rossi su tutti). All'assaggio abbiamo apprezzato molto la morbidezza e la presenza di tannini per nulla invadenti. Il legno è stato sicuramente ben dosato e ha dato eleganza ed equilibrio al vino, anche se forse ha in parte sacrificato alcune peculiarità del vitigno. Quanto all'evoluzione, infine, sono pronto a scommettere che tra 10 anni il vino sarebbe stato ancora perfettamente integro, e magari avrebbe acquisito qualche sfaccettatura in più. Meno male che ne abbiamo ancora qualche bottiglia in cantina! - FAIRNESS: 7,5
Podere Rocche dei Manzoni è una realtà dinamica e moderna delle Langhe, che ha sempre puntato tutto sulla qualità; non esistono quasi vini "base"! Molto importanti sono i singoli vigneti, trattati come veri e propri cru (il Sorito Mosconi è un esempio), soprattutto per il re, il Barolo, presentato in ben 4 differenti versioni "mono-vigneto". La modernità sta nell'aver puntato su uno stile che fino a qualche decennio fa non era troppo in uso nelle Langhe (si pensi al metodo classico da uve chardonnay, di cui ho parlato nel precedente post http://ilvinogiusto.blogspot.it/2016/12/special-edition-natale-2016.html), oltre che per l'uso abbastanza frequente delle botti piccole. A ciò si affianca una tendenza alla coltivazione in regime biologico ed in alcuni casi biodinamico - OCCASIONE: 7,5
in questa domenica di metà maggio festeggiavamo tutte le mamme ed in particolare mia cognata che compieva gli anni. La suocera ha proposto dei ravioli con stracciatella di bufala, pomodorini e basilico e del vitello tonnato. So bene che l'abbinamento con il nostro campione di struttura è stato poco azzeccato, ma avevamo voglia di berlo e quindi ci è piaciuto così! - ACQUISTO: 7
come anticipavo nel precedente post sopra riportato, ho conosciuto questa cantina grazie a mio zio, che ne è grande estimatore, e ho assaggiato quasi tutta la gamma in occasione di un Vinitaly di qualche anno fa. Questa bottiglia proviene da un successivo ordine effettuato direttamente presso l'azienda, che ci è stato spedito a mezzo corriere. Questa specifica bottiglia è stata acquistata da mio cognato - PREZZO: 7,5
nell'estate 2014 abbiamo pagato (uso il plurale perchè era un ordine condiviso con amici) circa 18 euro iva inclusa per questa bottiglia; su internet ed in enoteca si trova intorno ai 25 euro. Come per il vino, anche il prezzo mi sembra pressochè ineccepibile! Non si può magari parlare di un affare, ma di certo vale assolutamente la pena come spesa
VOTO MEDIO: 7,5
Etichette:
barbera d'alba,
rocche dei manzoni
Ubicazione:
20090 Vimodrone MI, Italia
lunedì 24 aprile 2017
Terrazze Retiche di Sondrio IGT - Selvatico - 2013 - Pietro Selva
Degustazione del 24 aprile 2017
- GUSTO: 7,5
affilato, tagliente... Selvatico! Proprio quello che ci si aspetta da un nebbiolo di montagna! Il tipico colore rubino scarico, al naso è complesso, inizialmente con sentori di frutti rossi e poi con una piacevole nota speziata, di cacao o di caffè. In bocca c'è la conferma di questa complessità, ma anche della sua selvaticità, con un'acidità di poco superiore alla tannicità. Nel complesso, mi è parso un vino molto intrigante, che si lascia bere volentieri, pur presentando forti tipicità legate al territorio ed al vitigno. Sono contento di averlo bevuto relativamente giovane (2013), perchè credo che fosse questo il tipo di vino che aveva in mente il produttore - FAIRNESS: 8,5
l'azienda agricola Selva Pietro è di recentissima costituzione e di minuscole dimensioni (1,5 ha vitati), ma ha tutte le carte in regola per essere già considerata insieme ai nomi più noti e riconosciuti della nuova enologia "naturale". Non credo che il proprietario ami questo genere di etichette (così come, per esempio, non insegue a tutti i costi la doc Valtellina Superiore - Sassella), ma, per quel poco che ci è dato di sapere, la sua filosofia è proprio quella. Un giovane e preparato enologo, che cerca di esprimere al massimo le potenzialità del proprio territorio, senza trucchi e senza scorciatoie - OCCASIONE: 7
uno pseudo-ponte prefestivo è un buon pretesto per assaggiare una bottiglia fuori dal comune, anche se trattasi pur sempre di un vino cd. quotidiano - ACQUISTO: 9
questa bottiglia è stata acquistata dal mio amico Pax ad una fiera prenatalizia a Monza, direttamente dalle mani del produttore, che gliel'ha pazientemente illustrata - PREZZO: 7,5
come al solito, la viticoltura eroica della Valtellina non può confrontarsi con quella industriale e di pianura. Ciò posto, la fascia 10-12 euro è corretta, per un vino che è tutt'altro che banale
VOTO MEDIO: 7,9
Etichette:
pietro selva,
selvatico,
Valtellina
Ubicazione:
20881 Bernareggio MB, Italia
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